Offlaga Disco Pax. Musica analogica per racconti sociali e personali


Categoria: SPARTITI DI MASSA, Tracce d'artista [J-O]

Il trio emiliano con Bachelite si presenta al secondo appuntamento della carriera dopo Socialismo tascabile (prove tecniche di trasmissione). Verrebbe da pensare ad un appuntamento elettorale per un gruppo “schierato” e che aveva avuto una buona percentuale di votanti considerando le ottomila copie vendute all’esordio. E senza avere alle spalle una struttura mediatica a supporto per la campagna elettorale (leggi promozione del disco).
I giudizi espressi sono positivi e, per stare alla metafora elettorale, lasciano agli Offlaga Disco Pax una buona rappresentanza nel parlamento musicale italiano.

Veniamo a qualche appunto sulle opinioni espresse dai componenti della band prima di dar voce alle recensioni. E’ insolito che un artista – in questo caso Max Collini (voce e autore dei testi) – dia una definizione del gruppo: <<collettivo neosensibile>>. Il sostantivo indica il lavoro di gruppo, mentre l’aggettivo esprime l’inusualità e la singolarità dei temi musicali e narrativi.
A proposito di questi ultimi sempre Collini spiega che i temi generali sono un po’ più <<legati al passato>> con il presente più rivolto al personale [1]. Le due impostazioni sono però inscindibili perché l’elemento autobiografico c’è sempre, dettato dall’istinto, ma precisa <<se l’unico punto di riferimento di scrittura è l’esperienza personale non avrai un fiato molto lungo nel tempo>> [2].
Sempre sui testi avverte della presenza della morte (del partito, del padre, dell’amico,…) ma non si perde mai un <<aspetto giocoso e divertente>>.
Sul disco Enrico Fontanelli (chitarra, basso e programming) ammette sonorità <<più mature>> forse per la consapevolezza che si stava lavorando ad un disco diversamente da quanto accadde per il primo [3].
Ancora Fontanelli nel descrivere le sonorità sottolinea un maggior ricorso all’elettronica e al piano in sostituzione della chitarra. E non vuol sentir parlare di rock per la loro musica. Un disco non collocabile in un momento preciso <<probabilmente perché suonato con strumenti di trent’anni fa trent’anni dopo e trovo che sia dal punto di vista compositivo che sonoro si potrebbe collocare nel 2008 come negli anni ’90 e, perché no?, negli anni ’80>> [4].

Passando alle recensioni per Dotto se i temi delle liriche presentano assonanze con il primo album per le sonorità siamo di fronte ad un chiaro cambio di marcia possibile anche in virtù delle collaborazioni presenti come Andy Fumagalli o Jukka Reverberi. Un cambio chiaro per <<il voltaggio elettronico, (che per) gli strumenti ‘veri’ come il basso importante che fa da base perOnomastica”>>. Con l’eccezione di quest’ultima il motivo di fondo dei racconti è <<un tappeto rosso-malinconia>>. Le citazioni migliori sembrano per Sensibile, Cioccolato I.A.C.P. e Lungimiranza [5]. Da qualsiasi punto lo si osservi o ascolti Bachelite non sembra presentare difetti per Cedolin.
Equilibrio perfetto tra sociale e personale nei testi di Collini, componenti sonore ampliate sia pur con un’elettronica accentuata, collaborazioni che impreziosiscono come il cello di Debora Walker in Sensibile e una confezione cartonata di <<indiscutibile qualità>>. Tra gli altri segnala la commovente Venti Minuti, Onomastica con <<il suo giro di basso che sembra uscito fuori dalle migliori cose post ’77>>, Ventrale <<probabilmente e papabilmente il singolo>>, Fermo! <<delicata e sottile>> e Sensibile dove si chiude con “la signora Mambro e il camerata Fioravanti sono fuori di galera. Fa male ammettere che al momento vincono due a zero” [6].

La chiusura di Veronese è un altro attestato “elettorale” sulla bontà del lavoro degli ODP che
<<ottengono il secondo mandato congressuale con una maggioranza che neanche a Vladivostok>>. E’ un disco con grandi passi in avanti rispetto e rispettando il primo per le collaborazioni, per i racconti di Collini più attenti alla musica, per la compattezza delle sue parti, per il missaggio.
Interessanti i <<sinonimi>> che l’autore scova in alcuni brani del precedente con quelli di Bachelite: De Fonseca con Venti Minuti, Robespierre con Ventrale o Tono metallico standard con Lungimiranza dove in entrambi si citano un paio di colleghi senza fare nomi [7].

Giudizio lusinghiero anche per Vignola che descrive i suoni di Bachelite collocabili in un’area che posiziona tra <<melodia e rumore>>, tra <<elettricità e loop elettronici>> senza essere chiusa in <<strutture predefinite>>. Anche lui percepisce come valore aggiunto le collaborazioni già citate e quella di Greg Calbi per la masterizzazione. Il meglio del disco nelle canzoni che ricordano un passato <<tutt’altro che roseo, eppure ancora venato di una parvenza di umanità>> come, tra gli altri, in Lungimiranza, Cioccolato I.A.C.P. o Ventrale [8].

Non molto diverse dalle altre sono le considerazioni di Candellari rispetto ai contenuti del disco. Pur nella particolarità del percorso iniziato con Socialismo tascabile qui si riscontrano testi meno politici, una musica più ricercata e un’espressione emotiva diversa. L’evoluzione compositiva si può ascoltare per esempio in Cioccolato I.A.C.P. <<nel cui post-rock s’insinua un violoncello>> o in Fermo! per il <<mirabile lavoro dei synth>> o in Onomastica brano con la musica che sovrasta le liriche e dove <<convivono un basso pulsante, una batteria accelerata, elettronica alla deriva e, su tutto, le divagazioni taglienti e improvvisate di un sax>>.
Venti Minuti e Sensibile rappresentano invece la novità nel coinvolgimento emotivo fatto di commozione nel primo e <<rabbia e sdegno>> nel secondo [9].

La posizione di Iannini è meno entusiasta di molti altri, ma non sminuisce la bontà del disco. La sua tesi è che non presenta dei capitoli veramente dirompenti e poi sembra <<speculare>> rispetto al primo: dal numero dei brani, alla grafica, ai contenuti di alcuni pezzi. In più qualche canzone era riproposta da tempo nei concerti. Fatta questa premessa lo stile è cresciuto, i testi restano <<sempre arguti, taglienti, ironici>> e soprattutto i brani non si reggono più solo sulla voce recitata ma su un <<indie rock pulsante e scorrevole, con venature ora post-punk, ora dub, ora post-psichedeliche (Superchiome, Sensibile, Dove ho messo la golf?)>>[10].
Non vi curate di noi e ascoltate.
di Ciro Ardiglione

genere: post-rock
Offlaga Disco Pax
Bachelite
etichetta: Santeria
data di pubblicazione: 8 febbraio 2008
brani: 9
durata: 51:46
cd: singolo

[1], [3] “Piccolo dizionario del neosensibilismo pop“, intervista di Roberto Peciola, Alias 15 marzo 2008, pag. 15. Nell’intervista si legge anche di politica e della delusione per l’attuale panorama.
[2], [4] Intervista a Enrico e Max degli Offlaga Disco Pax a cura di Paolo ‘Folkish’ Borrone ,
indie-zone.it 15 febbraio 2008
[5] Simone Dotto, kalporz.com 12 febbraio 2008
[6] Davide Cedolin, rocklab.it 9 febbraio 2008
[7] Enrico Veronese, BlowUp. febbraio 2008, pagg.84-85
[8] John Vignola, Il Mucchio febbraio 2008, pag.34
[9] Gianni Candellari, ondarock.it 15 febbraio 2008;
[10] Tommaso Iannini, delrock.it 12 febbraio 2008