1Q84 di Murakami Haruki – terza ed ultima parte

1Q84 Murakami
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Sapevo che non ce l’avrei fatta ad aspettare fino ad ottobre 2012, mese in cui è prevista la pubblicazione da parte di Einaudi della terza ed ultima parte di 1Q84 e così, cogliendo anche l’occasione per rispolverare un po’ il mio inglese – unendo l’utile al dilettevole – mi sono procurata l’edizione americana (che raccoglie tutte e tre le parti in un unico volume). Dopo una breve sosta il viaggio prosegue con rinnovato entusiasmo: siamo in autunno inoltrato, nel cielo c’è sempre quella seconda luna, Tengo presta assistenza al padre malato, Aomame si nasconde nel suo appartamento con vista sul parco, Fukaeri si trova a casa di Tengo e intanto scopriamo qualcosa di più su quello strano e respingente personaggio a nome Ushikawa, assoldato dal Sakigake come investigatore privato con il compito di rintracciare Aomame e di capire per quale motivo avesse assassinato il Leader dell’organizzazione religiosa.

Come nei primi due libri la storia procede a capitoli alterni, narrando ora le vicende di Tengo, ora quelle di Aomame, cui si vanno ad aggiungere quelle di Ushikawa, vera e propria rivelazione e, a mio avviso, protagonista indiscusso di quest’ultima parte. La mia impressione è che, esaurita la vena delle peripezie vere e proprie, Murakami abbia deciso di adottare un vero e proprio cambio di registro narrativo focalizzando l’attenzione più sui personaggi –  apponendovi un timbro decisamente più intimista – che non sugli sviluppi della storia stessa, che procede un po’ più stancamente.  I tanti rivoli disseminati sapientemente nei primi due libri vengano lasciati esaurire quasi per inerzia e l’emergere in primo piano di determinati particolari –  quali appunto il deserto interiore di Ushikawa che viene descritto con un procedimento che oserei definire impressionista – costringe ad una lettura più riflessiva che, se da una parte permette di apprezzare il virtuosismo narrativo della singola pagina, suscitando anche riflessioni profonde, dall’altra rallenta un po’ la marcia del viaggio stesso e con essa il coinvolgimento del lettore.  Tutto ciò che nelle prime due parti aveva costituito motivo di interesse e sollecitato le più svariate ipotesi – la crisalide d’aria, la natura dei Little People ed il senso della loro comparsa,  l’apparizione della seconda luna in cielo,  il mistero che aleggia intorno alla figura e alla strana capacità onniscente di Fukaeri, che sembra intuire cose e percepire una realtà ultima invisibile ai più – cede il passo per far convergere tutta l’attenzione dello spettatore nell’attesa di una possibile riunione tra Tengo ed Aomame; ogni loro azione si trasforma in una serie di piccoli avvicinamenti progressivi diretti dalla mano invisibile di una forza destinica secondo un automatismo che  presta il fianco ad un’evidente debolezza a livello di intreccio narrativo.

È vero che l’attesa dell’ incontro tra Tengo ed Aomame  invoglia a sfogliare le pagine in fretta, incitando l’occhio a disubbidire e a saltare le righe per tentare di abbracciare con un solo sguardo complessivo l’intera azione; è vero che la storia si arricchisce di parecchi momenti densi di emozione,  di un’emozione che arriva dirompente e puntuale esattamente come da manuale, ma questo, anziché dare la conferma di un pregio, a mio avviso svilisce il valore letterario dell’opera, configurandosi e svelandosi come operazione artificiosa. Il lettore attento sa bene quanta differenza vi sia tra un’emozione autentica, risultato di un processo mentale che coinvolge tutti i sensi e li rende in grado di elaborare un giudizio estetico e tra quella più immediata e viscerale in cui si ha la netta impressione di essere stati ingannati dall’artificio retorico, quella che io chiamo “commozione indotta”. Un errore che non si dovrebbe mai commettere è quello di giudicare il valore estetico di un’opera d’arte dal grado di commozione che riesce a suscitare nell’immediatezza della fruizione; con questo non intendo dire che non ci siano capolavori in grado di provocare anche forti emozioni, ma che l’emozione, da sola, non può essere ritenuta un parametro. In fin dei conti anche un spot televisivo o una telenovela di scarso valore estetico può indurre al pianto, ma infatti come risultato di un artificio che mira ad un fine ben preciso: quello di vendere un prodotto, appunto, o di soddisfare lo spettatore nell’immediatezza di una gratificazione momentanea.

Il mio giudizio complessivo è che questa terza parte non mantenga le promesse dei primi due – ricchi di simbolismi e di rimandi filosofici e capaci di suggerire una lettura davvero polisemica –  e soprattutto disattenda quel coinvolgimento autentico e sincero che ogni fan di Murakami – almeno dalla Trilogia del Ratto in poi – si attende e questo a causa di un sentore del già menzionato automatismo che finisce per togliere mordente anche a ciò che dovrebbe apparire come sorprendente. Si arriva alla fine con una disposizione di animo che avrebbe dovuto essere di enorme attesa, ma che in realtà conferma e gratifica ciò che in fondo rimane abbastanza prevedibile. Un nodo si scioglie, ma si ha come l’impressione che tutti gli altri intorno ai quali si era andata a depositare una fitta aura di mistero, alla fine non ci siano mai stati: un mero gioco illusionistico, e poco più.
Gli elementi per fare di 1Q84 un degno successore de  “L’ Uccello che girava le viti del mondo” – a mio avviso il suo capolavoro – apparentemente ci sono tutti, compreso quello sconfinamento  dell’ordinario nello straordinario – o dello straordinario nell’ordinario, se preferite – che è il segno distintivo di tutta la produzione dell’autore giapponese – né mancano, come detto, pagine dense di riflessioni e di pensieri che ispirano alla sottolineatura quasi compulsiva, per chi ha questa abitudine di voler evidenziare momenti e passaggi degni da ricordare, ma nel complesso questo romanzo sembra appartenere alla schiera di quelli che durano il tempo della lettura e che, voltata l’ultima pagina, scivolano via incapaci di restare incollati al lettore più del tempo di un sogno; un sogno, un bellissimo sogno, ma evanescente come appunto solo i sogni sanno essere.
Rita Ciatti

Haruki Murakami
1Q84
Alfred A. Knopf
New York 2011
925 pagine – $ 30.50

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