Aborto, libera sessualità e libera maternità

donne

Per il piacere di chi sono rimasta incinta? Per il piacere di chi sto abortendo? I gruppi di autocoscienza femminile che s'interrogarono su questi quesiti negli anni ‘70 presero le distanze dai luoghi e dai termini dati dalla politica promossa dal Partito Radicale, Lotta Continua, Avanguardia Operaia e il PdUP-Manifesto. Perché?
Rispondere ai due quesiti richiedeva alle donne di abbandonare l'identificazione con l'uomo e di rompere un'omertà storica, il coronamento della colonizzazione. Il decoloniale indaga l'origine coloniale della discriminazione e dell'oppressione razziale e di genere, spesso ignorata dalle correnti occidentali, si appoggia principalmente agli studi post-coloniali e al black feminism [1]. Citando Yuderkys Espinosa Minoso, pensatrice, attivista, scrittrice e insegnante impegnata nei movimenti radicali contro il razzismo, l'(etero)patriarcalismo e il colonialismo, l'obbiettivo è quello di «reinterpretare la storia in chiave critica rispetto alla modernità, non solo per il suo carattere androcentrico e misogino, come ha fatto l'epistemologia femminista classica, ma anche per il suo carattere intrinsecamente razzista ed eurocentrico» [2].

Da sempre in Italia l' era illegale, veniva comunque praticato clandestinamente ed era il principale mezzo di controllo delle nascite. Pozioni tossiche o ferri da maglia erano i mezzi per disfarsi di un problema millenario gravato solo e sempre sulla pelle e sul corpo delle donne, fino a morirne. Ma il vento della rivoluzione culturale aprì per la prima volta alla possibilità per le donne di uscire allo scoperto e parlare liberamente della loro esperienza fino a quel momento rimasta segreta e negata agli occhi della società. Dal manifesto di Rivolta Femminile basato su un testo elaborato da Carla Lonzi, Carla Accardi ed Elvira Banotti, parole attuali ancora oggi: «Libera sessualità e libera maternità devono trovare i loro significati all'interno della nostra presa di coscienza: solo così saremo sicure che la libertà di cui si parla è la nostra e non quella del maschio che si realizza attraverso noi, attraverso una nostra più occulta oppressione» [3].
Le donne abortiscono perché restano incinte. Ma perché restano incinte? Per la cultura patriarcale è una legge naturale ma lo è anche per la donna? Quindi quando una donna resta incinta senza desiderarlo è perché si è conformata all'atto e al modello sessuale preferito dal maschio patriarcale rischiando la gravidanza indesiderata e l'aborto e non perché ha espresso un suo desiderio sessuale.

L'aborto dunque segna la supremazia di un sesso sull'altro mentre quest'ultimo crede di autodeterminarsi. Il patriarcato consentendo l'aborto mantiene inalterato il suo dominio consentendo all'uomo di non assumersi alcuna responsabilità derivante dall'atto sessuale, dunque l'aborto resta una soluzione per la donna colonizzata dal sistema patriarcale [4]. Nonostante gli interrogativi sull'argomento la legge sulla legalizzazione dell'aborto fu varata nel 1978, da allora quasi cinquant'anni sono trascorsi e tuttora l'argomento infiamma i salotti televisivi e il dibattito politico.

Dalla relazione ministeriale annuale si può vedere come, dopo quarantasei anni la legge sia ancora applicata male e addirittura non applicata in molti suoi punti e in molte aree del nostro paese, un quadro grave è ben descritto dall'indagine Mai Dati. La legge stessa mostra inadeguatezze nel testo, da cui originano ingiustizie inaccettabili che dovrebbero essere modificate per garantire realmente a tutte il diritto alla salute, se non quello all'autodeterminazione. In base alla relazione al Parlamento sull'applicazione della Legge 194 in Italia nell'anno 2020, il numero di interruzioni volontaria delia gravidanza (IVG) risultava essere stato di 66.413, con una riduzione del 9,3% rispetto al dato del 2019. Negli anni dal 1983, anno in cui si è avuto il più alto numero di aborti volontari in Italia, pari a 234.801 casi, si è rilevata una continua diminuzione [5]. L'analisi dei quaranta anni di applicazione della Legge 194, effettuata dall'Istat, conferma il calo costante dell'abortività in Italia, anche nell'analisi longitudinale delle generazioni. La diminuzione di donne in età fertile e il calo della loro fecondità, i cambiamenti importanti per la nuzialità, la condizione occupazionale delle donne e la loro maggiore autonomia nelle scelte riproduttive, la separazione netta fra sessualità (sempre più precoce) e genitorialità (sempre più tardiva) che fa aumentare il periodo di tempo in cui si vuole evitare una gravidanza. All'interno di questi fattori, principalmente, è stata collocata la lettura dell'abortività volontaria in Italia, dalla quale emerge che non è mai diventata un mezzo di controllo delle nascite, nonostante gli importanti cambiamenti generazionali avvenuti. Le giovanissime (15-20 anni) delle generazioni più recenti sono l'unico gruppo per cui si è che si presenta a livelli inferiori rispetto a molti Paesi occidentali. Lo stare a lungo in famiglia, in Italia, può rappresentare una sorta di “protezione” da quei comportamenti rischiosi che portano a concepimenti indesiderati [6].

In Italia 7 ginecologi su 10 sono obiettori di coscienza e in diversi ospedali questa percentuale sale al 100% facendo si che l'aborto sia impraticabile in quel territorio. Più esattamente – sempre secondo Mai Dati – sono 72 gli ospedali con l'80-100% di obiettori di coscienza tra il personale sanitario, 22 ospedali e 4 consultori con il 100% di obiettori tra il personale sanitario, 18 ospedali con il 100% di ginecologi obiettori.

Annalisa Camilli su L'Essenziale, scriveva lo scorso anno che  in Molise l'aborto era praticato solo nell'ospedale di Campobasso e «l'unico medico non obiettore della regione, Michele Mariano, è stato diverse volte costretto a rimandare la pensione, perché ai concorsi indetti per la sua sostituzione non si presentava nessuno. Secondo Mariano la maggior parte dei colleghi è obiettore “perché chi fa aborti non fa carriera: trovatemi un primario che ne faccia. In Italia c'è la chiesa, e finché ci sarà il Vaticano che detta legge il problema ci sarà sempre. E poi perché la maggioranza dell'opinione pubblica – e dei colleghi – considera chi pratica l'ivg come qualcuno da mettere da parte, ginecologi di serie b, che fanno qualcosa di brutto”».
[7].

Nel documentario The Current State of Abortion Access la dottoressa Federica Brosio racconta: «gli obiettori non dovrebbero fare i ginecologi. Perché i ginecologi per antonomasia sono i medici che sostengono la donna e la sua salute e l'aborto fa parte della salute della donna. Ci sono varie sfaccettature dell'obiezione di coscienza. Tu puoi fare semplicemente le ecografie, gestire gli ambulatori e rilasciare i certificati, ma chi fa gli interventi sono davvero pochi ginecologi. Purtroppo le università più forti in Italia sono tutte religiose e quindi essere obiettore ti da più possibilità di carriera. In alcune strutture per entrare a lavorare devi sottoscrivere che sei un obiettore di coscienza, che sei sposato in chiesa che non ti separerai mai ed è quindi comodo lavarsi le mani e diventare obiettore per la carriera» [8].

In Europa 20 milioni di donne non hanno accesso all'aborto sicuro. In Polonia e a Malta l'aborto è illegale. E anche dove è riconosciuto non è facile eseguirlo come in Germania e Austria dove è a pagamento.  In Italia non è facile abortire e nelle ultime settimane abbiamo assistito a un'involuzione gravissima del diritto all'aborto quando il governo destrorso con l'emendamento del PNRR ha sancito la presenza di obiettori di coscienza nei consultori in barba alla risoluzione del Parlamento Europeo che ha approvato una risoluzione per inserire l'interruzione di gravidanza nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. L'atteggiamento oppositivo del governo della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non sorprende ma deve  indignare tutte e tutti indistintamente, perché espressione di una nuova limitazione della libertà dopo la censura ai giornalisti, le manganellate agli studenti e il silenzio assordante sulla vicenda di Ilaria Salis.

Cinzia Santoro

[1] Serena Pandolfi, Femminismo decoloniale: razza e genere in America latina, 19 giugno 2020   [2] https://www.dwf.it/autori/yuderkys-espinosa-min%CC%83oso/
[3] Annarosa Buttarelli (a cura di) Sputiamo su Hegel e altri scritti, La Tartaruga, 2023
[4] Annarosa Buttarelli (a cura di), ibidem
[5] Relazione del ministro della Salute sulla attuazione della legge 194/78 , 2020
[6] Senato, Sullo stato di attuazione della legge 194/78, 2016
[7] Annalisa Camilli, L'Essenziale, Perché in Italia i medici obiettori sono così tanti, 1 febbraio 2023
[8] https://www.instagram.com/freeda/reel/C6d_sEICz9E/

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