A Bimbi Belli l’ultimo film ‘Corpo Celeste’ di Alice Rohrwacher, ma vince Into Paradiso

Into Paradiso Paola Randi
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A Bimbi Belli, una giuria popolare di quaranta persone, decreta Into Paradiso di Paola Randi quale film vincitore. Into Paradiso è stato anche uno degli esordi più apprezzati dalla critica e, nonostante la scarsa distribuzione, dal pubblico.
La rassegna si è chiusa con la proiezione del bellissimo Corpo Celeste di Alice Rohrwacher con Salvatore Cantalupo, Anita Caprioli, Yle Vianello, Renato Carpentieri.

Marta, tredici anni, dopo averne trascorso dieci in Svizzera, torna a vivere a Reggio Calabria  insieme a sua madre e sua sorella maggiore. Qui frequenta il catechismo per la preparazione alla Cresima.

La forza di questo film sta nel saper stare sui singoli personaggi (con spunti registici che ricordano i fratelli Dardenne o anche Gus Van Sant) ma riuscendo nel contempo a restituire con esattezza, quindi non solo di riflesso, l’ambiente in cui agiscono, ambiente che è anche una sorta di paesaggio mentale e metaforico. Durante il dibattito a fine proiezione, sollecitata da Moretti che le chiede se non le sembra troppo grossolana la figura del prete che guida la comunità, l’autrice ammette di aver preso una netta posizione sul mondo cattolico che ruota attorno alla giovane protagonista: un catechismo svuotato di spirito religioso; un prete corrotto che pensa solo alla carriera; un vescovo dall’aspetto grottesco. Ma quella della Rohrwacher è una denuncia non nei confronti della chiesa e della sua missione, quanto di certa chiesa corrotta e ormai priva della capacità di comunicare con i fedeli.

Il film, grazie anche alla fotografia di Hélène Louvart (direttore della fotografia dell’ultimo film di Wim Wenders ma tra i tanti anche del bellissimo Ci sarà la neve a Natale), è impreziosito da scene molto toccanti dal suggestivo impatto visivo: come le panoramiche dalla terrazza del condominio di Marta o il corridoio che segue Marta di spalle su una strada piena di cartacce che svolazzano o l’inquadratura in cucina con le ombre del lampadario che si stagliano sulle pareti .

Il film ha il difetto di non avere un punto di vista stabile. L’autrice sembra voler calare noi spettatori nel mondo della bambina per farci vivere il suo senso di alienazione rispetto ad un mondo che avverte estraneo ma noi spettatori ci troviamo più spesso ad assumere il punto di vista esterno dell’autrice che, comunque, spesso si sovrappone a quello della bambina.

Rocco Silano

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