4. Rock e dintorni: gli esordi mancati nel 2013

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Eccoci alla quarta raccolta di note sugli esordi del rock e dintorni di questo 2013. Sono tante le pubblicazioni e certamente tante altre quelle sfuggite, nonostante le puntate che avrete potuto leggere sulla nostra rivista web fino ad oggi.
C’è l’Italia e il mondo anglosassone e qualche altra eccezione come oggi con la regola che vi prendono parte gli album degli artisti che per la prima volta danno alle stampe la loro opera senza tener conto di precedenti singoli ed ep.
Buona lettura e soprattutto buon ascolto quando troverete qualcosa che catturi la vostra curiosità. E scusateci per gli assenti.

Volpe Gloom Lies Biside Me As I Turn My FaceTowards The Light

Cantastorie di semplice raffinatezza. Produzione artigianale di alta precisione che deriva dalla sua tradizione jazzistica e dal suo essere anche tecnico del suono. Ecco a voi Manuel Volpe con il suo interminabile per il titolo, la durata è meno di mezz’ora, Gloom Lies Biside Me As I Turn My FaceTowards The Light. «La ricerca del sé è molto evidente e nell’ascolto del disco i pensieri viaggiano in un ambiente arcano di una metropoli odierna. Il timbro vocale poi ricorda i vari Mark Knopfler, Tom Waits e Paolo Conte ma senza ricalcare forzatamente le loro orme» [1].
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NGHBRS Twenty One Rooms

Jordan Schneider,  Ian Kenny, Tommy Fleischmann e  Eric Vivelo ovvero gli NGHBRS a tre anni dalla loro nascita pubblicano il loro primo disco Twenty One Rooms e di loro si parla per un’innovativa trovata nel girare un videoclip. Ma a parte la creatività nell’utilizzo di un social network il loro ha suscitato interesse per gli incroci continui e repentini di generi che si attraversano seguendo le note e la voce di Ian Kenny in Beneath The Raging Sun, il manifesto del gruppo proprio per la violenza del ritmo a tratti che lascia il campo alla dolcezza di una ballata.
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monsieur voltaire 33

Dopo un ventennio di peripezie e vertigini” e tanti gruppi a quarantatré anni Monsieur Voltaire ovvero Marcello Rossi ci porta la sua musica con 33. Otto tracce in trentadue minuti che compongono uno spartito sonoro molto variegato che tiene da conto delle due sponde dell’Atlantico dal cantautorato degli Anni ’60 e ’70 come la beatlesiana Emily al country rock di Ray Land al grunge, stile Alice In Chains, dell’iniziale The Run. Non ci sono né piaggeria né cadute di stile.
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TBC è il disco, di cui non troverete molte tracce, del quartetto belga Amatorski nato nel 2008 e solo dopo un lustro giunto al suo debutto pieno. Siamo nell’orizzonte melanconico dei Portishead e dei Sigur Rós, «sanno usare sia le sonorità digitali che gli strumenti tradizionali, hanno referenze illustri ma le sanno trascendere in modo personale, […], hanno indubbio buon gusto e non annoiano mai – anzi a volte sorprendono decisamente, come nell’imprevedibile apertura di noise caotico che squarcia la seconda metà di 8 November» [2].
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Registrato in presa diretta La cena del bestione è il disco dei pratesi Granprogetto che calcano le scene da molti anni. Rock alternativo anni Novanta anche se presenta deviazioni come quelle post-rock del tredicesimo e ultimo brano Kronoporta spaziale, o come quelle quasi ambient di Arrivare o arrivarci. «Godibile e virtuoso, mentre si scalano le 13 tracce una smorfia gaudente si appropria della parte alta del sorriso dell’ascoltatore con il piede che batte il ritmo delle liriche» [3].
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The Cabs vengono dal Giappone e non si sa se ci sarà un seguito perché, prima di essere pubblicato il loro Regenerative Landscape, il cantante era morto. Il genere è il math-rock, «non siete razzisti se vi scappa da ridere per la voce di un morto, perché il cantato in giapponese, tra quei saliscendi di chitarrine spezzate e le sfuriate di batteria, fa quell’effetto lì. Poi però, superato l’imbarazzo iniziale, il disco decolla e vi troverete a riascoltarlo da capo» [4].
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Il gruppo milanese dandosi il nome EL SANTO ha voluto omaggiare Rodolfo Guzmàn Huerta lottatore di wrestling e icona popolare messicana. Giorgio Scorza, Daniele Mantegazza e Lorenzo Borroni e Pasquale Delfina dalle Officine Meccaniche di Mauro Pagani hanno debuttato con Il topo che stava nel mio muro «undici tracce di alternative rock marcatamente italiano, orientato sia verso accenti maggiormente psych/blues sia verso soluzioni più cantautorali» [5].
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A Napoli nel febbraio 2011 nasceva il duo I Not ordinary dead  (NODe) composto da Johnny Lubvic e Katomo San che manipolando suoni hanno incrociato generi e ritmi a distanza siderale tra loro. Tragic Technology Inc. è il loro debutto frutto di questa esperienza di miscela tra punk rock, dark, new wave, industrial e via fondendo, «una prova dal respiro moderno ed internazionale, in grado di fondere attitudine indie con energia dancefloor, mettendo d’accordo rockers e discotecari nel momento della verità: la pista da ballo» [6].
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Il garage rock dei Wildmen sembra nato in un bar di Trastevere ma, in effetti, ad ascoltare il loro album omonimo  sembra che il bar sia di un quartiere oltre oceano. Giacomo Mancini (chitarra) e Matteo Vallicelli (batteria) pubblicano un disco in cui non si rifiata, undici canzoni con un ritmo sfrontato frutto anche di tradizioni blues e che non si abbassa mai di livello.
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Come sempre non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

[1] Davide Maestri, www.mescalina.it , 12 giugno 2013
[2] Bizarre, BlowUp, giugno 2013, pag, 88
[3] Emiliano D’Agostino, www.lamusicarock.com, 15 luglio 2013
[4] Faz&Nilo, “I migliori dischi del 2013 di band (ancora) sconosciute”, www.linkiesta.it, 23 dicembre 2013
[5] Giulia Antelli, www.sentireascoltare.com
[6] Stefano Riggio, www.rockit.it, 21 febbraio 2013

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