A spasso attraverso un secolo

Roma Fori imperiali
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Dal 1 aprile al 17 luglio 2011, il Palazzo delle Esposizioni a Roma, offre un viaggio artistico-ideologico, tra i capolavori d’arte che hanno animato il secolo tra l’800 e il 900, con maestria tecnica, riflessioni simboliche, ispirazioni spirituali e geniali suggestioni.
Dal Museo Stadel, vengono dirottate nella città eterna 100 delle opere più significative che segnano un periodo artistico che va dal classicismo tedesco di primo Ottocento, all’astrazione moderna di inizio Novecento, passando per Romanticismo, Realismo, Simbolismo, Impressionismo e Espressionismo.

 

Roma. Palazzo delle Esposizioni, 2011. Foto Pasquale Esposito

l banchiere Johann Friederich Stadel, a partire dal 1815 dà vita a questa cospicua collezione come iniziativa personale, interessato alla promozione dell’arte, in linea con il mecenatismo borghese illuminista, nell’intento di offrire “il meglio per la cittadinanza locale”. Il successo di questa originale creazione, è dovuta al fatto che il Museo Stadel non si fonda né sul collezionismo nobiliare, né sulla committenza pubblica o religiosa, bensì sull’impegno civico di un privato cittadino. Oltre al museo esistono tutt’oggi, sia la biblioteca d’arte che la Scuola Stadel. Purtroppo nel 1933, i nazisti requisirono 77 dipinti, più disegni e sculture, indicate come “arte degenerata”, in questo modo, perdute tutte le più importanti opere d’arte contemporanea, lo Stadel cessò di essere una collezione d’arte moderna.
Nel dopoguerra la ricostruzione fu assai difficile, tra il colmare i vuoti creati dal periodo nazista e il non trascurare il presente. Alcune delle opere sequestrate vennero recuperate, a cui si aggiunsero nuove acquisizioni, che tornarono ad arricchire la collezione tedesca.
Al Palazzo delle esposizioni la mostra viene articolata in maniera cronologica e distribuita in 7 sale, ognuna con il proprio stile e i propri artisti di spicco.
La rassegna si apre sullo scenario del classicismo tedesco di primo Ottocento, con i pittori “nazareni”, ovvero coloro che abbracciato uno stile di vita di assoluta concentrazione spirituale, vanno alla ricerca di modelli tratti dalla natura e dalle fonti antiche, con un’arte che si distingue per la nettezza dello stile e la linearità del tratto ispirata ai maestri del Rinascimento. Così spicca tra tutti il ritratto di Goethe nella campagna romana del 1787 di Tischbein, simbolo assoluto del mito del Gran Tour; bellissimo il tramonto de il Paesaggio greco a Egina di Carl Rottmann che nel 1810 fu proprio lui a dare vita alla comunità dei “Nazareni”; le Bagnanti nel parco di Terni di Blechen e la sua tendenza a raffigurare in buon parte mondi fantastici ed immaginari, ma rimanendo fedele alla visione naturale nella resa luministica e cromatica; Il vedovo dipinto da Spitzweg nel 1844, messo in risalto da un raggio di sole che gli cade addosso come un occhio di bue, quasi fosse un faro teatrale.

 

Roma. Palazzo delle Esposizioni, 2011. Foto Pasquale Esposito

Nella stessa sala L’eruzione del Vesuvio di Dahl, dal quale scaturisce tutta la potenza della natura, ponendo in contrasto la piccolezza degli uomini rispetto alla grandiosità dell’esplosione delle fiamme; Fantasia araba di Delacroix e Quercia millenaria di Lessing, queste opere documentano le molteplici direzioni seguite dalla cultura figurativa del Romanticismo, dalle poetiche rarefatte del Sublime nordico alle atmosfere tumultuose del meridione esotico.
La seconda sala è dedicata alla pittura realista di metà XIX secolo e presenta gli esiti della cultura romantica e le reazioni ad essa. Cezanne e la sua Strada di montagna con alberi del 1870; Thoma con Sull’amaca e i suoi colori forti; Von Hude con Alla finestra e le atmosfere calde degli ambienti domestici; Monticelli e le pennellate corpose di Uomo che dipinge il muro di una casa, dimostrando la sua predilezione per le scene di vita rurale dei villaggi provenzali, mettono in evidenza gli approdi delle ricerche naturalistiche di metà ottocento sulle sponde del Simbolismo e dell’Impressionismo. Mentre nell’interpretazione classicista della Veduta di marino e il Paesaggio estivo di Corot, notiamo la differenza di stile dell’artista nell’arco di 30 anni, dalle pennellate precise del primo quadro del ’26 alle macchie di colore e pennellate sporche del quadro del ’55-’60.
Invece emerge la tendenza descrittiva di Courbet con Strade di paese in inverno (1868), Veduta di Francoforte con vecchio ponte di Sachsenhausen (1858), con l’estrema precisione del tratto e la violenza e i colori scuri de L’onda (1869-70).
A fondo sala campeggia Il grande frutteto uno degli esempi più evocativi della pittura en plein air dell’Ottocento maturo, dipinto da Daubigny che con la sua pittura libera e l’aspirazione a una riproduzione non artefatta della natura è considerato uno dei precursori dell’Impressionismo.
A chiudere il percorso di questa sala c’è la Casa di campagna presso Nuenen che attesta la complessità e la ricchezza della posizione assunta da Van Gogh nel contesto dei movimenti pittorici europei, tra Realismo, Simbolismo e Impressionismo.
Nella Sala 3 le opere di Bocklin, Moreau, Redon, Munch, sintetizzano il movimento simbolista con le loro evocazioni di mondi immaginati e inquietanti: rispettivamente Villa sul mare, dove una figura femminile vestita di nero si staglia su un’atmosfera di tramonto; la rinnovata Pietà con una Maria che tiene tra le mani il volto del figlio morente in ginocchio; Cristo e la samaritana con una pittura emblematica e simbolica sia di forme che colori; e In osteria con il classico mistero colorato munchiano.
Il carattere solenne e meditativo de il Ritratto di donna su un tetto di Roma di Klinger, fa da monumentale sfondo alla rappresentazione di queste diverse poetiche.
È il momento dell’Impressionismo rappresentato nella sala 4 dai capolavori dei più importanti esponenti: Musicisti d’orchestra di Degas, con i primi piani dei suonatori di quinta, che nei loro colori scuri soni in contrasto con lo sfondo tenue delle ballerine; La colazione di Monet, dove emerge un’attenzione assoluta per i dettagli e Case sulle rive dello Zaan; La lettrice e Dopo la colazione di Renoir, con i suoi colori delicati e coinvolgenti; le Rive della Senna in autunno di Sisley.
La sala 5 si concentra sull’Espressionismo, arte provocatoria, eccentrica, anticonformista, che incarna senso di insofferenza nel contesto della cultura europea di inizio secolo, verso convenzioni artistiche e costumi sociali. In particolar modo ci si concentra sul movimento Die Brucke (Il ponte), inteso come cerniera fra convenzioni della tradizione e la libertà dell’arte moderna con le sue nuove potenzialità espressive.
Le forme sono sgraziate, spigolose e sommarie, ce ne accorgiamo dalle geometrie di Schmidt-Rotluff e la sua Devozione alle stelle, dalle sproporzioni di Kirchner e la sua Donna sdraiata con tunica bianca e le forme dilatate del Paesaggio dell’Hosten di Heckel. L’uso prevalente di gamme cromatiche calde è funzionale all’intenzione di veicolare le emozioni in modo intenso e immediato: sono accesi i colori del Cristo agli inferi di Nolde, predilige il verde e viola Kirchner per il Suonatore di organetto al chiaro di luna e Matisse che viene inserito nel gruppo del Die Brucke seppur fauve, colora di verde e azzurro i suoi Fiori e ceramica.
La sala 6 è tutta per Max Beckmann, pittore dai temi cupi e dai colori forti, capace di cogliere la complessità della vita moderna. A inizio Novecento le pennellate sono molto evidenti in Autoritratto e Torre dell’acqua a Hermsdorf, negli anni 20 la pittura diviene più pulita, costruita con linee geometriche e divergenti, è il caso de La sinagoga a Francoforte. Negli anni 40 le forme sono meno delineate, i contorni più netti, i colori violenti come in Carro circense, Dietro le quinte, La stazione centrale di Francoforte.
L’ultimo viaggio di questa mostra ci porta tra l’evanescenza dell’astrazione moderna, con visioni trascendentali e ideali. Così che l’arte diventa tramite per il mondo spirituale per Klee, con le sue linee orizzontali e i suoi colori accentua il mistero dei simboli: L’agnello (1920) e Veduta della terra fertile (1932). Geometrie stilizzate in Aquis submersus di Max Ernst, colori vivaci per La famiglia dell’artista di Otto Dix, alla plasticità e nitidezza del Viale nel parco di Saint Cloud di Rousseau. Fino alle forme solide e tangibili del Ritratto di Fernande Olivier di Picasso, punta di diamante di questo nostro ultimo appassionato percorso.
Annalisa Liberatori

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