Spread, Dracma, Lira, scenari dell’uscita dall’ Euro. Quanto ci costerà?


Categoria: Europa

giovedì, 26 luglio 2012

Momenti brutti per l’economia: spread alle stelle, truffa del “libor”, interventi delle autorità ritardati ed inefficaci, queste le giornate che viviamo! Non resta che consultare continuamente le news, in attesa di buone nuove.Tutto ricorda sempre di più la fine della storia di molte civiltà del passato, in cui fine di è stata conseguente a difetti del sistema sui quali non si era intervenuto in tempo e in maniera appropriata per gli egoismi di parte e l’incapacità di gestire la “crisi”.
Una caratteristica di questa nostra crisi è l’accavallarsi sul piano mediatico ed accademico di infinite discussioni e proposte, collegate ai temi principali.

Dalla maggior parte dei suggerimenti emergono scenari più o meno reali ed inquietanti.
Uno di quelli più discussi (ma non si sa quanto realistico) prevede che alcuni Stati dell’eurozona abbandonino l’euro (che potrebbe sopravvivere solo nelle zone economicamente più forti dell’Unione Europea) e tornino alle loro monete nazionali. Un altro che  l’euro crolli completamente e si ritorni al passato.

Ma sono prospettive realistiche? Che potrebbe succedere  in concreto? E soprattutto quanto costerebbe?
Un recente studio dell’HWWI (Hamburgische Weltwirtschaftsinstitut, Istituto Amburghese per l’Economia Mondiale) e del PwC, la società di consulenza Pricewaterhouse Coopers ipotizza le conseguenze catastrofiche del default e dell’uscita dall’euro di uno stato come la Grecia

•    Sarebbero annullate le garanzie (sui debiti della Grecia) dagli altri paesi Europei che perderebbero affidabilità.
•    I crediti verso quel paese dovrebbero essere cancellati.
•    Le banche dovrebbero togliere dalle partite attive dei loro bilanci somme elevate, e per molte si prospetterebbe un rischio di fallimento.
•    La speculazione si rivolgerebbe agli altri obiettivi europei già nel mirino.
•    (ovviamente) Le economie dei paesi creditori subirebbero pesanti conseguenze.


Grecia. Creta, Heraklion. 2 maggio 2011. Foto Bianca Tor

Sembra per il paese debitore un bel colpo: così si  azzerano i debiti e si ritorna al vecchio sistema e alle svalutazioni competitive, viva le dracme redivive (e le lirette!). Per demagoghi e sciovinisti,  alla ricerca di scorciatoie, una vera pacchia!
Una vera pacchia solo se si dimenticano alcuni aspetti legati ai rapporti complessi di economie interconnesse e del commercio mondiale globalizzato (per l’Italia tutti gli altri problemi di casa nostra dall’evasione alla criminalità organizzata, dall’inefficienza alla corruzione):
•    i crediti nei paesi che si sono visti annullare i loro che fine fanno?
•    le materie prime dopo una svalutazione dal 30% al 50% come si comprano con la moneta ripescata?
•    dopo aver dato una fregatura così, dove si troveranno i finanziatori visto che è illusorio un ritorno alla moneta nazionale senza indebitamento. E quale              potrebbe essere il tasso di interesse dei nuovi titoli di debito pubblico in questa situazione?
•    con una speculazione che detiene una massa di “DERIVATI” multipli fino a 6 o 7 volte la ricchezza mondiale è possibile condizionare la domanda (che si finanzia con futures – prenotazioni di acquisti proprio dei titoli!)?
•    dove si reperirà la liquidità per tutte le attività e per la ripresa economica? Tenuto conto che, dopo una tale catastrofe è difficile che in tempi brevi le esportazioni si impennino e diventino fonte di finanziamento.
•    e il tasso di inflazione  stampando  indiscriminatamente  carta moneta?

UBS prova a stimare teoricamente  lo scenario legale e sociale e il costo monetario pro-capite derivante dall’uscita di un Paese dall’Euro. Tre economisti Paul Donovan, Stephane Deo e Larry Hatheway hanno cercato di calcolare quanto costerebbe l’uscita dall’euro ad uno Stato con i fondamentali in ordine ( come la Germania) e ad uno Stato dissestato (come la Grecia).
Per valutare gli aspetti legali bisogna tener conto che l’art. 50 del Trattato istitutivo,  prevede la cornice dell’uscita dall’UE, ma non quella dall’unione monetaria, qualcuno ipotizza che l’uscita dall’Unione monetaria debba necessariamente implicare la rinuncia a far parte dell’UE. Per cui sarebbe necessario negoziare da parte di ogni paese le condizioni di uscita con gli ostacoli e le difficoltà che si possono immaginare.
Per quanto  attiene ai costi si arriva a cifre pazzesche!


Germania. Berlino, Porta di Brandeburgo. 28 giugno 2008. Foto Pasquale Esposito

Per i cittadini tedeschi se si tornasse al marco:
•    il primo anno ci sarebbe una perdita netta compresa fra i 6.000 e gli 8.000 euro procapite.
•     negli anni successivi (la ricerca è estesa a sei anni), la perdita sarebbe fra i 3.500 e i 4.500 euro procapite per ogni singolo anno.
•    «Il Pil tedesco potrebbe contrarsi anche del 25 per cento».
Per  i greci maggiori problemi:
•    per il solo primo anno le perdite sarebbero comprese fra 9.500 e 11.000 euro pro capite.
•    fra i 3.000 e i 4.000 euro l’anno negli anni successivi.
•    perdita di PIL molto consistente (vicina o superiore al 50%)

I costi sociali potrebbero essere gravissimi, viene sottolineato  «il rischio di un conflitto sociale, che crescerebbe esponenzialmente».
E il contesto per la Germania sarebbe devastante: svalutazione della nuova valuta, collasso bancario, depressione del commercio con i Paesi limitrofi e possibili disordini sociali.

Molto meno gravosa sembrerebbe una ripresa del sistema attuale. Sembra prioritario evitare il crollo  dell’eurozona perché implicherebbe un grave fallimento non solo economico e politico di tutta l’UE. Per evitare lo stesso meccanismo attivato non salvando la Grecia ai primi sintomi.
La ripresa dovrà per forza coinvolgere gli Stati, perché è inimmaginabile che non passi attraverso l’integrazione politica e fiscale. Nulla fa pensare che il metodo utilizzato finora possa cambiare e che ci si possa aspettare maggiore efficacia e tempestività. Ma  per  conservare la valuta unica e per condizionare tutti i soggetti, sarà vitale mettere in pratica  decisioni politiche coraggiose e compiere un salto decisivo verso l’ integrazione e l’unione politica.

Francesco de Majo