Adolfo Dececco. Metromoralità. L’Italia, i giovani e le tecnologie su note da cantautore

Alfonso De Cecco Metromoralità
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Pennellate di rock che si appoggiano qua e là al folk e al blues per narrarci momenti di umanità, atmosfere urbane, evoluzioni e involuzioni tecnologiche che incidono sul quotidiano. Con la gioventù come attrice protagonista più per lo smarrimento che per le sue note vincenti come in Tempo Tecnico dove a ritmo di reggae ci si domanda: “chi siamo noi che impariamo il mondo  con l’iphone?“.


Lo spazio geografico è l’Italia, ma lo sguardo può andare anche verso altri paesi occidentali. “L’Italia è il paese della memoria di una generazione che non farà storia. L’Italia è  il  paese delle reazioni ma pretendiamo  le rivoluzioni”, canta Adolfo Dececco nella title track.

Metromoralità è l’album del cantautore pescarese, classe 1986, uscito un mese fà e che può essere ascritto a quella tradizione musicale italiana che riflette sull’incontro tra sé e gli altri, sulla comunità con le sue regole tra il reale e l’ideale, appunto tra la metro e la moralità. E non è un caso se negli anni passati nei suoi concerti i musicisti venivano dalle band di Guccini e De Gregori.
Il disco Metromoralità è prodotto artisticamente da Guido Guglielminetti (bassista di De Gregori) e da Vince Tempera noto come autore o coautore di sigle di molti cartoni animati degli anni settanta e ottanta come Ufo Robot. Inoltre ottimi musicisti hanno contribuito alla realizzazione dei brani: Alessandro Valle (Francesco De Gregori, Ron, Luigi Grechi, Lucio Dalla), Stefano Parenti (De Gregori), Elio Rivagli (Fabrizio De Andrè, Ivano Fossati, Mia Martini, Loredana Bertè, Ron, Fiorella Mannoia, Elisa, Claudio Baglioni), Lucio Bardi (Roberto Vecchioni, Eugenio Finardi, Edoardo Bennato, Carlo Gaudiello (Francesco De Gregori, Malika Ayane, Eugenio Finardi, Gianluca Grignani, Adriano Celentano…) Fabrizio Barale (Ivano Fossati, YoYo Mundi…). Senza dimenticare la storica collaborazione sui testi con Giorgio D’Orazio.

È vero che non mancano digressioni verso il continente nordamericano come accade in Come si coltivano i fiori, ma l’album mantiene una sua  unicità, un lavoro dove i dieci brani corrono con eleganza e semplicità e dove le parole hanno, in diversi momenti, la profondità necessaria per aiutare a riflettere. Senza dimenticare gli arrangiamenti puliti che danno al suono quella capacità per far scorrere i testi. Il tutto si amalgama nell’impostazione vocale di Dececco che mantiene costantemente una tonalità corposa che nella dolce, lenta e ritmata ballata Chiara che pensi? gli fa cantare “Chiara che pensi di chi ci ruba il pane e di noi contenti di farci rubare oltre ai soldi anche l’anima e la dignità”.
Ciro Ardiglione

genere: folk-rock
Adolfo Dececco
Metromoralità
etichetta: Universal
data di pubblicazione: 16 maggio 2014
brani: 10
durata: 45:45
cd: singolo

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