The Walkabouts. Travels In The Dustland. Il rock si aggiorna con Torgerson ed Eckman a cantarlo


Categoria: SPARTITI DI MASSA, Tracce d'artista [T-Z]

sabato, 10 dicembre 2011

Non mancheremo a nessuno se ce ne andiamo”, recita un verso dall’ultimo album de The Walkabouts. Non è vero. In tanti aspettavano dal lontano 2005 quando con Acetylene avevano assaltato il sistema americano e la presidenza Bush.
Il nucleo su cui ruota dalla nascita la musica della band, sempre poco modaiola rispetto agli anni delle loro uscite, restano Chris Eckman e Carla Torgerson insieme ai quali troviamo Paul Austin (chitarra) nuovo acquisto proveniente dai Willard Grant Conspiracy, Glenn Slater (keyboards, piano), Michael Wells (basso), Terri Moeller (batteria).
Un album nato <<perché volevamo non perché fosse una buona idea farlo>> ha dichiarato Carla Torgerson. Non c’era nessuna pressione. Travels In The Dustland <<è un disco che ha dentro qualche novità. Ma credo sia un album che si muove, in generale, in uno spazio chiamato Walkabouts>> [1] . Una miscela di folk blues e rock’n’roll che sostiene la genialità delle liriche di Eckman, ma che ha nell’incontro delle voci della Torgerson e dello stesso Eckman il proprio inconfondibile ed originale marchio.
Seppur con gradazioni differenti il consenso è unanime per questo viaggio tra luoghi immaginari, ma che si appesantiscono di realtà quotidiane. Un paesaggio anche sociale e psicologico sempre più arido e che trova pochi momenti di speranza.

Fortino ci dice che percorrendo il disco <<incredibile e portentoso>> si arriva a comprendere, anche attraverso certi dettagli, quanto il gruppo sia <<necessario e gigantesco>>. Un discorso compiuto e ben orchestrato che dissemina “paisley rock”, folk, country-pop, “acid garage-rock“, rock alternativo e dove <<accessori strumentali quali trombe, piano e violini sono distribuiti con successo ed estrema accortezza nei diversi brani, così da fornire un discorso armonico ampio e arioso>>. Su tutte riportiamo la nota per <<la grandiosita’ epica di Thin Of The Air (quasi un brano a’ la Nick Cave e Neko Case in chiave “swamp desert rock”)>> [2].

La recensione di Lancia va oltre perché si chiude con il “sospetto” che Travels In The Dustland possa essere il migliore del 2011 tra la musica americana, nonostante qualche suo timore al momento della diffusione della notizia del ritorno in studio della band. Un lavoro che racconta, con meno durezza del precedente, l’America disorientata dopo l’undici settembre ed in generale l’Occidente quasi chiuso nel vicolo cieco della crisi.
La voce della Torgerson potrebbe da sola valere il disco, <<Carla è la dolcezza, Chris l’indignazione, la qualità delle canzoni è come al solito straordinaria, folk rock che si contamina con un sopraffino approccio alternative>>. Molti i titoli citati ovviamente e tra questi My Diviner, Long Drive In A Slow Machine, The Dustlands, They Are Not Like Us e No Rhyme, No Reason [3].

Molto positiva anche la critica di Gervasini dove leggiamo un’attenzione particolare per Chris Eckman che ha recuperato <<il sound roots-sinfonico>> di Devil’s Road (1996) e Nighttown (1997) <<aggiornato con il nuovo gusto di orchestrare le canzoni che Chris ha imparato frequentando il mondo della musica classica d’avanguardia viennese>>.
In questo girovagare tra terre polverose dei paesaggi mentali le tappe migliori sembra suggerirci siano The Dustlands, Soul Thief e Wild Sky Revelry per i suoi <<grandi crescendo orchestrali da melodramma>> [4].

Altro parere positivo quello di Agazzi. Un disco che deve alla polvere e al deserto, il Sahara che Eckman ha attraversato, il punto focale da cui ha tratto <<l’ispirazione per delineare queste undici tracce tra folk-rock e psichedelia desertica>> che comunque restano note americane anche per il contenuto politico. I brani? My DivinerThin Of The Air, Soul Thieves, The Dustlands e Horizon Fade [5].

L’ istituzione cult della musica della America profonda ha dato ancora una volta saggio delle proprie capacità. Turra dopo aver ricordato da quale contesto vengono e alcuni dei passaggi più recenti come i progetti Dirtmusic e L/O/N/G e l’accenno alle canzoni del disco chiude scrivendo che siamo di fronte ad <<attestati di poesia e sapiente artigianato inarrivabili alla maggioranza delle giovani generazioni>>. Appuntiamo, tra gli altri, per alcune novità tra gli arrangiamenti No Rhyme, No Reason, e  The Dustlands e Thin Of The Air <<splendore tra Calexico e Jefferson Airplane garagisti>> [6].

L’ottima recensione di Sideri tesse le lodi dei Walkabouts e di questo disco che non ha punti deboli. Se da una parte siamo nel solco del fare musica del gruppo dall’altra il suono ha uno <<spessore nuovo>>, sereno, <<una costruzione con fondamenta solide e tentacolari ma una facciata immediatamente bella>>. Sono tante le canzoni citate per la capacità di scrivere di Eckman o di cantarle insieme a Carla Torgerson, lei <<sognate e romantica>>  e lui <<ruvido e aggressivo>> o del gruppo di tenere insieme il tutto [7].
Non vi curate di noi e ascoltate.

Ciro Ardiglione

genere: rock
THE WALKABOUTS
Travels In The Dustland
etichetta: Glitterhouse
data di pubblicazione: 21 10 2011
brani: 11
durata: 57:25
cd: singolo

[1] Sono le dichiarazioni riprese in Marco Sideri, “Back to the U.S.A.”, BLOW.UP, novembre 2011, pag. 46. L’intervista ripercorre anche la biografia del gruppo.
[2] Olindo Fortino, www.soundcontest.com, 3 novembre 2011
[3] Claudio Lancia, www.ondarock.it, 18 novembre 2011
[4] Nicola Gervasini, www.rootshighway.it, 1 novembre, 2011
[5] Davide Agazzi, www.outsider.it,
[6] Giancarlo Turra, www.sentireascoltare.com
[7] Marco Sideri, BLOW.UP, novembre 2011, pag. 89