Sei Nazioni 2024. Bilanci, nuove regole e Irlanda imbattibile

rugby

Il 2024, si è aperto il 2 febbraio scorso e si concluderà il 16 marzo prossimo ed è arrivato alla 77a edizione ma la formula a sei squadre – quella con l'Italia – è iniziata nel 2000. Vince chi ottiene più punti calcolati in base ad un sistema di attribuzione abbastanza cervellotico che si chiama «sistema dell'Emisfero Sud».

Introdotto per la prima volta nel 2017 ed applicabile esclusivamente nei tornei con squadre nazionali a 15 giocatori, per ogni incontro disputato prevede: 4 punti per la vittoria, 2 per il pareggio, 0 per la sconfitta. Poi, 1 punto (indipendentemente dal risultato) per qualsiasi delle squadre che abbia marcato almeno 4 mete, ed infine 1 punto anche per la squadra sconfitta purché abbia perso con meno di 7 punti di scarto. C'è poi un premio ulteriore di 3 punti concesso solo alla squadra che vince tutte le partite per garantirle, senza affanni, la vittoria nel torneo.

Se è abbastanza impegnativo stare dietro al calcolo dei punti, non di meno lo è per le Federazioni tenere sotto controllo i bilanci sebbene, sembra quasi un paradosso, il valore intrinseco del Torneo si sia ormai attestato a poco meno di 4 miliardi di euro di valore.

Questo prestigioso e popolare Torneo del Vecchio Continente, viene gestito dalla «Six Nations Rugby Ltd» con sede a Dublino ed è composta unicamente dalle 6 Federazioni partecipanti, indipendente dalla World Rugby. Un veloce cenno alla sua storia ci aiuterà a capire meglio come stanno le cose. «Nel 2021 la CVC Capital Partners (società finanziaria britannica, ndr)ha acquisito il 14,28% della Six Nations Rugby Ltd per circa 413 milioni di euro, portando il valore di fatto della società a 2,8 miliardi di euro. Dopo meno di due anni, ad inizio 2023, si stimava che il valore della società fosse già lievitato a 3,9 miliardi di euro grazie principalmente alla cessione dei diritti TV e ai proventi derivati dagli sponsor […]. Basti pensare alla partnership con lo sponsor Guinness che, recentemente, ha anche allargato la propria partecipazione al Sei Nazioni Femminile per una cifra che si aggirerebbe intorno ai 17,5 milioni di euro a edizione» [1].

Ma questi dati se sono incoraggianti sul versante Torneo, lasciano quasi a bocca asciutta le Federazioni partecipanti. Infatti i bilanci dell'esercizio 2022/2023 della federazione irlandese, scozzese, gallese, inglese e francese chiudono tutti in passivo, in parte per l'inflazione, ma anche per gli accresciuti costi gestionali e per la mai scomparsa onda lunga della pandemia. A farne le spese maggiori sembra sia stata la Federazione francese con ben «40 milioni di deficit in due stagioni. È il clamoroso esito, perlomeno per gli osservatori stranieri, uscito dalla 163a Assemblea generale federale tenuta prima delle festività [quelle natalizie, ndr). Si pensava che il successo dell'organizzazione del Mondiale 2023 e il volano del campionato più ricco e importante del mondo, il Top14, facesse volare anche i conti della Federazione, invece non è così»[2].
Un po' meglio per quanto riguarda la Federazione Italiana Rugby (FIR), perché l'approvazione del bilancio preventivo 2023 ci dice che :«i ricavi 2023 registrano un incremento stimato di 3.600.000 euro, di cui 3 milioni rappresentati da contributi straordinari garantiti da Sport e Salute Spa per un totale di 41.600.000 euro di valore della produzione» [3].

Come abbiamo visto, per tutto quello che riguarda i ricavi del Torneo la gestione è centralizzata nella Six Nations Rugby Ltd, ma c'è da tenere presente poi il metodo di ripartizione alle Federazioni che avviene secondo questi parametri: il 15% è conferito sulla base della classifica del Torneo, il 10% in funzione del numero di club iscritti alle singole Federazioni, mentre il restante 75% è diviso in parti uguali. «Nonostante ciò, le differenze di budget fra le 6 Federazioni restano notevoli. È vero che per l'Italia l'approdo al Sei Nazioni nel 2000 è stato cruciale e ha fatto impennare le entrate annuali federali da poco più di 4 milioni ad oltre 40, ma ad esempio nel 2019, prima della pandemia, l'Inghilterra aveva ricavi sei volte superiori, pari a 240 milioni di euro»[4].

Ma allontanandoci dall'aspetto economico e fiscale del Torneo per affrontare quello più propriamente agonistico, vanno segnalate due importanti decisioni prese dal board del World Rugby e cioè l'obbligo per gli arbitri di punire senza esitazioni ogni placcaggio pericoloso, aiutati in questo dal Television Match Official (TMO) che osserva l'incontro tramite sistemi video installati nello stadio e può trasformare il semplice cartellino giallo dell'ammonizione (che prevede 10 minuti di espulsione temporanea) in quello rosso della definitiva espulsione. Cosa poi più importante da segnalare, è che da quest'anno nel Sei Nazioni è scattato l'obbligo del paradenti con il chip. Al di la del suo funzionamento, che ora vedremo, la regola del paradenti è abbastanza complessa. Comunque il chip è in grado di registrare qualunque alterazione improvvisa avvenga nella testa – ad esempio a seguito di un colpo subito – ed inviare un segnale al computer del medico della squadra. A quel punto sta al medico richiamare il giocatore che, se non lo facesse, si assumerebbe tutte le responsabilità, tenendo presente che tutti i dati, poi, vanno in cloud, a disposizione di tutti, e quindi anche dei Giudici sportivi del Torneo. Affinché tutti i giocatori lo usino, indossarlo è praticamente imposto anche nel corso degli allenamenti perché solo in questo caso, qualora fosse colpito alla testa, potrà essere sottoposto agli accertamenti a bordo campo e, se superate certe prove, potrà rientrare in partita. Ma se non lo avesse tenuto negli allenamenti, potrebbe subire lo stop di 21 giorni fissati dal regolamento. Il dottor Roberto Alessandrini, medico della squadra azzurra spiega anche un altro aspetto: «il dato del paradenti può anche servirci per contestare eventuali decisioni dei medici di campo. Metti che sia indicata una concussion [commozione cerebrale, ndr] che invece il chip non ha rilevato e che il nostro atleta sia inviato alle prove a bordo campo e non le superi totalmente, con i dati possiamo contestare la decisione e far rientrare comunque il nostro atleta»[5].

Forti di questa nuova protezione a tutela dell'integrità fisica, le sei nazionali si sono ritrovate sui campi da gioco dopo aver smaltito sia gli stress fisici che quelli mentali causati dagli incontri del mondiale svolto in Francia. Mancano ancora due incontri per terminare questo Sei Nazioni 2024 ma già si possono tirare le prime conclusioni e formulare giudizi, il primo dei quali è che il torneo si sta dimostrando abbastanza modesto nella qualità del gioco. Saranno ancora le scorie del Mondiale a condizionare le gare oppure la straripante e pressoché perfetta nazionale d'Irlanda ha oscurato gli sforzi delle altre nazionali?

Esaminiamo allora le loro prestazioni, partendo proprio dall'ultimo match fra Irlanda e Galles. I Dragoni gallesi non si impongono in terra d'Irlanda dal 2010 ma la loro voglia di rivincita è stata subito frustrata in maniera impietosa dal punteggio del primo tempo: 17 a 0. A quasi nulla è servita la qualità di veterani come George North e Gareth Thomas per fermare l'onda verde – priva del suo mitico capitano Jonathan Sexton ormai ritiratosi – che  ha travolto con facilità, solo apparente, la coraggiosa difesa gallese che ha tenuto quanto ha potuto. L'Irlanda si è dimostrata padrona del campo e del gioco e questo grazie anche al suo pacchetto di mischia (896 kg. totali contro gli 873 kg. gallesi) dove  i veterani “avanti” Furlong, Porter e Sheehan hanno sempre dominato. Il risultato finale di 31 a7 per gli irlandesi, non deve comunque far ritenere il Galles una squadra facilmente abbordabile o addirittura in disarmo, perché ha mostrato una certa tonicità e con qualche nuovo inserimento potrà sempre mettere in difficoltà i suoi avversari. Per il resto, c'è poco altro da dire; giocare e magari sperare di vincere pure, all'Aviva Stadium di Dublino, è sicuramente oggi una mission impossible. Va poi segnalato che, per la prima volta nel torneo Sei Nazioni, ad arbitrare è stato un italiano, Andrea Piardi, come giusto riconoscimento alla crescita di questo sport in Italia. Per rimanere al rugby britannico, l'incontro Scozia-Inghilterra offre tanti spunti di riflessione. Intanto ad ogni incontro fra queste due nazionali nel Sei Nazioni, è in palio la prestigiosa Calcutta Cup, nata come idea nel 1879 per celebrare un club rugbistico indiano ed oggi alla sua 133a edizione. Dal 2021 staziona nella bacheca scozzese, e ci rimarrà ancora per un anno dato che la Scozia si è imposta sui bianchi d'Inghilterra per 30 a 21. Questa partita si è subito presentata come l'ennesimo banco di prova per il contestato e poco amato allenatore inglese Steve Borthwick, che ha fatto subito storcere il naso a molti osservatori schierando il poco conosciuto Furbank nel delicato ruolo di estremo. Va riconosciuto comunque a Borthwick una certa coerenza nella sua idea di gioco pur non avendo a disposizione i due più forti mediani di apertura e cioè l'antipatico ma talentuoso Owen Farrell e Marcus Smith; basta cariche su cariche degli avanti ma dare spazio ad un rugby più veloce, che in parte gli riesce. Peccato però che, per sicurezza, abbia schierato in prima linea proprio quella che potremmo definire gli inossidabili o la classe operaia della difesa, i monumentali Dan Cole (36 anni), Ellis Genge (30 anni) e il capitano Jamie George (33 anni), tenendo in panchina – non si sa mai – il pilone degli Harlequins, Joe Marler, anche lui 33 anni sulle spalle. Ma la Scozia questa volta non era in vena di fare sconti e pilotati dal piede magico dell'istrionico e gigionesco Finn Russell infilzano senza pietà il «15 della Rosa» che, in un ultimo tentativo di sopravvivenza, torna all'antico con le prime linee che caricano come tori. Non basta; vince la Scozia e si tiene, come detto, pure la Calcutta Cup.

Al di qua della Manica, erano di fronte Francia e Italia. Due squadre, se vogliamo con motivi diversi, alla ricerca di una certa stabilità. Anche fra le due compagini latine, oltre il risultato, era in palio un trofeo, il Trofeo Garibaldi, istituito nel 2007 di comune accordo fra le due Federazioni e materialmente creato dall'ex e grandissimo mediano di mischia degli anni ‘70 Jean Pierre Rives, ora apprezzato scultore. Una partita dei rimpianti per gli azzurri: un palo centrato su calcio piazzato a tempo ormai scaduto dall'apertura Paolo Garbisi,  avrebbe dato la vittoria, direi meritata. Finisce 13 a 13 e, come da regolamento in caso di pareggio, il Trofeo Garibaldi farà bella mostra di sé sei mesi in Francia e sei mesi in Italia. Come sempre è stata una battaglia, specialmente fra i pacchetti di mischia (961 kg. per i padroni di casa contro i nostri 866 kg.) e a restituircene l'intensità è forse il fermo immagine del pilone Simone Ferrari, calvo e con diversi tagli sanguinanti in testa. Non è un'immagine violenta ma rappresenta bene il carattere della Nazionale vista. Primo tempo dominato dalla mischia francese, pesante sì ma anche arruffona e a volte indecisa. Gli azzurri resistono con ordine – che volete, la linea del Piave è sempre nel nostro Dna – senza  arretrare sebbene i 100 chili di differenza si facciano sentire con il passare del tempo. Un giallo, poi diventato rosso, per Jonathan Danty costringe i francesi in 14 e a subire una nostra meta. Rubato un pallone in un raggruppamento gli italiani avrebbero potuto marcar vittoria ma c'è un palo che dice no; sarà per la prossima volta. Italia convincente, di sicuro, ora si aspetta conferme il 9 marzo contro la Scozia a Roma e il 16 a Cardiff contro il Galles. Il rugby italiano sta crescendo, perché è giusto ricordare la storica vittoria della Nazionale under 20 contro i coetanei francesi. Senza quel palo sarebbe stato un trionfo.

Stefano Ferrarese

 

[1] https://www.onrugby.it/2024/02/18/sei-nazioni-il-valore-del-torneo-sale-a-39-miliardi-di-euro-ma-i-bilanci-delle-union-chiudono-in-perdita/, 18 febbraio 2024
[2] https://www.rugbymeet.com/news/282194251270/federazione-francese-quaranta-milioni-di-euro-di-deficit, 1 gennaio 2024
[3] https://federugby.it/consiglio-federale-approvato-il-bilancio-preventivo-2023/#:~:text=I%20ricavi%202023%20registrano%20un,%E2%82%AC%20di%20valore%20della%20produzione., 7 marzo 2023
[4] Marco Bellinazzo, https://www.ilsole24ore.com/art/rugby-sei-nazioni-vale-giro-d-affari-oltre-250-milioni-AEUXIVfC?refresh_ce, 5 febbraio 2023
[5] Alessandro Cecioni, https://www.allrugby.it/2024/02/concussion-salvati-dal-microchip/, 21 febbraio 2024

 

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