Accordo Ilva: c’è il lavoro. Ma la salute e l’ambiente?

Taranto ILVA ciminiere
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In questa sede non valuteremo quante differenze dell’accordo sull’Ilva ci siano con il piano Calenda, l’ex ministro ha scritto un tweet di ringraziamento a tutti che gli fa onore, e quello firmato con Di Maio, né se il giravolta del vice premier è a 90° o a 360° e né se il popolo grillino sia stato tradito.

Vogliamo presentare i termini dell’accordo e provare a capire cosa succede sul tema ambientale per quanto se ne possa comprendere. Ancora una volta, ma questo non è colpa solo dell’attuale governo, si è persa un’occasione per scardinare, per rendere un valore per l’intera comunità, la contrapposizione ambiente vs lavoro. Vanno tutelate le garanzie di lavoro e di reddito delle famiglie e va tutelata l’economia di Taranto e per poterlo fare senza continuare ad inquinare, forse bisognava pensare in grande e pianificare una nuova realtà produttiva.
Speriamo almeno che un’altra Ilva venga gestita in maniera rivoluzionaria. Vedremo cosa accadrà con la legge speciale per rilanciare la città, con fondi stanziati già nella legge di Bilancio di cui ha parlato il vice premier Di Maio.
L’accordo è stato siglato tra i sindacati, il Governo e l’ArcelorMittal S.A., un accordo che dovrà essere ratificato con un referendum dai lavoratori.

L’ArcelorMittal una multinazionale della siderurgia che nella sua attuale configurazione è il risultato della fusione, avvenuta nel 2006, tra la Arcelor e la Mittal Steel Company. Il suo core business è l’acciaio, sia come produzione che come fornitura a settori come quello edilizio, delle automobili o degli elettrodomestici. Fattura, attraverso le sue aziende presenti nei cinque continenti (60 nazioni e stabilimenti in 18 ma non è presente in India), oltre 50 miliardi di euro e distribuisce profitti per circa un miliardo impiegando quasi 200.000 dipendenti. A capo dell’azienda troviamo il signor Lakshmi Mittal, plurimiliardario indiano.

Il ministro Di Maio, parlando dell’accordo ha detto che «è stato il miglior risultato possibile nella peggiore situazione possibile».
Gli obbiettivi che la Fiom si era prefissati prima di quest’ultima tornata sono stati più o meno centrati e così non ci saranno esuberi obbligati fino al 2023 e 10.700 lavoratori verranno assunti tra Taranto, Novi Ligure, Legnano, Marghera, Milano, Paderno e Racconigi; a questi si aggiungeranno quelli alle consociate ArcelorMittal Italia Tubular Srl, ArcelorMittal Italy Energy Srl e all’ArcelorMittal Italy Maritime Services Srl.

Il contratto prevede gli stessi livelli salariali e senza le regole del Jobs Act e quindi rispettando l’articolo 18. Per gli altri 3.100 dipendenti è previsto un piano incentivi per l’esodo per un totale di 250 milioni di euro e con circa 100 mila euro per ogni lavoratore entro il 31 dicembre 2018 e poi con una sottrazione di 5.000 euro circa al trascorrere di ogni quattro mesi fino al 2023.
Gli investimenti per l’ambiente ammontano a 2,4 miliardi di euro che si aggiungono agli 1,08 miliardi per le bonifiche dalla transazione Riva. La produzione dovrà fermarsi a 6 milioni di tonnellate annue per evitare troppi impatti ambientali anche se l’azienda ha in obbiettivo i 9,5 milioni ma potrà essere lo stesso livello di emissioni? L’azienda è impegnata a ridurre «le emissioni specifiche di CO2 per tonnellata di acciaio liquido prodotta del 15 per cento rispetto alle emissioni del 2017».
Il 50% dei principali interventi ambientali deve essere chiuso entro la fine del 2019 e tra questi la copertura dei parchi minerari da dove si sollevano i residui che finiscono nel quartiere obbligando a murarsi in casa e a chiudere le scuole nel quartiere Tamburi. I tempi si restringono anche per la «raccolta e trattamento delle acque piovane e reflue». Che cosa significhi poi esattamente la cooperazione attiva Arpa Puglia e Asl per valutare il «danno sanitario» non è chiaro.

L’accordo prevede l’immunità penale e non possono essere i controlli a garantire che sul piano ambientale che non avvengano altri disastri o non si continui con la scia di malattia e morte che l’inquinamento ha provocato. E poi l’obbligatorietà dell’azione penale prevista dalla dove la mettiamo, come ha sottolineato Angelo Bonelli dei Verdi?
Le proteste dei cittadini di Taranto che vedono sacrificata la loro salute e il loro futuro sull’altare della economia e del profitto sono state veementi.
Pasquale Esposito

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