66/67 – Un concerto di Alessio Boni e Omar Pedrini

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Dall’amicizia dell’attore Alessio Boni, che consigliamo di andare ad ammirare quest’inverno nel “Don Chisciotte”  per chi non avesse già avuto modo di applaudirlo l’anno scorso e Omar Pedrini, ex leader dei Timoria, nasce questo progetto musicale che intende portare in teatro brani musicali – a partire dagli anni ‘60  – attraverso la voce narrante dell’attore e darci conto della genesi dei testi, dell’illustrazione del contesto sociale, culturale e personale in cui si produssero.

Con quale brano poteva mai iniziare un simile concerto se non con “Blowin’ in the Wind” di Bob Dylan? E così Alessio Boni ci porta nel 1962 con l’opposizione alla guerra del Vietnam, e ci introduce all’anno successivo quando Martin Luter King avrebbe pronunciato il suo famoso discorso “I have a dream” ed il presidente Kennedy sarebbe stato assassinato a Dallas.

Lo spettacolo al Teatro Menotti di Milano ha condotto la platea ad aprire una finestra sull’infanzia di John Lennon che, abbandonato dai genitori e cresciuto da una zia, torna per un breve periodo dalla madre ma il destino si accanisce e la donna viene uccisa, investita da un poliziotto ubriaco. Bob seppellisce il dolore per anni nel suo cuore, quando ormai è famoso decide di affrontare quello che definirà il più grande dolore della sua vita facendo un intenso lavoro di psicoterapia e nascerà “Mother” che Pedrini interpreta riuscendo a trasmettere tutta la sofferenza e la disperazione presente nel testo.

Ripercorriamo la storia di incontri e amicizie che plasmeranno la storia del rock, sbirciamo nelle camerette di due bambini di un ricco sobborgo di New York: Paul e Simon, sono ebrei e le loro mamme si conoscono e si frequentano, i bambini giocano a cantano insieme mentre le madri prendono il te, il loro duo in quei lontani pomeriggi si chiama “Tom e Jerry”. Si rincontreranno dopo il college e decideranno di fare musica insieme e nascerà il duo folk-rock Simon & Garfunkel, Simon nel buio del bagno di casa sua comporrà un capolavoro della musica moderna “The Sound of Silence”.

La rappresentazione ci fa entrare nell’ambiente di sregolatezze e droga inglese dei Pink Floyd e nel vuoto che lascerà l’allontanamento di Syd Barrett dal gruppo a causa dei suoi problemi di salute mentale e il senso di abbandono che provocherà viene materializzato in “I wish you were here”.  Ci accostiamo in silenzio al capezzale di un Bob Marley molto malato che deve tagliare i suoi dreadlock perché i capelli gli si sono molto indeboliti per il cancro, si tratta di una decisione sofferta perché sono il simbolo della sua religione, il Rasfarianesimo nato in Etiopia dal Cristianesimo che ha come principio il pacifismo. Bob se li fa tagliare mentre legge la Bibbia, il suo tempo è quasi finito, lui lo sa e nasce “Redemption song”, non riuscirà neanche a rientrare in Giamaica perché le sue condizioni lo costringono a fermarsi a Miami dove morirà rivolgendo al figlio le sue ultime parole “Money can’t buy life”, il denaro non può comprare la vita.

Lo spettacolo scorre in due ore di brani e artisti che hanno costituito la colonna della vita di molti, dagli Aerosmith a Lou Reed, ma senza la  meravigliosa voce narrante di Alessio Boni  che ci ha preso per mano in questo lungo viaggio, non si sarebbero spalancate le porte per svelarci i retroscena. Ci fa ascoltare voci e, seppure di rock si parla, diventa il racconto di una fiaba con colpi di scena, magie, lacrime, follia.
Lo spettatore rimane incantato e sorpreso e non può che augurarsi che l’esperimento Boni e Pedrini nella forma del concerto-racconto possa ripetersi presto con altre storie ed altri brani.
Le vite dei protagonisti del rock del resto offrono materiale tale da poterne fare narrazioni infinite.
Adelaide Cacace

Teatro Menotti – Milano
1-3 Ottobre 2019
66/67 – Un concerto di Alessio Boni e Omar Pedrini
con Larry Mancini (voce e basso), Carlo Poddighe (voce, chitarra e tastiere), Stefano Malchiodi (batteria)
testi di Alessio Boni e Nina Verdelli

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