The “Talking” Dead


Categoria: SCHERMI, TV

venerdì, 30 marzo 2012

No, non è un errore di battitura né un intervento a sproposito del correttore di Word.
Si, stiamo parlando proprio di The Walking Dead, giunto ormai alla fine della Seconda Serie. E non vogliamo riferirci al talk show televisivo, andato in onda negli Usa a corollario dello show principale. È invece un modo ironico, utilizzato sul Web in modo leggermente dispregiativo, per definire quanto si è visto nel corso di questa seconda serie.

Avvertenza: non continuate a leggere l’articolo se non volete conoscere anticipazioni sulla storia.

Nel corso della Prima Serie, abbiamo visto il nostro gruppo, guidato dal redivivo Rick (Andrew Lincoln) compiere un viaggio della speranza verso il centro di ricerche CDC di Atalanta, dove però troveranno un’amara sorpresa.

Si cambia destinazione, il viaggio ricomincia, ma una strada intasata e problemi tecnici costringono il gruppo a fermarsi lungo un’interstatale. Da qui, il primo grande snodo narrativo, con il quale si perde la natura on the road che aveva caratterizzato la prima serie.

Dall’interstatale, infatti , si arriva in una fattoria, una sorta di Mulino Bianco, che sembra essere rimasta intatta nonostante la devastazione che regna nel resto del mondo. Qui incontrano un nuovo gruppo, una famiglia patriarcale, guidata dal severo Hershel (Scott Wilson) che ci metterà un po’ prima di digerire i nuovi intrusi nel suo mondo felice (e infatti li farà dormire per un bel po’ in giardino).

Con una location definita e, se vogliamo, chiusa, si perde molto di quello che era l’appeal della serie. Certo, si potrà dire che in questo modo si è dato più risalto ai personaggi a discapito della storia (e degli zombie, ridotti a sporadiche comparse), ma a mio parere, e non solo mio, si è esagerato. Di qui il titolo di cui sopra. Si perdono puntate e puntate in chiacchiere e in discussioni ripetitive, che non portano a nulla e non servono né a caratterizzare meglio i personaggi né tantomeno ad andare avanti con la trama. Immaginate come se in Lost a un certo punto l’Isola avesse svelato tutti i misteri (cosa che tra l’altro stiamo ancora aspettando) e si lasciassero i vari personaggi a discutere della loro misera condizione di naufraghi (anzi, neanche, visto che i personaggi di Lost avevano dietro storie un tantino più interessanti e tutt’altro spessore); oppure che un film di Romero si trasformi a un tratto in una sorta di Grande Fratello (in realtà un tentativo in questo senso c’è stato, si veda Dead Set, gioiellino inglese a basso costo ambientato proprio nella casa del Grande Fratello inglese durante una Zombie apocalypse) in cui i personaggi parlano, parlano, e poi ancora parlano capovolgendo l’assunto di base della narrativa d’Oltreoceano (show, don’t tell). Non è un caso che il personaggio che ne esce meglio è quel Daryl (Norman Reedus) che poco partecipa alle varie discussioni ma che si da un gran da fare per la ricerca, vana, della povera Sophia (Madison Lintz) o per massacrare gli zombie nei paraggi.

Questo, unito ad alcuni buchi nella sceneggiatura, ha rischiato di rovinare una serie che era partita con uno dei pilot migliori che si ricordino e con uno straordinario successo di pubblico. Però l’idea originale regge a sufficienza, e gli zombie, pur se ridotti a scenografia, ci sono sempre, e proprio nel momento in cui uno spettatore esausto di tante chiacchiere potrebbe decidere di mollare la serie, tornano con prepotenza estrema ravvivando (paradossalmente, trattando si morti) l’interesse verso la serie.

Succede a metà della Seconda Serie, quando Shame (Jon Bernthal), uno dei personaggi più odiosi, ma che con le sue idee “geniali” ha creato le situazioni più interessanti, apre il fienile liberando l’orda di Zombie in esso contenuto. La scena è violenta, adrenalinica, un vero massacro, così come incredibilmente drammatica è l’uscita dal fienile dell’ultimo Zombie, proprio quella Sophia che tutti stavano cercando.

Avrebbe potuto essere il momento della svolta, invece subito dopo si torna a parlare e a mostrare i conflitti all’interno del gruppo, soprattutto tra Shane e Rick, conflitto che sarà sempre presente fino all’esplosone finale. Ma anche questa volta, il finale riscatta il tutto con una serie di trovate che ripropongono la tensione dei primi episodi.

Rick che uccide il nemico-amico sotto una grande luna è una scena che ha qualcosa di epico, nonostante non si capisca come Rick possa dare le spalle a Shane appena morto (Rick è l’unico a sapere che potenzialmente tutti i morti si trasformano in zombie), e come faccia il figlio Carl (Chandler Riggs) a colpire in testa Shane che era dietro il padre. Se non altro, bisognerebbe congratularsi con lui (un ragazzino) per mira e sangue freddo.

L’ultima scena del penultimo episodio, con un esercito di Zombie che sta per raggiungere padre e figlio, è altrettanto grandiosa. Così come è la battaglia finale tra uomini e zombie (anche qui, si rimane un po’ perplessi dal vedere come sono diventati tutti cecchini che riescono a colpire in testa gli zombie ad ogni colpo, per di più su auto in movimento su terreni accidentati). Mi aspettavo un assedio finale, con gli uomini asserragliati nella fattoria, come omaggio al film di Romero che ha dato il via al genere, La Notte dei Morti Viventi, ma anche se non è stato proprio un assedio il riferimento, doveroso, si è percepito.

E, alla fine della battaglia, altri tre colpi di scena che fanno ben sperare per la prossima serie.

Rick che finalmente si toglie l’insopportabile maschera da capo buonista che deve riflettere su ogni decisione e si mostra cinico e decisionista (degna di nota la battuta “Se restate, questa non sarà più una democrazia”), avvicinandosi di più allo spirito duro del fumetto originale. Alla fine, anche il buon Rick ha dovuto cedere (dopo averlo dichiarato più volte nel corso delle puntate) e diventare un cattivo ragazzo.

L’uomo (va bene, lo sappiamo tutti che si tratta di una donna) misterioso che salva Andrea (Laurie Holden), a sua volta uno dei personaggi più interessanti della serie, che con le spade e i due zombie senza braccia e senza mascella che si porta incatenati dietro potrebbe portare alla serie qualcosa di nuovo.

E infine c’è la fortezza-prigione, che appare nell’ultimo fotogramma, nella speranza che non diventi la nuova Casa del Grande Fratello.

Luigi Costa

All images are credit to:
© Matthew Welch/AMC