Sguardi incrociati su Zdenek Zeman


Categoria: Calcio, RIMESSA DAL FONDO

venerdì, 25 maggio 2012

Zdenek Zeman ha vinto!! Zdenek Zeman non ha bisogno di vincere!! Riflessioni, a tratti filosofiche, sul calcio e su un allenatore simbolo.

Zdenek Zeman non ha bisogno di vincere!!

A mio parere, la grande popolarità che ha il calcio nel mondo non è dovuta alle farmacie o agli uffici finanziari, bensì al fatto che in ogni piazza in ogni angolo del mondo c’è un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi. Ma il calcio, oggi, è sempre più un’industria e sempre meno un gioco“.
Queste parole sono tratte dal sito ufficiale di Zdenek Zeman, l’artefice di Zemanlandia e di tutti i suoi ritorni.
Un filo di fumo ne lascia immaginare la presenza; il suo volto, restando inconfondibile, assomma tutti i pensieri, le gioie e i dolori di un uomo. Il suo volto indica una storia, com’era un tempo l’umanità. Il suo modo d’essere ne ha fatto un personaggio suo malgrado.
Il suo modo di essere protagonista, in un calcio sempre più incurante dell’evento sportivo, ci ha resi nostalgici di una dimensione più umana.
Zeman ha segnato il tempo e ci ha avvertito della deriva dello sport nazionale. Troviamo in Zeman allenatore il peso del mito, l’affanno di Cassandra e la spaurita baldanza di Jean Jacques Rousseau.
Può, insomma, un allenatore essere fuori dagli schemi? “Il calciatore nasce buono e le “società” lo corrompono”: accetterebbe il boemo questa riduttiva parafrasi dell’autore dell’Emilio? Il ricordo ci accompagna tra esaltazioni e critiche per un gioco troppo disinvolto e non legato al risultato.
Creatività dei singoli e ordine tattico appaiono, nell’opera di Zeman, un miscuglio troppo ardito e quasi utopico. Il bel gioco sembra non avere finalità esterne: non si gioca bene per vincere ma per la bellezza in sé. In Zemanlandia si manifesta, in sostanza, un’estrema e tragica tensione morale contro ogni scorciatoia, battendosi contro ogni inganno, arbitrale o medico-sportivo che sia. Zemanlandia è, quindi, utopia, magia, epopea: non può ridursi a semplice vittoria o risultato. Dobbiamo al boemo altri riconoscimenti e altri ringraziamenti. Chi non ricorda il suo sguardo tagliente e ironico al cospetto di giornalisti sportivi che lo inseguono con domande sempre più insignificanti? Chi non ha percepito nei suoi vivissimi occhi di ghiaccio (non c’è contraddizione fra le due cose) il suo monito: ricordatevi che state parlando di un gioco? Non sappiamo se Zeman abbia mai letto il Tractatus di Wittgenstein; sappiamo che approverebbe di certo la famosa asserzione del filosofo austriaco: Su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere. Grazie ancora e forza Pescara.

Antonio Fresa

 

Zdenek Zeman ha vinto!!

Zdenek Zeman ha vinto!!  Ha portato in serie il Pescara dopo moltissimi anni di permanenza nelle serie inferiori. Nessuno avrebbe immaginato questo tipo di risultato in avvio di stagione.
Si racconta che nel corso della cena tra il Presidente della squadra adriatica e ZZ, momento nel quale si stringevano gli accordi – informali ma fondamentali tra gentiluomini – completata la degustazione di cibi ed amari abruzzesi e percorsi tutti gli aspetti qualificanti di un contratto tra due controparti, Zeman abbia posto la questione della clausola da inserire in caso di promozione in serie A. Il presidente, ovviamente, ha incominciato a ridere, non prendendo sul serio quanto affermato dal suo nuovo allenatore, e gli aveva risposto che poteva stabilirla tranquillamente l’allenatore il premio, tanto si trattava di un’ipotesi così irrealizzabile che qualsiasi cifra o condizione sarebbe andata bene.
È finita come tutti sappiamo; il Pescara è stata la squadra più bella della stagione, più bella del Barca da vedere, una vera macchina da goal composta da un mix sapiente di talentuosa gioventù e giocatori di categoria in età.
ZZ è un uomo capace di mettere in discussione le mie piccole certezze, quei quattro/cinque atteggiamenti che ho imparato ad assumere nei confronti della vita per evitare ferite troppo profonde da rimarginare: confondersi nel mucchio, fingere la più assoluta ed incrollabile modestia, smussare gli angoli nei conflitti, abbandonare le posizioni estreme per giungere all’agognato riformismo. Non ero così da ragazzo, non sono così nelle profondità del mio animo; sono molto più estremista e snob, esattamente come ZZ.
La storia e la carriera di quest’uomo sono veramente particolari ed uniche nel panorama calcistico nazionale e, secondo me, esprimono appieno il suo credere estremamente nelle posizioni assunte, fino ad essere un vero e proprio bastian contrario rispetto al “Sistema”, un cavaliere romantico. Zeman parte da Palermo e già questo mix siculo-boemo è particolarmente originale.
Arriva in Sicilia portato dallo zio Vycpalek, giocatore ceco che ha militato nelle Juventus (ironia della sorte) e poi si è stabilito a Palermo. La carriera del boemo si è sviluppata quasi per intero al Centro-Sud (mi sembra di ricordare una sola esperienza al Nord).
Le squadre più forti che ha avuto modo di dirigere sono state: Lazio, Roma e Napoli, certamente non le più blasonate e vincenti  per un maestro così ampiamente riconosciuto. Il meglio di sé lo ha dato in piazze come Foggia e Pescara, due centri periferici, non soltanto per quanto concerne la geografia calcistica, ma direi proprio in assoluto.
Ha continuamente predicato, nel cuore della cultura calcistica per antonomasia difensivista e votata al risultato, il culto del bel gioco.
La sua filosofia calcistica consiste nel conseguimento del risultato attraverso il predominio assoluto sull’avversario, a costo di concedergli facili contropiede e spazi di campo enormi. Tutto questo però non vuol dire che le squadre di ZZ siano state per definizione perdenti, anzi (e neanche che non sono state vincenti, come direbbe Bersani).
Il Foggia ha vinto i suoi campionati nelle serie minori ed in serie A (conseguendo agevoli salvezze), la Lazio è arrivata seconda in campionato, in un periodo in cui la serie A presentava il meglio del calcio mondiale.
Per dipiù Zeman ha ottenuto questi risultati attaccando frontalmente il sistema e soprattutto il club che lo rappresenta al meglio: la Juventus. L’attacco, peraltro, ha riguardato una tematica che definirei particolarmente elegante; non le volgari scommesse o i presunti favori arbitrali, ma l’antisportività di una società che praticava doping sistematico ai danni dei suoi tesserati, falsando i risultati delle competizioni cui partecipava.
Questa crociata contro l’antisportività juventina ZZ l’ha pagata a caro prezzo, ma non è mai sceso a patti con il potere politico/economico/calcistico, con i giocatori che ha allenato, coi presidenti dei club (che hanno provato a mitigare le sue scelte tattiche), coi tifosi, con la stampa.
Non si ricorda una sola intervista di ZZ caratterizzata dalle solite banalità tipiche del contradditorio calcistico, soprattutto nell’immediato post-partita; ZZ piuttosto preferisce non parlare ed affidarsi alle prolusioni di un grande comico che monologa per mezz’ora mentre il boemo fuma una decina di sigarette.
È stato messo alla berlina dal potere, imperniato sulla Juventus e sulle pratiche farmacologiche vietate che la caratterizzavano, ma è andato avanti per la sua strada.
Ecco, mi dicevo, cosa accade a chi non mitiga un po’ le sue posizioni, a chi non smussa gli angoli, a chi da adulto continua ad attaccare frontalmente e visceralmente il potere (sia pur becero e palesemente incostituzionale come quello della Juve). Non si può mettere a repentaglio il proprio lavoro, le proprie convinzioni , gli strumenti tecnici accumulati nel corso di una vita di esperienza di campo, soltanto per servire la propria smodata impulsività. Infatti il declino del boemo sembrava lento ma inesorabile, caratterizzato da fallimenti ed esoneri in serie: Napoli, Avellino, Salerno e Foggia (mancata promozione in serie B con susseguenti dimissioni). La parabola del cavaliere romantico della panchina sembrava compiuta, fino a quella cena. Di lì è partita la meravigliosa cavalcata del Pescara che torna in A, valorizza giovani di talento eccelso scartati frettolosamente dalle squadre di appartenenza. Ed allora mi viene da pensare che ZZ è un esempio da imitare, che anch’io quando incontrerò la mia Juventus (il mio Ragioniere Casoria avrebbe detto Totò) dovrò essere tosto e mantenere la schiena dritta.
ZZ un esempio umano per tutti noi!!

Vittorio Fresa