A MEMORIA della Guerra

teatro
history 2 minuti di lettura

Ci vuole coraggio a scegliere e rappresentare una lettura musicata sulla guerra e le sue violenze fisiche e morali. È un atto politico ma non so se era nelle intenzioni degli autori o del teatro. In questi tempi dove la povertà che avanza la non si può alleviare nemmeno evitando l’acquisto di altri strumenti di guerra e morte come i cacciabombardieri che il nostro governo ha recentemente confermato.

Quei due leggii sui cui piani spunta un color rosso sangue sono due punti fermi sul palco dove si alternano le letture o recitano i propri ruoli Anna Ferruzzo e Massimo Wertmüller. Siamo al Teatro Ambra alla Garbatella (fino all’11 novembre) e le musiche dal vivo di Domenico Ascione ci introducono e poi, con maestria e dolcezza, aiutano la memoria a non perdere contatto con le atrocità della guerra, dei rastrellamenti, delle deportazioni, dei  lager nazisti.  La pièce è A MEMORIA della Guerra.
I due attori prendono a prestito, per questo percorso, in favore del ricordo, le parole di grandi della cultura da Bertold Brecht a Primo Levi, da Salvatore Quasimodo a Pablo Neruda, ad Elsa Morante a Elio Vittorini a Paul Celan a Giuseppe Ungaretti.
Le lettere dei partigiani condannati a morte che Wertmüller ci restituisce con tutta la loro carica di sentimenti semplici e profondi per i propri cari o la bellezza poetica delle mamme che preparano i propri figli per “il viaggio” verso l’abisso delle morte nei campi di concentramento.
Coinvolgente la recitazione di Anna Ferruzzo il cui incedere nella lettura si avvolge dolcemente o ferocemente al testo come nel ruolo del capitano nazista che aizza i suoi  cani, per sbranarlo, contro un venditore ambulante milanese che per errore ha ucciso uno dei suoi cani. Un momento vivo della violenza dell’uomo sull’uomo.
La sua recitazione colpisce anche per la gestualità immediata che sottolinea e rende visibili le parole della sua narrazione. Un braccio alzato, la testa che sembra poggiarsi, il volto smarrito.
Il nostro futuro non esiste senza riflettere sul passato e in particolare sugli orrori delle guerre. Le testimonianze dei popoli, di tutte le genti che hanno condiviso le tragedie del conflitto armato che “non vive sotto una sola bandiera e che spesso accomuna tutti i popoli” sono un viatico per le nuove generazioni per aiutare la coesistenza pacifica pur nella consapevolezza che il mondo è fatto di dicotomie ineludibili.
E alle nuove generazioni forse avrei dedicato, è questo il neo del recital, una poesia, una lettera, un racconto, alle aberranti guerre nei Balcani degli anni novanta e i cui segni sono ancora visibili tra quelle popolazioni.
Punta a colpire Velušici, là / non c’è / molta popolazione serba! / Colpisci la Bašaršija, la Presidenza e il Parlamento colpisci / così gli stiriamo la ragione” [1]. A memoria delle guerre.

Ciro Ardiglione

[1] Abdulah Sidran, Lo stiramento della ragione

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article