35 anni fa un altro 11 settembre

Cile bandiera
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Mentre il mondo si accinge si prepara alla commemorazione delle vittime innocenti dell’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 al World Trade Center di New York, che vedrà tra le altre iniziative la presenza a Ground Zero dei due candidati alle elezioni presidenziali statunitensi Obama e McCain, un altro 11 settembre, quello del 1973, deve essere ugualmente ricordato come uno dei giorni più tragici e oscuri che la storia del secondo dopoguerra abbia vissuto. Il simbolo per antonomasia del martirio della democrazia e della libertà dei popoli dell’America Latina.

LE PREMESSE
Un lungo periodo di instabilità politica, economica e sociale aveva visto in Cile l’alternarsi di governi formatisi il più delle volte con l’appoggio determinante dei partiti di destra e con il consenso dei vertici militari, da sempre molto influenti. Ciò aveva portato alla sistematica esclusione dal potere politico i partiti e i sindacati di sinistra, in particolar modo il Partito Comunista. All’inizio degli anni ’50, con l’inasprimento della “guerra fredda”, la tendenza si era addirittura accentuata sfociando nella cosiddetta “legge maledetta” che, oltre all’esclusione del Partito Comunista da ogni possibilità di governo, prevedeva la soppressione di qualsiasi attività sindacale. [1]

L’elezione del democristiano Eduardo Frei Montalva a Presidente della Repubblica (1964) aveva portato timide aperture, attuando quella che venne chiamata “Rivoluzione nella Libertà” [2]: una moderata riforma agraria e qualche intervento nella pubblica istruzione, un piano di edilizia popolare e la partecipazione dello Stato nell’industria del rame, di cui il Cile era, ed è tuttora, uno dei principali paesi estrattori ed esportatori [3].
Gli interventi del governo di Frei non avevano prodotto i miglioramenti sperati e già alle elezioni politiche del 1969 la sinistra era riuscita a guadagnare la maggioranza in parlamento, quindi si arrivò alle elezioni presidenziali del 4 settembre 1970 ancora in un clima di grande instabilità e incertezza.

ALLENDE E LE ELEZIONI DEL 1970
Salvador Allende Gossens, medico di idee marxiste, era stato uno dei fondatori del Partito Socialista Cileno. Si presentava candidato alle elezioni presidenziali per la quarta volta ma aveva già ricoperto importanti incarichi politici ed istituzionali: ministro in alcuni governi di coalizione e Presidente del Senato. Era appoggiato da una larga coalizione di centro-sinistra, la Unidad Popular [4], costituita da socialisti, comunisti (che inizialmente avevano proposto come candidato presidente il premio Nobel Pablo Neruda), radicali e una parte di cristiano-democratici. In vista delle elezioni aveva anche ottenuto il sostegno sia da parte del sindacato della CUT (Central Única de Trabajadores) sia, seppur in appoggio esterno, dell’ associazione di movimenti di ispirazione rivoluzionaria marxista-leninista del MIR (Movimiento de Izquierda Revolucionaria), nato nel 1965 dall’unione di tutti quei gruppi e sindacati “più a sinistra” del quadro politico cileno [5].
Gli altri candidati presidenti alle elezioni erano Jorge Rodríguez Alessandri, conservatore indipendente e Radomiro Tomic della Democrazia Cristiana.
La coalizione di Allende ottenne una debole maggioranza relativa [6]. Si rendeva dunque necessaria la ratifica dal Congresso Nazionale Cileno (come previsto dalla Costituzione del 1925). Questa arrivò però solo come conseguenza di un drammatico avvenimento: l’assassinio del Generale René Schneider. L’ufficiale, contrariamente al sentimento diffuso negli ambienti militari, aveva dichiarato pubblicamente che non si sarebbe opposto al risultato delle elezioni anche in presenza di una vittoria della sinistra, rispettando l’esito democratico delle urne. Queste affermazioni avevano provocato risentimento e preoccupazione tra le schiere più intransigenti dell’esercito, così, il 22 ottobre 1970, uomini legati al Generale Roberto Viaux cercarono di sequestrare Schneider. Nella colluttazione il generale aveva riportato ferite gravi che ne avrebbero causato la morte qualche giorno dopo. Il grave accaduto provocò l’indignazione nazionale e così il 24 ottobre l’elezione venne finalmente ratificata dal Congresso Nazionale in seduta plenaria. Allende diventava Presidente ricevendo 153 voti contro 35 appena dell’ex Presidente Jorge Rodríguez Alessandri. [7]

I 1000 GIORNI DEL GOVERNO ALLENDE
La risoluzione dei problemi economici e sociali attraverso la nazionalizzazione di alcuni settori chiave, a cominciare dalla industria legata alla produzione del rame, erano in cima ai programmi del nuovo governo. In questo settore però molti e forti erano gli interessi di multinazionali estere, soprattutto statunitensi. In politica estera invece il governo non esitò a intraprendere rapporti con i paesi dell’area socialista. E in questo quadro rientrò, nel 1971, la visita ufficiale di Fidel Castro, al termine della quale Allende annunciò la ripresa delle relazioni diplomatiche con lo stato cubano, nonostante il divieto imposto dall’Organizzazione degli Stati americani [8].
Questi i motivi principali per cui il governo degli Usa cercò di contrastare fin da subito Allende. Già all’indomani dell’investitura ufficiale il presidente americano Richard Nixon e il suo segretario di stato Henry Kissinger con l’aiuto della CIA, avevano progettato una serie di interventi in appoggio all’opposizione e con l’intento di provocare in poco tempo il ribaltamento dell’opinione pubblica cilena sia attraverso la propaganda, con il paventato avvento dello “spettro comunista”, sia attraverso interventi “più diretti”, come il finanziamento e l’organizzazione di alcuni scioperi, il più importante dei quali fu quello proclamato dal sindacato dei camionisti, ai quali si unirono piccoli imprenditori e professionisti, che immobilizzò il paese per diverse settimane [9].
Così, se alla fine del primo anno di vita il governo Allende era riuscito ad evitare la crisi grazie ad una serie di provvedimenti, come l’innalzamento dei salari, l’affossamento dell’economia fu inevitabile e si rivelerà determinante nei mesi seguenti, segnando in maniera drammatica le sorti del Presidente e del Paese intero.

Nonostante i problemi montanti nel Paese, alle elezioni parlamentari del 1973, Unidad Popular riuscì tuttavia non solo a “tenere” ma ad aumentare addirittura i consensi. Nel frattempo però si era consumata la rottura con quella parte dei cristiano-democratici che avevano appoggiato Allende e che ormai erano confluiti insieme al Partito Nazionale in un’alleanza di conservatori, la Confederación Democrática (CODE) [10].
Come visto, da sempre in Cile un ruolo fondamentale, sia nella politica che nella società, era giocato dalle forze armate. Così, nel tentativo di rinsaldare l’unità nazionale, Allende era andato a cercare consensi anche nell’esercito. Dapprima venne chiesto al generale Carlos Prats di entrare a far parte dell’esecutivo come Ministro degli Interni. Successivamente al generale Augusto Pinochet, uno dei più fidati ufficiali, venne invece affidato il comando delle forze armate. Un errore, seppur commesso in buona fede, che si sarebbe rivelato drammaticamente fatale.
La seconda metà del 1973 fu un susseguirsi di fatti che annunciavano quello che sarebbe accaduto l’11 settembre.
Il 29 giugno l’episodio più grave, quando un reggimento al comando del colonnello Roberto Souper fallì un tentativo di golpe, circondando una prima volta il palazzo della Moneda
Il 9 agosto, il generale Prats venne nominato Ministro della Difesa, ma subito dopo fu costretto a dimettersi a causa del malcontento da subito manifestatosi presso gli ambienti militari. In quell’occasione però Prats dovette anche dimettersi da comandante in capo dell’esercito, sostituito in questo incarico ancora da Pinochet.
Sempre in agosto la Corte Suprema, la Camera dei Deputati e l’opposizione, rappresentata dalla CODE, attaccarono pesantemente il Governo accusandolo di incostituzionalità e rivolgendosi apertamente ai militari per intervenire e ripristinare l’ordine.[11] Le principali accuse che venivano mosse al governo erano di perseguire l’avvento di uno stato socialista totalitario attraverso il controllo sulla produzione industriale e sulla società.
Il 24 agosto Allende rispose parlando al Paese e accusando l’opposizione di aver invocato l’intervento dei militari contro un governo che invece era stato democraticamente eletto dal popolo. Difese l’operato del proprio esecutivo affermando di aver perseguito sempre mezzi costituzionali in difesa della democrazia e si appellò “ai lavoratori, a tutti i democratici e i patrioti” perché si unissero a lui nella difesa della costituzione e del “processo rivoluzionario”. [12]
Ma il paese era ormai nelle mani delle forze armate e la mattina dell’11 settembre l’aviazione bombardava la Moneda. Allende volle restare al suo posto, nel proprio ufficio, difendendo il palazzo presidenziale e con esso quello che restava della democrazia in Cile. Da qui pronunciò le sue ultime parole alla radio:
<<Certamente Radio Magallanes sarà messa a tacere e il timbro tranquillo della mia voce non vi giungerà. Non importa. Continuerete a sentirlo. Sarà sempre accanto a voi. Almeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno, che fu leale alla lealtà dei lavoratori…
Hanno la forza, potranno soggiogarvi, ma non si arrestano i processi sociali né col delitto né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli…
Lavoratori della mia terra: ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Resistete sapendo che presto si apriranno le grandi strade da cui passerà l’uomo libero per costruire una società migliore.
Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!
>> [13]
Secondo le fonti ufficiali, pur di non cadere nelle mani dei traditori, si tolse la vita sparandosi un colpo di fucile.
Il comando del governo venne affidato ad un triumvirato di generali ma di fatto tutto il potere era nelle mani di Augusto Pinochet che fino all’ultimo era stato ritenuto fedele alla costituzione dallo stesso Allende.  Iniziava per il Cile un lungo periodo di terrore. Subito dopo l’intervento militare vennero prelevate e radunate con la forza, all’interno dello stadio nazionale di Santiago, decine di migliaia di uomini e donne sostenitori di Allende e il “decreto del 13 settembre“, emanato dallo stesso Pinochet, tra le altre cose, mise fuori legge i partiti che avevano fatto parte di Unidad Popular.
Negli anni a seguire decine di migliaia furono gli arrestati e altrettanto gli “scomparsi” (desaparecidos), soprattutto tra i giovani. Vennero denunciati migliaia di casi di violazioni dei diritti umani. Secondo il rapporto della Commissione Rettig (per la verità e la riconciliazione), reso noto nel 1991, 3196 persone morirono a causa della violenza politica durante il regime di Pinochet. Di esse, 1185 rimangono tuttora “scomparse”. Un’intera generazione spazzata via. Il Cile dimenticò ogni forma di democrazia. Con una violenza inaudita furono eliminati oppositori, democratici, intellettuali, lavoratori, sindacalisti, studenti. [14]
Come visto, le implicazioni del governo degli Stati Uniti furono tante e determinanti. Gli USA iniziavano una politica di pesante ingerenza negli affari e nel controllo dei paesi dell’America Latina. E lo fecero appoggiando e sovvenzionando interventi di repressione durissima con aiuti economici ma anche militari e logistici. Quanto avveniva in Cile fu molto presto imitato da altre dittature dell’America Latina, fra tutte quella argentina, creando una vera e propria multinazionale del terrore e passata alla storia come “Operazione Condor“, il piano concordato negli anni ‘70 tra i governi di tutti quegli stati per reprime per ogni sorta di opposizione. [15]
Nel cuore e nella mente di tutti i democratici quei fatti rimangono simbolo di una giustizia brutalizzata, di voci libere interrotte e allagate nel sangue, di donne e uomini eliminati con ferocia e determinazione scientifica.
L’esempio di Allende dovrà rimanere per sempre nella storia e le sue parole, consegnate alla eco della libertà e della democrazia, dovranno essere propagate e mai dimenticate.

Cristiano Roccheggiani

[1]  Sulla legge maledetta (“ley maldida”) si veda AA.VV. “Cile 1970-1973”, Dedalo libri, p. 80
[2] Note sulla vita di Eduardo Frei Montalva, si veda nota bibliografica sulla enciclopedia icarito.cl
[3] Più del 40% delle riserve mondiali di rame si trovano in Cile. Chuchicamata è il maggior stabilimento con miniera a cielo aperto ed El Teniente il più grande nell’estrazione in galleria. Dati tratti da grander-technologie.com.  Sulla produzione del rame in Cile si veda codelco.com e E. Galeano, “Le vene aperte dell’America Latina“, ed. Sterling & Kupfer, p.284
[4] Da “Il Cile di Allende” isole.ecn.org
[5] Il Congresso del 1967 del MIR aveva votato il ricorso alla lotta armata tuttavia, proprio in occasione delle elezioni del 1970 aveva deciso si sospendere questa strategia.  Sulla storia e il congresso del MIR di veda memoriamir.cl
[6] Da  “Il Cile di Allende” isole.ecn.org  La coalizione che sosteneva Allende ottenne il 36,29% dei voti molto vicina al 35,76 di Alessandri.
[7] Ibidem
[8] Sul soggiorno di Fidel Castro in Cile si veda intervento di Fidel Castro Ruz su granma.cu  del 26 giugno del 2008. Qui si riporta la versione italiana
[9] Sui rapporti Kissinger – CIA sul cile si veda progettonovecento.it
[10] Da Danny Gonzalo Monsálvez Araneda, “A 35 años del Golpe: Concepción una zona de izquierda” tratto da elclarin.cl del 6 set 2008. Unidad Popular arrivò al 43% dei voti.
[11] Da  “Il Cile di Allende” isole.ecn.org
[12] Il discorso di Allende al parlamento cileno è tratto da: josepinera.com
[13] Il discorso di Allende a radio Magallanes è tratto da peacelink.it
[14] Sulle vittime della dittatura cilena si veda rapporto Amnesty International su amnesty.it
[15] Sull’operazione Condor e l’incriminazione di Pinochet si veda articolo del 13 dic 2004 “Cile. I giudici incriminano Pinochet per l’Operazione Condor: dittatore agli arresti domiciliari” da rainews24.rai.it

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