Punto e… a capo di Marco Falaguasta, per la regia di Davide Santarpia


Categoria: SCHERMI, Teatro

sabato, 28 gennaio 2012

Da sempre la parola viaggio viene utilizzata anche nella sua accezione metaforica, intesa quindi come percorso di vita, come cammino spirituale, come viaggio all’interno del proprio io. Ed è vero che molto spesso è il viaggio vero e proprio, quello inteso nel suo significato letterale come spostamento nello spazio e nel tempo, a sostenere questa duplice valenza semantica, divenendo occasione per un’analisi della propria esistenza.


Lo spettacolo, scritto da Marco Falaguasta e diretto da Davide Santarpia, in cui lavora anche come attore/mattatore – al Teatro Duse di Roma dal 26 gennaio al 5 febbraio 2012 – mette in scena un divertente viaggio in treno in cui, costretti ad una vicinanza “forzata”, di cinque viaggiatori e un controllore – ognuno con le proprie bizzarrie, idiosincrasie e bagaglio, non solo materiale, inteso quindi come valigia o zainetto, ma anche proprio di esperienze, emozioni, sogni, speranze, delusioni – si raccontano e confrontano, trasformando così lo spazio temporaneo di un vagone di un treno in un vero e proprio microcosmo.
Sei personaggi che attraverso la loro esuberante diversità di carattere e di problematiche danno vita ad una serie di gag e dialoghi di scoppiettante comicità e, al tempo stesso, tratteggiano una serie di caratteri a dimostrazione di un’umana varietà che, proprio perché a contrasto, viene ancor più evidenziata umoristicamente. Dunque, immaginatevi questa situazione: un cronista di nera che curiosamente sviene al solo sentir nominare la parola “sangue”, una ragazza zen decisa a liberare ambiente e persone dalle energie negative, una donna in preda alla rabbia che sta per andare a trovare per l’ultima volta il suo uomo, decisa a lasciarlo, un emozionato neo-papà ancora stupefatto al pensiero di esser diventato tale senza averlo mai programmato, uno strano e misterioso signore dalla dizione impeccabile, il nome improbabile e l’incontenibile abitudine a metter sempre bocca nelle questioni altrui, un controllore ormai disilluso e disincantato ma ben attento a svolgere il proprio mestiere con dovizia e senza troppe complicazioni ed ognuno di questi desideroso di trovare qualcuno che sappia prestar loro ascolto, anche solo per un momento.

Sei personaggi tutti apparentemente diversi e distanti – e tutti ottimamente interpretati – eppure uniti da un medesimo sogno: quello di trovare finalmente il coraggio per lasciarsi alle spalle un passato che non ha funzionato e ricominciare da capo.
L’umorismo nasce proprio dal contrasto dei personaggi – tutti in qualche modo esasperati nelle loro caratterizzazioni – e del loro vissuto messi a confronto; i dialoghi, in cui emergono i diversi punti di vista, dando adito ad equivoci divertenti, incomprensioni e buffe situazioni, diventano un’occasione di ascolto ed elaborazione reciproci. Si ride molto, ma si riflette anche.
Un racconto corale a sei voci, così esilarante da sfiorare a tratti il surreale, che però al tempo stesso evidenzia situazioni e problematiche in cui ognuno di noi può facilmente riconoscersi. Una maniera ironica per raccontare i fallimenti ed i disastri cui tutti andiamo incontro, ma anche il coraggio di saperci ridere sopra per superarli e per poter mettere, è il caso di dire proprio letteralmente, un punto e… a capo!

Rita Ciatti