Samuel Katarro. Blues e psichedelia per citazioni dotte


Categoria: Esordi, SPARTITI DI MASSA

lunedì, 29 dicembre 2008
Per questo esordio nelle recensioni troverete saliscendi lessicali da capogiro forse perché la musica e le liriche di Samuel Katarro, colme di citazioni dotte, piacciono molto ai critici come sostiene Bertoncelli. Qualche assaggio:

<<…il tutto filtrato dall’immediatezza se vogliamo acerba ma coinvolgente di un cantato a metà strada tra il grido di dolore e le litanie di un folle su una scatola di sapone…>> [1] oppure << un bluesman “a parte”, che mixa i sound doloranti del south con una schizofrenia che lambisce il punk scat e poi li traduce in lirismi cantati in falsetto col vezzo dei grandi…>> [2].
Alberto Mariotti in arte Samuel Katarro, vincitore del RockContest del 2006, arriva al suo primo disco con la co-produzione di Marco Fasolo dei Jennifer Gentle.
Si tratta di Beach Party le cui undici tracce sono ispirate ad un gruppo o ad un cantautore con l’eccezione di Live in Terror che <<racconta l’universale sentimento di terrore del mondo occidentale>>. Psidechelia e blues sono i generi che si fondono nel suo lavoro, come conferma l’artista in un’intervista, attraverso l’uso della chitarra acustica come fosse una elettrica. Per quanto riguarda le composizioni spiega poi che vengono prima musica e <<linee vocali>> e poi le parole più adatte.
Il contributo di Fasolo è avvenuto in particolare durante il missaggio dando <<profondità a certi suoni bidimensionali o cambiando timbro all’organo>> rendendo il tutto più <<plastico>> [3].

Pur necessitando un’ulteriore messa a punto, Beach Party è composto di ottime canzoni secondo Bianchi. Non può essere altrimenti per la qualità e quantità di citazioni che percorrono quest’album di <<blues acustico nudo e crudo>>: Nick Cave, i Gun Club in Wicked Child, i Flesh Eaters, David Thomas e i Pere Ubu (Headache, This Garlic Cake), Johnny Cash (Beach Party) [4].

E sul blues insiste anche Brighenti che assegna il massimo dei voti e paragona Mariotti al pioniere del blues Johnson. Ma il suo blues è fuori quota, <<usa uno stile bislacco, esagitato, dislessico>> per narrare storie <<tremende>> interpretate con una <<buffa voce tutta scatti e virtuosismi tendente al falsetto>>.
Sono storie come quella del malato morente che prega qualcuno di occuparsi della sua tartaruga (Terminal Illness Blues) o del Cristo che oltre alla croce trascina la sua raccolta di dischi punk e Nick Cave (Com-passion) [5].

Altrettanto esaltante è il giudizio di Locandro che parla di un disco di blues <<fino alle radici>> partorito da una mente <<fantasiosa e affascinante>>.
L’elemento distintivo risulta essere la distorsione. Sonora per il modo come maneggia la chitarra, dialettica per i suoi tesdti, vocale per l’uso costante del falsetto e cerebrali per le innumerevoli contraddizioni presenti nel suo lavoro che nell’ultima Beach Party trova la <<gemma grezza chiamata con successo a scaldare i nostri cuori>> [6].

Sullo stesso tenore scrive Sannella che arriva a pensare che ad esprimersi così sia solo il diavolo in persona e non un artista che abbia venduto l’anima al maligno. Tutte le sue canzoni sono di spessore ma se proprio bisogna fare una scelta la nota va a Wicked Child <<dalla spennata ritmata sui grandi view degli Appalachi sognanti>> e Beach Party <<delicatissima song country di frontiera>> [7].

Qualche dubbio che il ragazzo possa rimanere sulla cresta dell’onda lo esprime Bertoncelli perché il fascino dell’inatteso potrebbe scemare.
Comunque la sua scrittura i suoi suoni e la sua voce che <<sbraita mugugna geme in falsetto>> producono brani di spessore e fantasiosi insieme riecheggianti i Pere Ubu, Syd Barrett, Gun Club, John Spencer, Charlie Patton e i bluesmen della Depressione.
La scelta dell’inglese non è stata gradita considerando che le sonorità avrebbero consentito <<innesti dialettali>> anche se si può comprendere la possibile stonatura del pistoiese nel raccontare di <<David Thomas che, una volta acciuffato Jim Morrison per la collottola, lo fa rimbalzare sul muro a circa 170 bpm>> [8]. Non vi curate di noi e ascoltate! di Ciro Ardiglione

genere: blues alternativo
Samuel Katarro
Beach Party
etichetta
: Angle Records
data di pubblicazione
: 14 novembre 2008
brani
: 11
durata
: 36:45
cd
: singolo

[1] Mario Panzeri, www.rock.it, 1 dicembre 2008
[2] Massimo Sannella, www.mescalina.it, 19 novembre 2008
[3] intervista di Elena Raugeri, Il Mucchio Selvaggio, dicembre 2008, pag. 68
[4] Stefano I. Bianchi, BLOW UP., novembre 2008, pag. 72
[5] Flavio Brighenti, xL, novembre 2008, pag. 226
[6] Massimiliano Locandro, www.karlporz.com, 1 dicembre 2008
[7] Massimo Sannella, idem
[8] Riccardo Bertoncelli, www.delrock.it, dicembre 2008