Vietnam. Il Delta del Mekong in pericolo a causa di dighe e innalzamento del livello del mare


Categoria: Asia, GEOGRAFIA DEI POTERI

sabato, 14 gennaio 2012

Una vittoria. La decisione nello scorso dicembre  della Commissione del fiume Mekong [1], grazie ad un ruolo attivo dei vietnamiti, di ritardare il progetto della diga Xayaburi sul basso Mekong nel Laos è stata indubbiamente una vittoria. E a maggior ragione se si considera la scarsa attenzione per l’ambiente in Vietnam. Il rinvio è stato giustificato dalla necessità di nuovi studi per valutare l’impatto ambientale della diga. Il Giappone insieme ad altre organizzazioni saranno invitati a sovrintendere agli studi.

Vietnam. Casa del popolo lungo il fiume Mekong. Marzo 2011. Foto Rossella Sorrentino

Costruire dighe significa produrre energia a qualunque costo per sorreggere la crescita economica di questi paesi. La diga con un invaso di 810 metri sarà costruita nella provincia settentrionale laotiana di Xayaburi da una società thailandese  con una previsione di 3,5 miliardi di dollari di spesa. La Thailandia acquisterà il 95% dell’energia prodotta. Per il Laos significherebbe introiti da destinare alla crescita del paese. Le spiegazioni restano le stesse senza mai pensare che la crescita ha bisogno di sostegno ambientale se vuole essere duratura.

Vietnam. Il Delta del Mekong. Dicembre 2011. Foto Bianca Tor

I danni ambientali che potrebbero derivare su un’area già attaccata dalla salinizzazione delle acque sono giganteschi. Nel bacino del basso Mekong vivono circa 60 milioni di persone la cui vita, non solo materiale, è intimamente legata al fiume che fornisce l’80% delle proteine necessarie alla popolazione del bacino [2]. Solo la diga potrebbe causare da 200 a 400 mila tonnellate di pescato in meno.
Scienziati e gruppi ambientalisti vietnamiti durante la conferenza consultiva della Commissione del Fiume Mekong del 22 febbraio 2011 sostenevano che <<una centrale così in quella posizione non solo avrà ripercussioni irreversibili sull’ambiente acquatico e sulla popolazione dei pesci del fiume, ma anche sulle risorse acquifere, sulla sicurezza alimentare perle popolazioni che vivono attorno al Mekong e sulle terre alluvionali a valle del fiume in Cambogia e Vietnam>> [3].

Vietnam. Risaie nel Delta del Mekong. Gennaio 2012. Foto Bianca Tor

E questa sarebbe una delle undici dighe pianificate lungo il corso dei 4.800 chilometri del più lungo fiume del sudest asiatico. Il progetto della diga di Son La nel nord ovest del Vietnam ha già provocato il trasferimento forzato di centomila persone in maggioranza appartenenti a gruppi etnici minori. E senza contare che nella parte alta (provincia cinese dello Yunnan) sono già presenti quattro dighe parte di un progetto della Cina che ne prevede altre quattro.
Come si diceva il delta del Mekong, dove vivono circa 17 milioni di persone, a causa dell’innalzamento delle temperature sta già subendo danni per l’aumento della concentrazione di sale nelle acque. É a rischio l’esistenza di milioni di poveri agricoltori e pescatori.

Vietnam. Mercato galleggiante nel Delta del Mekong. Gennaio 2012. Foto Bianca Tor

Il granaio del riso, come viene definito il delta, fornisce oltre il 50% dei prodotti di mare per il Paese e il 30% di quelli agricoli. Con i 20 milioni di tonnellate di riso il Vietnam è uno dei maggiori esportatori al mondo. L’area ha fatto grandi progressi ma resta ancora molto povera visto che il 50% dei contadini guadagna un dollaro al giorno. È evidente che qualunque produzione agricola dal riso ai mandarini dai cocomeri alle arance ne risente sia nella qualità che nella quantità.
La concentrazione di sale aumenta oltre i limiti cinque volte l’anno mentre nel passato non accadeva quasi mai.

Vietnam. Mercato galleggiante sul fume Mekong. Marzo 2011. Foto Rossella Sorrentino

La Banca mondiale considera il Vietnam il secondo paese al mondo (il primo sono le Bahamas) per vulnerabilità rispetto all’innalzamento delle acque che in questo caso mette a forte rischio le popolazioni e conseguentemente le colture, riso in testa. Il direttore generale dell’Istituto di Meteorologia, Idrologia e Ambiente ha spiegato che se ci fosse un innalzamento di un metro il 40% del Delta sarebbe sommerso [4].
L’innalzamento delle acque non salva nemmeno gli allevamenti intensivi di gamberi che soprattutto lungo la costa hanno sostituito le risaie distruggendo le foreste di mangrovie lasciando la zona scoperta all’erosione dell’oceano.

Vietnam. Il riposo al mercato galleggiante sul Delta del Mekong. Gennaio 2012. Foto Bianca Tor

Non basterà iniziare ad avere specie più resistenti al sale come si sta provando a fare grazie all’aiuto della ricerca. Il Vietnam ha bisogno di uscire dalla povertà e lo deve fare crescendo ma questo non può avvenire contro natura ed ha bisogno di investimenti per fronteggiare quei fenomeni, come l’innalzamento dei mari, che non ha nemmeno provocato.
Pasquale Esposito

[1] Commissione del Fiume Mekong (MRC), un’agenzia intergovernativa con la sede a Vientiane nata con un accordo del 1995, che mira a gestire lo sviluppo del bacino del fiume con un consenso delle quattro nazioni. Cambogia, Laos, Thailandia e Vietnam. La Commissione è finanziata da Finlandia, Giappone, Nuova Zelanda, Belgio, Stati Uniti, Francia, Lussemburgo, Svizzera, Danimarca, Germania, Svezia e Olanda. Per ulteriori dettagli cfr. www.mrcmekong.org.
[2] E’ quanto scrive il sito dell’organizzazione no profit International Rivers Network, www.internationalrivers.org
[3] “MEKONG: Scienziati Vietnamiti e le dighe sul Mekong”, Terresottovento.altervista.org, 26 febbraio 2011
[4] Kit Gillet, “Vietnam’s rice bowl threatened by rising seas”, www.guardian.co.uk, 21 agosto 2011