Serie A o Serie B della fantascienza? Quando gli effetti speciali erano ancora artigianali ed i modelli vincenti erano pochi.


Categoria: Cinema, SCHERMI

martedì, 23 febbraio 2012

Mi sono imbattuto in Starcrash, un film diretto da Luis Coates (alias Luigi Cozzi) del 1979. Fin dalle prime sequenze presenta citazioni di Star Wars (l’astronave ripresa dal basso che scivola in avanti, in prospettiva grandangolare, sullo schermo verso lo spazio profondo…) ma tutto è diverso perché gli effetti speciali presentano tutti i limiti della cinematografia dell’epoca e ci fanno capire (ed esaltare) i grandissimi passi avanti effettuati da George Lucas e la sua ILM per la saga. Basta confrontare questa sequenza con l’inizio di Star Wars “Una nuova Speranza” per notare la migliore definizione dei particolari delle navi e soprattutto le piccole intuizioni avute dallo staff di Lucas per rendere più realistici gli effetti (luci che brillano con intensità per rappresentare la spinta dei propulsori)  rispetto a questa rappresentazione dove il retro dell’astronave e spento come lo sono gli oggetti alla deriva nello spazio. E poi anche altri effetti sono evidentemente più vecchi (scarsi?) rispetto al capolavoro di Lucas. I Golem (robot guerrieri metallici) sono malamente ripresi in stop motion e poi la maggior parte degli effetti visivi sono fatti su sfondo nero o con sovrapposizione di elementi grafici da monitor a fosfori verdi. Addirittura in una sequenza una forma di energia è stata rappresentata da un grafo dinamico di un oscilloscopio…eh sì, effetti decisamente banali, ma davvero tali da definire il film di serie B? Se consideriamo che è stato prodotto due anni dopo Star Wars potremmo dire di sì, soprattutto perché nello stesso anno erano usciti altre due grandi produzioni che avrebbero fatto la storia della fantascienza: Alien e Star Trek The movie. Non che il secondo si sia distinto per l’originalità degli effetti speciali…ma il primo, sfruttando astutamente sequenze in penombra, ha certamente aperto un filone che ci ha accompagnato per un decennio (e tra poco ne risentiremo parlare!).
Diciamo quindi che gli effetti possono essere considerato di serie B così come quelli realizzati per Black Hole della Disney (sempre del 1979).

Tuttavia Starcrash è affascinante come tanti altri film di cosiddetta serie B di fantascienza perché è un mix piacevole di già visto, personaggi già conosciuti (Stella Star è una novella Barbarella) che vivono storie di lotta tra il bene ed il male, estratte da altri di film di successo. Ma è proprio questo il bello di queste produzioni: vedere e gustare in tutte le sequenze indovinando le citazioni di altri film, di altri personaggi e scoprendo quali soluzioni abbiano adottato per gli effetti speciali di scene simili ad altre più note. Così seguiamo il gruppetto di eroi (buoni) composto da un super uomo (vestito come Ralph Supermaxi), Stella Star (Barbarella) ed un droide antropomorfo che combattono contro la fazione dei cattivi imbattendosi in un pianta di Amazzoni (governato dalla Regina – Nadia Cassini!!!) per trovare il pianeta rifugio del malefico Conte e salvare, se ancora vivo il figlio dell’imperatore (buono – Christopher Plummer!!!).
Il cast presentato nelle sequenze iniziali sembra infatti di tutto rispetto (le musiche sono anche di John -0007 e  Balla coi Lupi  – Barry)  anche se poi, continuando a riflettere sui paragoni con la serie A di Star Wars ci accorgiamo che anche Lucas aveva pensato di nobilitare il suo film con la presenza scenica (e morale) di sir Alec Guinness. In questo poi troverete anche un altro attore noto  sul pianeta dei cavernicoli …ma questa chicca non ve la svelerò!
Anche qui i nostri eroi si imbatteranno in una arma segreta micidiale e la sconfiggeranno e anche qui (sorpresa! ) Actron (Ralph Supermaxi) userà una spada laser. E guarda a caso anche qui, le fasi finali avranno come protagonisti due uomini ed una bella ragazza (no, non Luke, Solo e Leila…ma tant’è) arriveranno nella base del grande nemico (il Conte!) e i buoni se la caveranno, dopo un lungo e generoso duello con le spade laser.
L’ultima riflessione di oggi è sulla sceneggiatura ed in particolare sulle invenzioni tecnologiche più o meno credibili che consentono lo svolgersi (a volte imprevedibile) della storia. Questi film di serie B ne hanno molte di più e di gran lunga più spettacolari rispetto ai loro concorrenti di serie A. Ma mentre questi ultimi devono garantire un minimo di credibilità alla storia (Star Trek  docet) i primi, quelli di serie B, si possono premettere di infarcirne le storia senza pudore e senza necessariamente giustificarne la credibilità, ed è così che uno sceneggiatore maldestro, per salvare i buoni da una imminente e devastante esplosione nucleare, gli metterà a disposizione un bel raggio verde che blocca il tempo in un solo punto nello spazio per un massimo di 3 cicli (minuti?)…eh povero Einstein… che dolce paradosso ! e poi: l’attacco Quadridimensionale con la potenza dell’Isola Cosmica scagliata in modalità scontro stellare (Starcrash) contro l’arma finale del Conte (la Macchina dell’Apocalisse)…forse hanno un po’ esagerato…ma si doveva pur dare un senso al titolo, no?
Viva la serie B e buona visione.

Gido