84, Charing Cross Road. I bei tempi delle librerie antiquarie

84 Charing Cross Road
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L’amica della scrittrice e sceneggiatrice Helene Hanff, che molto prima di lei si recherà a Londra, descrive così Marks & Co., la libreria all’84 di Charing Cross Road, alla quale, l’allora più che trentenne Hanff scriveva per ordinare libri usati di vecchie edizioni degli autori che ama: “L’interno che odora di vecchio, di polvere, di muffa e di legno; legno dappertutto. Le librerie alte fino al soffitto con gli scaffali colmi di libri; libri in ogni spazio, con le loro copertine colorate e consunte, di pelle, di stoffa, dalle pagine ingiallite”.

È il 1949: si è da poco conclusa la II Guerra Mondiale e Londra e i suoi abitanti hanno ancora a che fare con il razionamento post-bellico. Helene Hanff, scrittrice americana di belle speranze, appassionata di letteratura inglese, intraprende una conversazione epistolare con il direttore della libreria, Frank P. Doel, dopo aver letto un piccolo annuncio sul newyorkese Saturday Review of Literature.

Anne Bancroft in 84 Charing Cross Road (1987)

Stiamo parlando della storia (vera) di “84, Charing Cross Road”, film del 1987 diretto dall’inglese David Jones e interpretato da Anne Bancroft e Anthony Hopkins (oltre a Judi Dench e Mercedes Ruhel) e ispirato all’omonimo romanzo della Hanff, che ha avuto anche una versione televisiva nel 1975 (con Anne Jackson e Frank Finlay), un adattamento teatrale nel 1981, ad opera di James Roose-Evans (con innumerevoli successive produzioni nei teatri off di Londra e di Broadway, e interpreti del calibro di Ellen Burstyn o Stephanie Powers), ed anche una versione radiofonica, nel 2007, con Gillian Anderson e Denis Lawson.

Una commedia “charming, charming, charming…”per dirla con il New York Daily News che recensì così la produzione teatrale del 2015, nella quale si parla di passione per i libri e per la letteratura; ma anche, in un modo tutto speciale, di sentimenti.

La storia di questo carteggio si svolge tra il 1949 e il 1968, che il film prosegue fino al 1971, anno in cui la protagonista finalmente arriva a Londra. Una cronaca di vita che si srotola fra le righe delle lettere che i due si scambiano: l’una richiedendo volumi di letteratura inglese che le librerie newyorkesi sembrano ignorare e l’altro rispondendo a quelle richieste, immerso in una esistenza tra mura domestiche e pareti ricoperte di libri, interrotta a tratti dalle perlustrazioni alla ricerca di nuove scorte letterarie. La voce off dei protagonisti che compilano le loro richieste o le loro risposte, si sovrappone alle immagini del loro quotidiano, fatto di successi professionali più o meno soddisfacenti, di conversazioni amichevoli e familiari e di eventi politici e sociali. Un dialogo che nell’attraversare l’oceano e gli anni si fa sempre più personale ed intimo e che lascia vagare tra le parole una leggera, quasi impercettibile, onda sentimentale.

Un binomio straordinario quello fra la passione sfrenata per il libri e quella ben più contenuta ma palpabile dei protagonisti, che condividono gioie e dolori in nome di uno stesso irrefrenabile amore per la letteratura. La “corrispondenza d’amorosi sensi” si interrompe nel 1968, alla morte fulminea del libraio per una peritonite; la scrittrice attraverserà l’oceano per sbarcare nella città di Frank e dei suoi amatissimi scrittori tre anni dopo: un agognato viaggio turistico che si è trasformato in uno della memoria.

Il film ha l’andamento lento e tranquillo della storia sobria che racconta, che ci guida tra le emozioni semplici di un mondo fatto di parole gentili e di confessioni timide, disegnato da dialoghi toccanti e interpretazioni rimarchevoli.

Marks & Co. non esiste più: chiusa a dicembre del 1970, oggi ospita un fast food. Non esiste più il mondo di cui parla la Hanff e in cui viveva il libraio Frank. Ragione in più per non perdere l’occasione che ci dà oggi la Netflix, di rivedere una parte di mondo perduta nelle immagini di questo piccolo gioiello.

V.Ch

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