A far l’amore con Tamara de Lempicka

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Non è vero ciò che detta il famoso luogo comune, per cui noi donne quando stiamo insieme, amiamo solo chiacchierare di frivolezze, uomini, trucchi e tacchi a spillo. Io, dal mio canto, il mio ultimo pomeriggio trascorso con una delle donne più affascinanti mai vissute al mondo, credo di essermi innamorata…di lei! Lei si chiama Tamara de Lempicka, di origine polacca e cittadina del mondo, ha prestato la sua seducente arte al Complesso del Vittoriano facendone una mostra intensa e sensuale. “La regina del moderno” viene presentata al pubblico attraverso 80 opere e circa 40 disegni, che abbracciano l’arco temporale dagli anni 20 agli anni 50. A Roma dall’11 marzo al10 luglio 2011.
Elegante, volitiva, vanitosa, trasgressiva, passionale, dalla Russia in rivoluzione, si trasferisce a Parigi poco prima degli anni 20, ed è pronta a sposare i primi fremiti femministi della capitale francese, dimostrandosi donna virile, autonoma e indipendente, sfidando ogni pregiudizio maschile, conquista il rispetto di tutti e a soli 30 anni festeggia il suo primo milione di franchi.
Sono stata la prima donna a dipingere in maniera chiara e pulita: questo è il segreto del mio successo” con queste parole sintetizza la sua arte a sua figlia.
Il suo stile lucido, spigoloso, privo di sentimentalismo zuccheroso, conquista la critica che si rivolge a lei con stupore e ammirazione. È definita da tutti internazionale e moderna; primo perché conosciuta in 3 continenti; secondo per la sua sensibilità così ricettiva alle innovazioni del secolo: elettricità, cinema, velocità, moda, fotografia, tutti i caratteri di quel primo ‘900 si confondono nell’universo caleidoscopico di Tamara, in quella frenesia creativa che risponde a sollecitazioni incalzanti, che intercetta ogni piccolo segnale di modernità, in una commistione esplosiva sui suoi quadri, in maniera armonica e incisiva.
Dipinge immagini ben definite, basate su contrasti netti, un nuovo modo per riproporre il tema antico della figura umana. Bisessuale dichiarata, si lascia ispirare da moda, pubblicità, cinema e architettura, esaltando l’immagine di una donna emancipata, libera, indipendente, proiettata verso il futuro.
Il suo è un linguaggio pittorico basato soprattutto su inquadrature particolari, le immagini presentano un taglio inconsueto, a volte con parte della testa o dei piedi tagliate, o situate a contatto con il bordo tela, da sembrar quasi emergere dal quadro; le figure deformate e sproporzionate, danno un effetto prorompente, una grande forza espressiva.
La gamma cromatica è ridotta a pochi colori, predilige l’uso del chiaroscuro e una tecnica pittorica sfumata: la stesura del colore è fatta di pennellate leggere che sfumano le tinte. Con il trascorrere degli anni Tamara va sempre più alla ricerca di effetti del verismo, fino ad ottenere delle nature morte che sembrano quasi trompe l’oeil.
Nel corridoio di apertura della mostra sono esposte le sue foto personali, dalle quali emerge la meravigliosa eleganza di Tamara, con pose che fanno il verso alle dive cinematografiche di quegli anni: Greta Garbo, Marlene Dietrich.
Poi i primi soggetti femminili, gli anni 20 sono dedicati a donne dimesse e tristi, un popolo di diseredati al quale lei guarda con partecipazione: dai colori forti de L’indovina, alle geometrie della Donna dai capelli rossi che legge, fino alle linee avvolgenti di Maternità, attraverso le pennellate scomposte del Ritratto di bambina con suo orsacchiotto.
Dal ’23 è chiaro l’influsso post cubista del suo maestro Lothe, dal quale impara a costruire i corpi amplificandone i volumi e a rendere un dipinto equilibrato, armonizzando elementi dello sfondo con andamento delle curve dei corpi come è evidente in uno dei suoi nudi più belli esposti, Donna che dorme, immersa nel verde scuro, con questo suo corpo plastico di una luce e di un colore che sembra accendersi.
Tamara è la regina dei ruggenti anni 20 e tra vita mondana, feste e locali notturni, esprime il suo amore estetico per le donne attraverso la serie di ritratti che realizza in quel periodo: Ritratto di Madame Zanetos, Ritratto della duchessa di Valuy e poi le bambine e in particolare sua figlia: Due bambine con nastri e Kizette in rosa, Ritratto di Kizette. Le sue donne non sono mai dolci, anche nell’età più puerile mantengono sempre uno sguardo austero e rigoroso.
Rafaela invece è la prostituta per la quale Tamara perde la testa e la ritrae attraverso colori, linee, pose e sguardi di una sensualità da togliere il fiato, del ’27 sono i seguenti quadri: La bella Rafaela in verde, La bella Rafaela dove attraverso un’inquadratura insolita la vediamo distesa con il suo bellissimo corpo nudo, i suoi capelli neri e il suo rossetto rosso e poi La sottoveste rosa sempre indossata sinuosamente dalla modella prediletta.
Interessanti anche i ritratti di uomini: Ritratto di sua altezza imperiale Costantinovic, Ritratto del principe Eristoff, Ritratto del marchese D’Afflitto e Ritratto del marchese Sommi; dipinti con colori forti come il rosso, il verde, il viola, da cui emerge una forte plasticità. Anche per gli uomini prevale sempre uno sguardo e un temperamento di vanità e boria.
Gli anni ’30 in particolare, sono gli anni della modernità, Tamara infatti inserisce i suoi nudi tra sfondi urbani di grattacieli grigi, ritrae le sue donne al telefono, i corpi sono lisci e metallici, nella manieristica forma serpentinata sono avvolti in sciarpe svolazzanti. Il blu e il grigio sono i colori dominanti: “Tamara è la pittrice della poesia violenta del grigio”.
La metà degli anni ’30 è il periodo della crisi, della depressione artistica, dello svuotamento interiore, per cui i suoi soggetti prediletti diventano Santi, Madonne e un’umanità non più vincente, ma umile: Contadina con brocca, Vergine blu, Madre superiora, San Giovanni Battista.
È il periodo anche delle nature morte, dei fiori in particolare, e negli anni ’40 con il suo trasferimento a Hollywood, la sua vita così eccentrica, esotica ed elegante è in netto contrasto con la sua scelta di soggetti umili, interni case di campagna, donne con turbanti completamente estranee al contesto americano di quegli anni.
Tutto questo è Tamara de Lempicka: un’artista…una donna viziosa, attraente, forte e irresistibile, che in un pomeriggio di primavera, mi ha stregata con le sue trame d’incanto, mi ha rapita con la forza della sua passione, mi ha baciata con le sue labbra di rubino, mi ha avvolta nella sua suggestione, mi ha immersa nel suo prodigio, mi ha sedotta e mai abbandonata!

Annalisa Liberatori

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