37 miliardi per la spesa sanitaria: MES o altro?

MES
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A livello istituzionale e da molte parti politiche presenti in Parlamento, salvo una parte del M5S e poco altro, da settimane si spinge per accettare i 37 miliardi di euro provenienti la Meccanismo europeo di stabilità (MES). La spinta arriva anche dall’estero con la Merkel e dal Vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis che vorrebbero che l’Italia attivasse il Mes.

Prima di dare qualche dettaglio economico e normativo vale la pena ricordare lo European Financial Stability Facility (Efsf), semplificando il Fondo salva Stati, nasceva nel 2010 in risposta alla crisi finanziaria ed economica del 2008-2010 per supportare finanziariamente gli stati con il vincolo di tenere salda la stabilità finanziaria dell’Eurozona. Nel 2012 viene sostituito dall’European Stability Mechanism la cui entrata in vigore definitiva è avvenuta dopo che la Corte Costituzionale Federale tedesca si è pronunciata in favore con l’obbligo di alcune limitazioni per renderlo compatibile con il sistema costituzionale tedesco. Dal 2010 hanno avuto accesso la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo, Cipro e la Spagna.
Da punto di vista giuridico, si tratta di una società di diritto lussemburghese, il cui presidente è il tedesco Klaus Regling.

Un’altra osservazione preliminare che dovrebbe far riflettere: i 37 miliardi di euro che sarebbero destinati all’Italia per spese sanitarie dirette e indirette, sono più o meno le risorse che sempre lo stesso sistema liberale, in Italia e in Europa, con la politica dell’austerità ha chiesto e ottenuto di sottrarli al sistema sanitario nazionale rendendolo più debole per soddisfare a pieno un diritto universale quale quello alla salute. E naturalmente più debole per le emergenze pandemiche come quella che stiamo affrontando tuttora.

L’argomento principale di tutti coloro che spingono per un’accettazione del prestito MES è che per l’Italia, in termini di interessi, costa decisamente meno al ricorso al finanziarsi emettendo altro debito pubblico.
In effetti come per la Grecia, la Spagna e il Portogallo, l’Italia pagherebbe meno: lo 0,13% sul prestito a 10 anni. E così «un Btp decennale rende l’1,2% l’anno. Significa che, da qui al 2030, il Tesoro pagherà questo interesse ai creditori di medio lungo periodo. 109 milioni di euro di risparmi. Oggi 10 miliardi di finanziamento sul mercato costano al Tesoro italiano 122 milioni, con il Mes se ne risparmierebbero 109» [1].
Resta comunque un risparmio risibile dati gli importi delle risorse necessarie.

Altro argomento è quello di risorse necessarie di cui l’Italia non disporrebbe. Ma qui le alternative sarebbero tante a cominciare dal fatto di far finalmente pagare le tasse a chi le ha sistematicamente eluse o evase, soprattutto nelle grandi aziende e multinazionali, ad approntare un piano industriale (completamente compatibile con un ambiente sano per tutti gli essere viventi) che generi reddito, un piano di investimenti sul territorio dalla sua messa in sicurezza alla sua bonifica viste le molte aree devastate e che provocano danni alla salute e all’ambiente.

Antonella Stirati, ordinario ordinario di Economia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università Roma Tre chiarisce questi aspetti quando spiega dell’importanza dell’aumento della domanda per l’economia e che «nonostante la variabilità delle stime relative ai valori assoluti dei moltiplicatori fiscali, vi è larga convergenza nella letteratura economica circa la gerarchia dei valori dei moltiplicatori, e ne risulta che in generale:
•  I moltiplicatori fiscali della riduzione delle tasse (in particolare sui redditi medio-alti) e dei trasferimenti alle imprese sono molto più bassi di quelli di altre voci di bilancio.
•  I moltiplicatori più elevati sono quelli degli investimenti pubblici e della spesa in consumi pubblici (sanità, istruzione ecc – cioè della assunzione di personale addetto a fornire quei servizi).
Quindi l’Italia dovrebbe puntare a spendere, anche in disavanzo, su componenti di spesa ad elevato moltiplicatore: investimenti e crescita dell’occupazione qualificata nel settore pubblico, attualmente molto sottodimensionato rispetto a quanto avviene in altri paesi europei» [2].

Oltre ad essere un prestito destinato solo alle spese sanitarie dirette e indirette (queste ultime non è ben chiaro cosa siano), il ricorso al MES ha ben altre inconvenienze, come scrive la stessa Stirati: «Il MES ‘pandemico’ o sanitario, nonostante l’assenza di condizionalità ex-ante (eccetto che sulla destinazione dei fondi) presenta insidie rilevanti connesse al suo prevedere una ‘sorveglianza rafforzata’ sulla politica di bilancio dei paesi debitori pienamente incardinata nel quadro normativo dei trattati e quindi in quelle regole di finanza pubblica che hanno già dimostrato la loro disfunzionalità, specialmente in periodi di crisi» [2].

Tornando al punto delle risorse da trovare potremmo invitare gli analisti, economici e politici, a riflettere su quanto scritto da Marco Bersani: «Una recente sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite -n. 8770/20- dando ragione al Comune di Cattolica (RI) nel contenzioso contro la banca Bnl, ha stabilito la nullità dei contratti derivati, che non avrebbero mai dovuto essere sottoscritti dagli enti pubblici.
Poiché si tratta di una sentenza che, data l’autorevolezza della Corte che l’ha pronunciata, fa giurisprudenza, perché lo Stato italiano, attraverso il Governo, non dichiara ipso facto la nullità dei contratti stipulati?
Sapete a quanto ammonta, secondo Eurostat, la perdita che incombe sui conti dello Stato e che la società indipendente di consulenza finanziaria Ifa Consulting ha stimato con probabilità altissima? 36 miliardi di euro!» [3].
Ciro Ardiglione

[1] Giuditta Marvelli, “Mes, il debito meno caro che conviene all’Italia (ma non a Francia e Germania)”, https://www.corriere.it/economia/finanza/20_luglio_07/mes-debito-meno-caro-che-conviene-all-italia-ma-non-francia-germania-9a09704e-c019-11ea-ad66-3c342f8d70f1.shtml, 7 luglio 2020
[2] Antonella Stirati, “Analisi macroeconomica, prospettive italiane e una valutazione di MES ‘pandemico’ e Recovery Fund.”, https://www.economiaepolitica.it/politiche-economiche/analisi-macroeconomica-prospettive-italiane-e-una-valutazione-di-mes-pandemico-e-recovery-fund/, 1 luglio 2020
[3] Marco Bersani, “Sanità – MES – Derivati: Dica 36 (miliardi)”, https://www.attac-italia.org/sanita-mes-derivati-dica-36-miliardi/, 4 luglio 2020

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