Tutti i nostri Desideri di Philippe Lioret


Categoria: Cinema, SCHERMI

venerdì, 4 maggio 2012

Tutti i nostri Desideri (nelle sale  a partire dall’11 maggio) – sin dal titolo, dichiaratamente anfibologico – si snoda su un duplice registro narrativo il cui fulcro risiede proprio nella parola “desiderio“.

Il film racconta la storia dei Giudici Claire (Marie Gillain) e Stéphane (Vincenti Lindon) che decidono di unire le loro forze per aiutare una giovane donna – Céline (Amandine Dewasmes), madre di due figli, “strozzata” dal sovraindebitamento nei confronti delle società di credito – con la speranza che una loro vittoria giuridica arrivi a creare il precedente per far traballare le sleali ed ingannevoli fondamenta su cui poggiano gli abusi del credito al consumo. Liberamente ispirato al romanzo  “Vite che non sono la mia” di Emmanuel Carrère: “non un adattamento, ma una libera ispirazione” quindi, come ci tiene a sottolineare il regista, ne preserva lo spirito ed alcuni elementi chiave, pur cambiando i personaggi ed inventandone di nuovi, nell’esigenza del rispetto di quelli originariamente descritti da Carrère, che erano persone reali appartenenti alla sfera privata di quest’ultimo.

Il film nasce dunque dall’urgenza di voler raccontare la forza ed il potenziale dei nostri desideri, un’urgenza che, metacinematograficamente, si fa desiderio anch’essa, spingendo Lioret ad attivarsi per realizzare la propria opera, in ottemperanza ai canoni formali di un realismo assoluto – in cui “non si deve vedere l’aspetto delle finzione” –  per coniugare impegno sociale – la denuncia dello strapotere delle società di credito – e  racconto intimista; perché, se è vero che il desiderio è la molla intima che ci spinge ad agire, è solo l’effetto di queste nostre azioni che poi incide sulla possibilità effettiva di cambiare le cose, di vedere il verificarsi di mutamenti sociali significativi.
Il desiderio dunque è ciò che in prima istanza spinge questi personaggi ad agire, una pulsione che nasce dal profondo e ne indirizza gesti e scelte,  ma i desideri di cui si parla nel film sono anche quelli indotti dalla società consumistica in cui viviamo (“il credito è il consumo e il consumo è il sistema“, come si dice ad un certo punto) e che favorisce il miraggio – come tale solo illusorio e momentaneo – della possibilità di poterli soddisfare facendo ricorso a prestiti di piccola entità, agevolati e fondati sulle pubblicità ingannevoli che tacciono il reale costo, altissimo, degli interessi ed utilizzano vari strategemmi per rendere il piccolo consumatore completamente dipendente e sempre più stritolato dal loro ingranaggio; e ancora, desiderio come quello che viene ad instaurarsi tra Claire e Stéphane, forti di una complicità professionale e di un incastro di intime esigenze e ruoli – in Stéphane, Claire vede e cerca anche il padre mai avuto e la guida di un professionista con più anni di esperienza alle spalle – in cui  la voglia di agire al di là di loro stessi è la molla, ma anche l’effetto sinergico della loro unione. Claire si lascia totalmente andare, anche a gesti di inaudita avventatezza, come quando si tuffa in un lago gelido, perché sa che può contare su Stéphane: a lui si affida totalmente, e grazie a lui trova la forza di sistemare le cose anche per la sua famiglia e di aiutare Céline; così come Stéphane è galvanizzato a sua volta da Claire: in lei, nel suo ardore, nella sua giovinezza ritrova quello slancio idealistico di un tempo.

L’elemento drammaturgico, certo, è dato dalla malattia di Claire – felicemente sposata con Cristophe (Yannick Rénier) e madre di due figli, cui le restano solo pochi mesi di vita –  che si legherà a Stephane in un peculiare rapporto di amicizia-amore, fondato su una sincera spinta connotata da puro slancio vitale ad esperire quel poco che le resta nella più totale pienezza ed aderenza al proprio sentire. Ovviamente in lei l’urgenza di agire – ed agire subito – diventa necessità obbligata, ma ciò che conta è che in questo suo desiderio infonde un’energia trascinante che finisce per coinvolgere ed investire tutte le persone che le sono accanto, trasformando così la malattia in un segno di forza anziché di debolezza. Claire e Stéphane sono due caratteri che reagiscono, che utilizzano gli imprevisti delle loro vite – il caos dell’esistenza tout court, potremmo dire – per muoverli a loro vantaggio, per trarne materia sostanziale di un cambiamento.
Altra parola chiave del film è quella di “incontro”: l’incontro tra Claire e Stéphane, quello tra lei e Céline, la donna sovraindebitata, e poi quello ancora di Claire con la sua malattia. Come afferma Lioret: “Scopro che nei miei film è presente in filigrana una stessa tematica: la forza di un incontro che ci aiuta a superare noi stessi. Questo film mostra degli individui che si uniscono contro l’assurdità del mondo e che, nell’urgenza, fanno muovere le cose“.
Lioret è riuscito a realizzare un film di denuncia sociale partendo – e mai perdendolo di vista – da un procedimento tutto intimista in cui – azzerato ogni artificio scenico affinché, come dichiara egli stesso “non si veda la costruzione del film, non si sentano i dialoghi, non si percepiscano i movimenti della macchina da presa” –  si viene a formare il necessario spazio deputato ad accogliere l’empatia, quel sentimento capace di far calare lo spettatore nei panni del personaggio e di fargli provare le sue stesse emozioni e sentimenti.
Persino le scene che dovrebbero essere più manifestamente “sociali”, quali quelle nelle aule di Tribunale o quelle in cui Claire e Stéphane cercano di trovare un valido espediente giuridico per denunciare l’abuso delle società di credito sui piccoli consumatori, non sono mai esenti dai quei piccoli sussulti, mutamenti dell’anima o gesti intimi che restituiscono sempre allo spettatore la dimensione del personaggio quale individuo unico, dotato di un proprio esclusivo spessore non riducibile a divenire mero coefficiente statistico di un’indagine sociale. Tutti i nostri Desideri è un’opera che, pur avvalendosi di evidenti elementi e snodi narrativi funzionali ad uno svolgimento drammaturgico, riesce dunque a superarli e a raggiungere una valenza universale proprio grazie alla capacità di riuscire a proiettare le emozioni ed i sentimenti dei personaggi oltre lo schermo e a raggiungere il cuore dello spettatore. Un film che, come nella migliore tradizione francese, coniuga il dettaglio di un realismo perseguito e raggiunto sin dalle primissime inquadrature alla capacità di restituire tutte le sfumature del non detto, del più ineffabile e delicato dei sentimenti.

Rita Ciatti

Scheda del Film

Titolo: Tutti i nostri Desideri – Regia: Philippe Lioret – Genere: drammatico –  Durata: 120′ – Paese: Francia – Produzione: Philippe Lioret, Marielle Duigou, in Coproduzione con FIN AOUT- MARS FILMS- FRANCE 3 CINEMA- RHONE-ALPES CINEMA MAC GUFF LIGNE – NORD-OUEST FILMS – Distribuzione – Parthénos –  Sceneggiatura: Philippe Lioret, Emmanuel Courcol (ispirata al romanzo di Emmanuel Carrère “Vite che non sono la mia” – Einaudi Editore) – Montaggio: Andréa Sedlackova – Fotografia: Gilles Henry – AFC –  Scenografia: Yves Brover-  Costumi: Anne Dunsford  – Suono: Jean-Marie Blondel – Musiche: Flemming Nordkrog – Attori Principali: Vincent London, Marie Gillain, Amandine Dewasmes, Yannick Rénier.