Afterhours. Quattordici canzoni dense sintesi creative

i milanesi ammazzano il sabato afterhours
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Primo album con una major. Quasi omonimo di un romanzo di Scerbanenco I Milanesi Ammazzano Il Sabato è partito alla grande. Appena pubblicato lo si trova al terzo posto della classifica artisti Fimi/ACNielsen. E non è semplice per un gruppo dalle sonorità poco convenzionali ad ascolti immediati e “radiofonici“. E non dimentichiamo l’ottima accoglienza che, in generale, gli ha riservato la critica.

i milanesi ammazzano il sabato afterhoursL’album era stato preceduto da un’anticipazione: Le sessioni ricreative. Sei brani in un cd a pagamento allegato alla rivista XL che – oltre ad essere un’altra di quelle iniziative marketing volte a migliorare la penetrazione in un mercato in subbuglio – presenta spunti interessanti sul lavoro sonoro, dalle idee alle soluzioni “tecniche” adottate, svolto sul nuovo disco.
Per esempio ascoltando le tre versioni di È Solo Febbre si può capire l’evoluzione che ha avuto – per i suoi legami con il brano di musica contemporanea Dall’alto a sinistra del leccio del polistrumentista Enrico Gabrielli – la versione definitiva. Oppure il fatto che Pochi Istanti Nella Lavatrice è anche frutto di un equivoco nell’esecuzione quando tre di loro la suonavano con un tempo e gli altri tre con un altro. E così si ottiene anche una <<visione>> più ampia degli Afterhours come spiegato dal leader Manuel Agnelli [2].

Giorgio Prette conversando con Peciola, che sottolineava il <<range strumentale molto più ampio>> rispetto al passato, spiega come il risultato del disco sia frutto in particolare delle esperienze all’estero e dell’innesto di Enrico Gabrielli al basso e Roberto Dell’Era alle tastiere e ai fiati.
Nello stello articolo Agnelli affronta le tematiche del disco e della prosa con cui si esplicitano nelle canzoni. Da quelli intime e private come la nascita della figlia o il mondo della casa-famiglia non sempre gioiose, a quelle pubbliche della realtà milanese o italiana più in generale per la quale vede un establishment votato a trasmettere paura e gente che non trasforma il malcontento in protesta [3].

Per seguire alcuni percorsi del gruppo, di Milano e dei suoi luoghi, dei ricordi e degli esordi
l’articolo dello scrittore punk Marco Philopat, attraverso il dialogo con Agnelli, offre altri spunti.
Ad esempio il suo rifuto della logica del “tutto e subito” richiesto dal business alle band in favore delle sedimentazioni nella ricerca creativa o i suoi suggerimenti, quasi da assessore, su iniziative volte a migliorare la vita nella sua città così <<magari i milanesi troverebbero qualcosa di bello da fare persino al sabato>> [4].

Laffranchi accoglie bene il disco nonostante il passaggio ad una major ed evidenzia la novità nell’uso massiccio dei fiati. Citazione per l’mmagine del <<mutuo visto come incantesimo malvagio in Naufragio Sull’Isola Del Tesoro>> [5].

Celebrativa la posizione di Valtorta perché il disco rappresenta la consacrazione definitiva della più grande rock band italiana degli ultimi tempi. Dopo aver annotato la rilevanza esplicativa delle Sessioni ricreative per le novità e la varietà dei suoni sostiene che è il disco migliore della loro produzione. Un disco dove <<si passa dal macro al microcosmo raccontando lo spirito del tempo come solo le opere di grande spessore riescono a fare>> [6].

Sembra essere un contenitore di meraviglie per Bizzare. Musica e testi non presentano sbavature. Ed è anche una virata a trecentosessanta gradi rispetto ai precedenti Afterhours. Ci si trova di fronte ad una decina di stili diversi anche all’interno di alcuni brani. Il rock classico lo si ascolta solo nelle ultime due canzoni per il resto, solo per citarne alcuni, ci si imbatte <<orchestrazioni di archi storti su base in 9/8 in E’ solo febbre, dissonanza disperata su riff tra Hendrix e Lanny Kravitz in Pochi Istanti Nella Lavatrice, Prince su base grunge in Tutti Gli Uomini Del Presidente, funk rock sbruffone e pacchiano in È Dura Essere Silvan>>. E non sono da meno i testi. [7]

Se il giudizio di fondo è lo stesso Del Toso invece parla di <<rock in tutte le sue sfaccettature>> mantenendo sempre alto il livello di originalità e innovazione. Su temi dove predomina l’amore e il sesso, suoni con <<pochissime soste, arrangiamenti sorprendenti, cose non molto semplici e assolutamente mai banali>>. Nomina gli Who e Bruce Springsteen e un’annotazione particolare per Orchi E Streghe Sono Soli: <<Una ninna nanna reciproca tra un papà re che “Disprezza e stringe a sé quel che può perdere” e una bimba che non avendo vissuto mai ha ancora voglia di sognare>> [8].

Di tenore leggermente inferiore la valutazione di Alessandro Pascale che resta comunque ammaliato. Pur riconoscendo, come tutti, il valore dei suoni <<nel loro spaziare notevolmente nel vario repertorio musicale del gruppo>>, sono i testi l’elemento di spicco dell’album il coagulante che, forse in qualche caso, manca per le troppe collaborazioni. Il sesso e l’amore i temi dominanti, <<un modo per evadere dai problemi quotidiani dell’individuo contemporaneo, siano essi esistenziali personali o frustrazioni morali di più largo corso>> [9].

Iannini non ha mezze parole considerando I milanesi ammazzano il sabato un album di quattordici successi o quasi che colpiscono sia ad un primo ascolto che successivamente quando spinti ad andare oltre si percepiscono altre valenze. Ma a differenza di Pascale e altri il capitolo testi è quasi messo da parte. Le doti di questo lavoro sono l’entusiasmo che mancava ai precedenti e la <<sintesi che dimostra nel profondere una enorme quantità di elementi sperimentali, sviluppati e concentrati però più sulla verticale di arrangiamenti, metriche e armonizzazioni inedite, che non in orizzontale sulla dilatazione degli stessi>>. Avverte il genio di condensare epoche e ispirarsi ad artisti diversi come in Riprendere Berlino nella quale segnala un sistema strofa/ritornello tra Lucio Battisti e Lou Reed oppure in Tema: la mia città <<una marcia caustica e distorta che ascende trionfalmente all’escalation di chitarre e armonie beatlesiane del finale>> o ancora In Tarantella all’inazione <<il 6/8 tipico della danza si fa sentire, trasfigurato in un’atmosfera alla dEUS e con cambi di melodia stranianti>> [10]. Non vi curate di noi e ascoltate.
Ciro Ardiglione

genere
: rock
Afterhours
I milanesi ammazzano il sabato
etichetta: Universal
data di pubblicazione: 2 maggio 2008
brani: 14
durata: 43:12
cd: singolo

[01] www.fimi.it, Classifica settimanale dal 02/05/2008 al 08/05/2008 (Negozi specializzati)
dal 28/04/2008 al 04/05/2008 (Grande distribuzione)
[02] Federico Fiume, “Afterhours“, XL aprile 2008, pagg. 78-79
[03] Roberto Peciola, “Le favole degli altri“, Alias 17 maggio 2008, pag. 11
[04] Marco Philopat, “Afterhours“, XL maggio 2008, pagg. 49
[05] Andrea Laffranchi, “Afterhours, fiati e altri echi senza perdere sostanza“, Corriere della Sera 4 maggio 2008, pag. 40
[06] Luca Valtorta, Il Venerdì di Repubblica 1 maggio 2008, pag. 79
[07] Bizarre, BLOW UP. maggio 2008, pag. 75
[08] Emiliano Dal Toso, www.indie-rock.it maggio 2008
[09] Alessandro Pascale, www.storiadellamusica.it, maggio 2008
[10]Tommaso Iannini,www.delrock.it 5 maggio 2008

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