Accordo Transatlantico (TTIP): capitalisti contro consumatori, lavoratori e ambiente.

Tavoliere Serracapriola
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Il 13 febbraio 2013 il presidente degli Stati Uniti, e i leader dell’Unione Europea hanno sottoscritto l’accordo per avviare negoziati per un Accordo (transatlantico per  il commercio e gli investimenti: Transatlantic Trade and Investment Partnership, TTIP)  definito da importanti opinion leader a partire dal commissario al commercio Ue, Karel de Gucht, come l’elemento per superare la crisi e  far ripartire l’ economia. Sostenitori entusiasti dell’accordo prevedono un aumento del PIL dei paesi interessati di oltre l’1%, con  un incremento di oltre 119 miliardi di euro e qualcuno si sbilancia e parla di due milioni di posti di lavoro in più
L’accordo è molto atteso,  dovrebbe almeno  portare  prezzi più bassi e nuovi posti di lavoro e i negoziati (si dovrebbero concludere entro fine anno), mirano ad aprire maggiormente i mercati e in primo luogo  abbattere i dazi doganali;  ma quanto rischiano i consumatori, i lavoratori e l’ambiente?
Destano  preoccupazione le prime dichiarazioni ufficiali, per le quali  l’UE e gli USA , in vista della creazione della più grande zona di libero commercio del mondo,  mirano ad “armonizzare” e “riconoscere reciprocamente” gli  approcci normativi e regolamentari.  Per la Commissione Europea: “la più grossa barriera al commercio non è il dazio pagato alle frontiere, ma sono le cosiddette ‘barriere non tariffarie’, quali, per fare un esempio, i differenti standard di sicurezza sull’ambiente per le automobili” [1].

La prima conseguenza da evitare è la concentrazione del potere economico e politico nelle mani di pochi che già attaccano come inutili e costosi orpelli, le garanzie e le leggi che in  Europa tutelano persone e ambiente.
Esiste anche un problema dimensionale, vista la grandezza delle “Company” americane, nel senso che avvantaggia le imprese più internazionalizzate e competitive, mentre favorisce l’espulsione dal mercato delle imprese meno efficienti e più piccole, molto diffuse  in Europa e in Italia.
Tutto  questo peggiorerebbe  le condizioni di vita di milioni di persone già colpite dalla crisi finanziaria e dalle conseguenze dell’austerità europea.
Il  Trattato per il Libero Commercio del Nord America – NAFTA ha provocato la perdita di posti di lavoro negli Stati Uniti, nonostante le promesse di Clinton, nel 1993 quando il NAFTA entrò in vigore, circa la creazione di milioni di nuovi posti di lavoro (addirittura 20 milioni!). Ma per quanto riguarda il numero di posti di lavoro il bilancio è in perdita di quasi un milione di unità, con pressione al ribasso sui salari  dei lavoratori USA. Eppure la Camera di Commercio USA afferma  che il NAFTA ha aumentato il flusso commerciale all’interno della regione oltre tre volte (1.200 miliardi di dollari).

Finora, la Commissione ha tenuto più di 100 riunioni a porte chiuse, riservate ai rappresentati delle lobby industriali La valutazione d’Impatto  della Commissione Europea prevede che “ci si aspetta un iniziale shock nei settori coinvolti, che porterà ad una ristrutturazione degli stessi settori interessati,  ci saranno dei conseguenti impatti negativi sull’industria della UE” [2].

Ambiente
L’azione del trattato sull’ambiente potrebbe avere conseguenze molto negative. I rappresentanti dell’industria europea che hanno sempre criticato i vincoli che favorirebbero  Cina e Usa (European Business Summit 2013 Bruxelles) cercheranno di cogliere l’occasione con la ragionevole sicurezza di riuscire a ottenere una maggiore “armonizzazione” ( sic) e il “reciproco riconoscimento” (sic) delle normative tra la UE e gli USA così da facilitare il commercio transatlantico.
Dopo il trattato  un produttore agroalimentare, con  conformità documentata con le leggi statunitensi dovrebbe essere considerato conforme ai requisiti previsti dalla normativa europea. Si correrebbe il rischio in questo modo di rendere, per esempio, inutili  gli sforzi europei di minimizzare l’impatto negativo associato alla produzione di biocarburanti e i consumatori europei  non più protetti dal “principio precauzionale” delle regolamentazioni alimentari europee potrebbero trovarsi alle prese con organismi geneticamente modificati delle multinazionali alimentari, con le sementi che producono solo fiori e frutti sterili (OGM), carne di manzo e di maiale trattata con gli ormoni e polli sterilizzati col cloro senza etichettatura e indicazioni.
Problemi per il “fracking” e l’estrazione del gas scisto. Negli USA il fracking è in grande sviluppo con  11.400 nuovi pozzi di gas naturale fratturati ogni anno mentre nell’Unione Europea  sono in vigore divieti e moratorie ed esistono non più di una dozzina di impianti aperti sperimentalmente per valutare l’impatto ambientale.

Sanità
In Europa la crisi finanziaria e l’austerità stanno incidendo sulla qualità dell’assistenza sanitaria: sono a rischio in Spagna i trattamenti anti – AIDS per gli immigrati,  in Grecia le cure per i malati di cancro, anche in Italia i farmaci chemio più costosi non sono più facilmente  reperibili in ospedale.
I due sistemi sono molto disomogenei  e  sarebbe opportuno evitare misure che  potrebbero ridurre le tutele conseguenti all’armonizzazione della regolamentazione sanitaria tra l’UE e gli USA.  Il potere delle società farmaceutiche  potrebbe diventare maggiore e la difesa dei loro  brevetti meno rispettosa dei diritti dei malati.
Il meccanismo cui possono ricorrere case farmaceutiche (e altre società multinazionali che possono permettersi  i costi di un giudizio lungo e costoso) è noto come investor-state dispute settlement (soluzione delle controversie Stati/Investitori,).
È già utilizzato in molte parti del mondo contro  le regolamentazioni a tutela delle persone e dei consumatori. Come nel caso della farmaceutica Eli Lilly che appellandosi al Nafta ha presentato ricorso contro il governo del Canada per la difesa del brevetti di alcuni farmaci per disturbi nervosi gravi come la schizofrenia o della Philips Morris che ha chiesto (presso una corte offshore) i danni al governo australiano per attacco alla proprietà intellettuale,  per aver reso anonimi i pacchetti di sigarette  marcati ormai solo da avvertimenti per la salute.
L’Argentina aveva congelato le tariffe dell’energia e dell’acqua a causa della crisi economica. È stata citata in giudizio proprio dalle Multinazionali di servizi le cui tariffe erano state considerate troppo onerose.  L’Argentina è stata condannata a un enorme risarcimento.

Lavoro, banche e finanza
La legislazione giuslavorista, già deregolamentata dalle politiche di austerity dell’Unione Europea, potrebbe essere considerata “barriera non tariffaria” e per questo ulteriormente depotenziata. C’ è timore per l’applicazione della legislazione americana, chiamata (con una punta di ironia?) “diritto al lavoro”, che ha circoscritto e limitato  la libertà di associazione dei lavoratori.
Le Banche che vengono considerate a tutti gli effetti private, ma al momento del default vengono salvate dai soldi pubblici come è successo in Europa e in Usa, a partire dalla Lehman Brother’s, e il tema del controllo delle decisioni più sconsiderate in materia finanziaria può essere vanificata dal fatto che le banche potrebbero facilmente scegliere di fare base ovunque i regolamenti siano più elastici.
L’amministrazione Obama si è rifiutata finora di inserire nei negoziati transatlantici una cornice normativa per l’armonizzazione dei servizi finanziari, ma i banchieri chiedono a gran voce che il trattato preveda  l’impossibilità di  controlli sui movimenti di capitali e sulla speculazione bancaria e finanziaria. E infatti le due principali lobby del settore finanziario hanno pubblicato un documento congiunto che esorta “creare una cornice per sviluppare intese di riconoscimento” [3].

Non bisogna neppure trascurare l’impatto dei così detti social network (tutti Usa!) che ormai posseggono informazione su una parte consistente dei cittadini europei. Per Daniel Cohn-Bendit “ci vuole prima un accordo sulla protezione dei dati dei cittadini e delle istituzioni europee, e fino a che un accordo in questo senso non sarà firmato non ci sarà accordo nel negoziato di libero scambio”. Per ora gli europei sono protetti contro la violazione della privacy Mentre le aziende USA possono utilizzare i dati personali dei clienti quasi senza restrizioni.
Stefano Rodotà definisce il TTIP, «un progetto politico per asservire ancor più i lavoratori ai piani delle corporation, privatizzare il sistema sanitario e sopraffare qualsiasi autorità nazionale che volesse ostacolare il loro modo di agire». Per cui con altri 120 intellettuali europei ha lanciato un appello contro i rischi nel trattato di libero scambio con gli Usa; 148 Organizzazione internazionali (con Greenpeace) hanno lanciato un’iniziativa per fermare il trattato che pecca anche di democrazia per le trattative iniziate in tutta segretezza, condotte da un pugno di esperti della Commissione europea e dal ministero del commercio Usa, senza nessun controllo da parte della politica, rafforzando l’impressione che ci troviamo alle prese con qualcosa di più di una semplice trattativa di liberalizzazione commerciale. Sembra più un  attacco finale alle conquiste di anni di lotte sociali dopo che le politiche di austerity hanno provocato una massiccia redistribuzione del reddito verso l’alto, dopo anni di crisi economica e finanziaria che hanno già inciso su  diritti comuni.
Ciò significa che l’accesso delle aziende a informazioni personali degli utilizzatori di internet è più difficile nella UE rispetto agli USA.
Francesco de Majo

[1] Comunicato Stampa . 13 Febbraio 2013 .
[2] Commissione europea (2013 ) Relazione sulla valutazione d’impatto sul futuro della UE-USA relazioni commerciali tra UE e USA.
[3] SIFMA , AFME Consiglio europeo di sostegno per cercare un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti . 11 Febbraio 2013

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