Piccolo saluto di un fine anno (scolastico)


Categoria: DISCIPLINE

lunedì, 11 giugno 2012

L’anno scolastico finisce oggi. Restano gli esami. Restano le voci, le attese, i sospiri e le maledizioni. Restano questi vetri sporchi e questa mezza finestra aperta. Il cielo è a metà: una parte, filtrando nella polvere, parla di un mondo opaco; l’altra, libera nel candore dell’estate che viene, parla di un mondo che non si arresta. Guardo, strabico e affascinato a un tempo: se il futuro ci stesse davvero a cuore, i vetri ci porterebbero tanto sole.

Leggo i giornali, ascolto la radio e guardo talvolta – coraggiosamente – i programmi televisivi: continuano a parlare di esame di maturità. L’espressione è intrisa di romanticismo e di bildungsroman. Sono anni che è divenuto esame di Stato (la lettera maiuscola è necessaria per non creare ambiguità). La scuola è sempre al centro della sciatteria e dell’insipienza.

Un tempo si amava affermare che tutti gli italiani vestissero i panni del Commissario Tecnico della Nazionale (la lettera maiuscola è necessaria). A ben vedere, in una nazione in cui tutti parlano di tutto, e in particola modo di ciò che non conoscono, il dibattito sullo stato (la lettera minuscola è necessaria) del nostro sistema formativo non sfugge a questa regola. In fondo, quasi tutti sono andati a scuola; molti hanno dei figli o nipoti che frequentano la scuola e così via…. Il dramma è che anche i ministri, gli onorevoli e altri definiti come addetti ai lavori danno l’impressione di parlare attraverso un’ideologia o una griglia interpretativa preconfezionata: la scuola del merito; la scuola per tutti. Davvero l’una esclude l’altra?


Roma. Liceo Ginnasio Statale G. Cesare. Giugno 2011. Foto Pasquale Esposito

Guardo fuori, oltre il cancello. Decine di auto sono parcheggiate dove è vietato. Molte bloccano, come abbiamo sperimentato nelle prove di evacuazione, il passaggio dei ragazzi. Abbiamo protestato, scritto a destra e manca: risultati zero. La triste farsa italiana è rafforzata da una piccola indagine empirica: di chi sono molte di quelle auto? Dei genitori dei nostri alunni, quei simpatici concittadini che si “lanciano” nelle scuole, invocando il rispetto delle regole e la continua attenzione per i loro figlioli. Guardo, allarmato e incuriosito, lungo la strada: se il futuro ci stesse davvero a cuore, in questa parte di strada non ci sarebbero automobili.

Ogni nuovo ministro del settore – dal più illustre cattedratico alla più inattesa coordinatrice – mette in scena una sorta di secolare fiaba. All’alba del suo mandato, promette l’avvento di una nuova era e ci regala dati, indagini, statistiche, grafici e fuochi d’artificio. Al meriggio, ci ricorda la scarsezza delle risorse e la difficoltà a investire e ci regala l’elenco dei nemici (in genere: docenti, sindacati, presidi e così via). Al tramonto – ne abbiamo visti tanti – si accontenta di modificare la formula dell’esame conclusivo, il calcolo dei crediti, il riconoscimento per le eccellenze e poi va via, contento e convinto. Mi sembra di camminare per la meravigliosa Pompei e osservare le scritte che insensibili coppiette lasciano a futura memoria. Così i ministri sembrano aver bisogno di lasciare un segno del loro passaggio. Tutti iniziano dal tetto – è stato detto con efficace formula riassuntiva – e nessuno si occupa delle fondamenta.

Guardo ancora fuori, oltre il limite dei problemi che so intravedere. Mi sento ancora felice nello svolgere il mio compito. Entra in me una forza briosa che spinge oltre il presente. Il dono più grande che questi ragazzi mi fanno è la speranza. Stare presso di loro costringe ad alzare lo sguardo e, oltre i dubbi dell’oggi, a guardare lontano e ancora più lontano e più lontano ancora. Quando questo esercizio viene meno, la grigia istituzione cade su di noi e ci fa sentire pesanti e negletti.

Eccellenza, merito, qualità sono parole che spesso non hanno senso e sono ripetute come una formula magica, come il sostituto di un impegno continuo e profondo. Eccellenza, merito, qualità sono parole che hanno senso in uno scenario condiviso e aperto al futuro di ogni singolo ragazzo e, quindi, di questo paese.

Guardo questa piccola folla che migra verso le vacanze. Osservo sorrisi e preoccupazioni. Non sono capace di seguire davvero i dibattiti o non sono in grado di capire nella mia piccola limitatezza. Il nostro sistema formativo è in forte crisi. Il nostro sistema formativo deve cambiare. Questo sembra chiaro e senza nessun altro preambolo. Il dibattito sulla scuola pubblica italiana non può essere affidato a quelli che intendono demolirla o a quelli che la vedono come un bacino di consenso. Il futuro è in gioco per tutti. Da decenni si è parlato della morte delle ideologie. In tema di scuola, le ideologie non sembrano morte; esse godono, anzi, di ottima salute.

Antonio Fresa