Quei cattivi videogiochi


Categoria: Videogiochi

di Fabio Viola

18 luglio 2007
L’appiattimento della stampa in materia di videogiochi è quantomeno lampante. Relegati generalmente a piccoli box da questo o quell’editore, riescono ad assurgere agli onori della cronaca laddove diventano portatori di elementi negativi.

Panorama dedicò la copertina dello scandalo a Rule of Rose, il gioco che ti insegnava a uccidere una bambina secondo il giornalista. Ancora un paio di giorni fa le principali agenzie giornalistiche hanno parlato di una coppia americana “drogata” dal gioco online Dungeons & Dragons, tanto da lasciar morire di fame il proprio figlio. Questi sono solo due esempi, tra la miriade possibile sfogliando i giornali italiani.

Di fronte a questo scenario le risposte di sociologi, improvvisati esperti del settore, e istituzioni sono molteplici e di taglio diverso.  Tra tante chiacchiere qualche fatto sostanziale inizia ad esserci: Rutelli ha presentato in CDM una proposta di legge volta a tutelare i minori dalla visione di film ed utilizzo di videogiochi particolarmente violente (ma a Fioroni non è bastato, vuole un ulteriore giro di vite nei confronti del bullismo nella rete), il videogioco Manhunt 2 ha ricevuto il divieto di pubblicazione in Italia, primo caso del genere nel Bel Paese, tra critiche dei videogiocatori e una posizione ambivalente del produttore. Se da un lato riceverà un innegabile danno economico (il gioco è stato bloccato anche in UK e USA), dall’altro sta godendo di una visibilità e pubblicità gratuita degne di considerazione.
È cosa giusta dare tanto risalto, facendo spesso il gioco di publisher e agenzie di comunicazione, a prodotti in grado di far parlare si se solo perchè contenenti sequenze “polically incorrect“?
Si enfatizzano spesso titoli dal concept povero (vedi Carmageddon), facendo spesso cadere nel dimenticatoio prodotti ludici che non hanno nulla da invidiare per trama e intrecci ai migliori libri o film in circolazione.

Dopo tanti complimenti e tripudi, anche Second Life sembra essere entrato in una spirale mediatica negativa. Tra accuse di stupri virtuali, baby gang e la recente inchiesta di times.com che lo annovera tra i 5 peggiori siti del mondo, l’emblema del mondo virtuale per eccellenza inizia a scricchiolare.

Ma il “male” aiuta a farci comprendere meglio il “bene“, e la prossima volta analizzeremo dei titoli “socialmente utili“.

Fabio Viola