1Q84 di Murakami Haruki

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Murakami Haruki, al suo attivo una ventina tra romanzi, racconti e saggi, noto traduttore di autori occidentali del calibro di Carver, Fitzgerald, Chandler, Salinger, da autore di nicchia qual è stato agli inizi nel nostro paese,  è oggi considerato uno degli autori più originale ed amati del panorama letterario.
Il suo ultimo romanzo, un’opera colossale di quasi 1.000 pagine, diviso in tre libri usciti singolarmente, dall’enigmatico titolo 1Q84 –  dichiarato omaggio al capolavoro orwelliano –  in Giappone è stato un vero e proprio caso letterario: uscito a maggio, inizialmente i primi due volumi (libro primo e secondo), solo nel primo mese ha superato il milione di copie vendute; quando è uscito il terzo, come era da aspettarsi, molte librerie sono state prese d’assalto ed alcune hanno organizzato addirittura eventi per festeggiare e promuovere quello che, a tutti gli effetti, più che un romanzo, sembra essere divenuto un vero e proprio oggetto cult; a seguire sono stati addirittura scritti saggi di approfondimento e molte riviste gli hanno dedicato articoli nel tentativo di sciogliere i tanti enigmi disseminati tra le pagine e che permettano di meglio districarsi nella polisemia complessiva.

Qualcosa mi dice che anche in Italia i numerosi fans di Murakami riserveranno a 1Q84 lo stesso caloroso trattamento che ha ricevuto in Giappone. Lo scorso novembre Einaudi ha pubblicato, raccolti in un unico tomo, i libri 1 e 2  (aprile – settembre), mentre l’uscità per il terzo è prevista per ottobre 2012: ad attendere quel giorno saremo in molti.
Ho iniziato a leggere 1Q84 un paio di settimane fa e, come sempre succede quando si finisce per “cadere” con tutti i piedi dentro ad un romanzo – al pari di Alice che scivola nella tana del bianconiglio – sono stata trascinata in un susseguirsi di vicende – e di storie dentro le storie – catapultata in un mondo dove improvvisamente il paesaggio quotidiano appare diverso, ma dove tuttavia bisogna fare attenzione a non lasciarsi ingannare dalle apparenze perché… la realtà è sempre una sola. Leggere i romanzi di Murakami è, come sempre, un’esperienza; anche stavolta  non ho potuto evitare di venire emotivamente travolta  dalle vicende dei due protagonisti, Aomame e Tengo – di farmi presenza silenziosa ed invisibile che gli scivola accanto e li assiste nel loro vissuto quotidiano, tanto fatto di semplici ed ordinarie mansioni, quali prepararsi un the, cucinare, prendere la metro per andare a lavoro, quanto di eventi meravigliosamente straordinari – e quando ieri è arrivato il momento di dirgli addio (almeno fino ad ottobre prossimo, perché la storia rimane in sospeso) proprio non me la sentivo di lasciarli andare, quasi fossero diventati, se non proprio una parte di me, comunque amici preziosi ed irrinunciabilili. Ce la farò, mi sono chiesta, a portarmi dietro il “peso” della loro storia per un anno intero – e di una storia più grande, in cui loro stessi sono coinvolti – la cui interpretazione ultima, al pari di un oracolo, non è immediatamente fruibile? Ma poi, improvvisamente, mi sono resa conto che il “peso” di questa storia non farà che avvicinarmi ancor più a Tengo ed a Aomame perché anche loro, in fondo, non hanno fatto altro che vivere fino ad un preciso momento portandosi dentro “qualcosa” – sfuggente ed incomprensibile – ma al tempo stesso capace di  farsi presenza calda e rassicurante.
Aomame è una giovane donna che svolge – fredda ed imperturbabile – una professione molto particolare: assoldata come killer da una ricca signora uccide uomini che hanno maltrattato, picchiato ed abusato di donne.
Tengo insegna matematica ad una scuola preparatoria e nel tempo libero cerca di diventare un romanziere, collaborando anche con la rivista di una casa editrice per la quale scrive articoli e seleziona romanzi di esordienti da candidare ad un premio per nuovi scrittori. L’editore Komatsu, scaltro ed intelligente, lo convince ad assumersi il ruolo di riscrivere completamente un romanzo dal titolo La Crisalide d’Aria, opera prima della misteriosa diciassettenne Fukada Eriko, altrimenti dettia Fukaeri: si tratta di una storia molto particolare che contiene qualcosa di inspiegabile ma che, al tempo stesso, si intuisce essere qualcosa di molto significativo; una storia che vale la pena di essere messa a conoscenza del mondo, con il solo difetto di essere scritta con un pessimo stile, difetto il quale – abile e virtuoso narratore ma non ancora in grado di portare a compimento un romanzo tutto suo davvero incisivo – Tengo provvederà a riscrivere, stando ben attento a non stravolgere il contenuto originale, seppure consapevole dei tanti rischi cui può andare incontro, e specialmente nel caso, com’è previsto, che il romanzo vinca il premio e diventi un bestseller.
Cos’hanno in comune Tengo ed Aomame e in che modo le loro esistenze – apparentemente separate – finiranno per congiungersi proprio grazie a La Crisalide d’Aria, quasi fosse stato il catalizzatore di forze incoercibili?
In loro riaffora un unico ricordo comune: in un’aula vuota, dopo la fine delle lezioni, Aomame si avvicina a Tengo e gli stringe la mano, guardandolo negli occhi.
La Crisalide d’Aria diviene, come previsto, un bestseller e, da quel momento, nulla più sembra essere come prima, nemmeno il cielo, nel quale, inspiegabilmente, è apparsa una seconda luna. Tutti i personaggi sono come risucchiati all’interno di un vortice e catapultati in una sorta di realtà in cui avvengono cose sempre più strane e si verificano fenomeni straordinari.
Ora, bisogna assolutamente far presente due cose: i romanzi di Murakami non possono in alcun modo essere definiti romanzi fantastici perché tutto, sin nei minimi particolari, è descritto in maniera estremamente realistica. I personaggi sono persone comuni, spesso dall’aria anonima, che conducono vite tutto sommato normali, ordinate, quasi monotone nell’organizzazione giornaliera. Poi, ad un certo punto, accade qualcosa di inconsueto, di “strano”, qualcosa che rende immediatamente percepibile l’idea di un’anomalia. E da lì cominciano ad avvenire fatti inconsueti o si fanno strani incontri, con persone eccentriche e misteriose che sembrano talvolta provenire  da mondi altrettanto eccentrici e misteriosi. L’efficacia della scrittura di Murakami consiste però proprio nel rendere assolutamente credibile tutto ciò, senza che la sospensione dell’incredulità abbia mai un cedimento, nemmeno quando – come avviene in 1Q84 – in cielo si vedono due lune e  i Little People fanno la loro comparsa. Dirò di più: se c’è una sensazione alla quale inevitalmente ricollego tutti i romanzi di Murakami è proprio quella di un’intensa gratificazione e rilassatezza interiore. I suoi mondi – che siano reali o meno, che siano allegorici, simbolici o semplici visioni dell’inconscio che pian piano acquistano vigore e materia – riescono a conciliare e ad esaudire tanto il bisogno di evasione quanto quello di acquietare e mettere a tacere i nostri dubbi e le nostre paure più profonde.

Ci sono tantissimi modi in cui un romanzo come 1Q84 può essere letto e non mi metterò certo a suggerire tutte le possibili interpretazioni nei particolari, anche perché nella storia, rimasta in sospeso al momento in cui finiscono i primi due libri, tutto ancora può accadere.
E’ possibile però, sin da ora, scorgere il delinearsi di un’originale allegoria sul problema ontologico del male e riprendere alcune tematiche che non sembrano essere nuove nella poetica dell’autore giapponese. Cosa sono i Little People e cosa vogliono? Qual è la loro reale funzione nel mondo? Sono portatori di bene o di male? La loro è una presenza malvagia o, in qualche modo, necessaria?
Il bene e il male non sono entità fisse e immobili, ma mutano sempre di posto e posizione. Ciò che è bene può trasformarsi in male un attimo dopo”.
Dichiaratamente ispirandosi all’archetipo junghiano dell’Ombra finisce, mescolandovi elementi della cultura orientale (sotto forma di parabole, storie, elementi mitici e storici) per elaborare un’affascinante ed ammaliante vicenda in cui i rapporti di causa ed effetto vengono anteposti e sollecitati a continue variazioni ed in cui ciò tutto ciò che accade sembra in qualche modo mantenere – seppure invisibile ed apparentemente indecifrabile – un ordine ed equilibrio interno.
La Crisalide d’Aria, romanzo dentro al romanzo ed i personaggi che vi ruotano attorno si fanno portatori di un gioco metaletterario a cui – oltre che come fruitore di interessanti disquisizioni sulla scrittura –  il lettore prende parte fino ad interrogarsi, insieme ai personaggi stessi Tengo ed Aomame, sul potere che ha la letteratura di creare mondi alternativi e fin quanto sia possibile spingersi per rendere tangibile questo potere e la sua capacità di agire sulla realtà ultima. Finanche la nostra.
La spinta che sembra muovere tutti i personaggi sembra aver poco a che fare con quanto in loro vi è di consapevole e molto con quanto invece è rimasto nascosto, segreto, dimenticato, indecifrabile. Ma, esattamente come accade nell’archetipo junghiano dell’Ombra, quanto più i personaggi riusciranno a prendere confidenza con la loro realtà sotterranea fatta di paure, ossessioni, enigmi irrisolti, domande senza risposta, e tanto più andranno vicini alla realizzazione del loro destino.

Al momento, nel cuore di tutti i lettori appassionati di Murakami, questo suo ultimo lavoro, 1Q84 (a proposito, nove in giapponese si pronuncia come la lettera Q in inglese, da qui il gioco di parole del titolo, che pure ha un senso ben preciso all’interno della storia), lascia tanti punti interrogativi e non è un caso che usi questa locuzione “lascia con tanti punti interrogativi nella testa“, essendo, più o meno, la medesima che viene usata a proposito della ricezione de La Crisalide d’Aria da parte dei finti lettori di questo finto romanzo che si trova all’interno.
In conclusione: un romanzo che si incarta su se stesso, un mondo dal cui interno se ne dirama un altro che lo assorbe e rende impossibile farvi ritorno, piccoli esseri – i Little People – che costruiscono crisalidi d’aria il cui potere fa crescere proporzionamente quello dei loro antagonisti, una splendida  ragazza diciassettenne e la sua ombra che si fa strada nel mondo. Sì, ma in quale mondo?
Nel momento in cui in cielo compare una seconda luna Tengo ed Aomame capiscono di aver perduto per sempre il mondo cui erano appartenuti fino a poco fa, ma anche di aver guadagnato qualcosa alla cui ricerca, inconsapevolmente, erano andati per tutta la vita.
Una cosa è certa: anche leggere 1Q84, per quanto possa essere un’esperienza che ci lascia con tanti punti interrogativi, di sicuro ci arricchisce di qualcosa, anche perché, lo sappiamo bene, compito di uno scrittore non è quello rispondere ai quesiti, ma di porre domande.

Rita Ciatti

Murakami Haruki
“1Q84”
Einaudi – 2011
724 pagine – 20,00 euro

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