Agricoltura convenzionale e biologica: l’Italia è un paese virtuoso?

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Secondo i dati Eurostat l’Italia è tra le nazioni europee dove l’agricoltura biologica cresce molto più che in altri paesi europei ed è tutt’ora in costante accrescimento. Se consideriamo il parametro della superficie convertita a coltivazione biologica e quella in fase di conversione, l’incremento del terreno destinato al biologico nel nostro Paese, nei cinque anni che vanno dal 2012 al 2017, è stato del 53%. Dato, quest’ultimo, che colloca il nostro paese al secondo posto in Europa dopo la Spagna e in controtendenza rispetto ad altri Paesi come la Polonia, la Grecia, Il Regno Unito e la Romania che hanno visto invece numerose superficie destinate all’agricoltura biologica convertirsi a quella tradizionale.

Attualmente, la superficie totale, in Italia, dei terreni coltivati a biologico è arrivata al 14,5 % della superficie totale coltivabile. A questo primato europeo va aggiunto quello sulla biodiversità. Sia in campo vegetale che animale: abbiamo la metà delle specie vegetali e un terzo di quelle animali di tutta Europa. Sebbene il dato ultimo sia in leggero calo.

Siamo quindi un Paese virtuoso? Ci possiamo ritenere soddisfatti?
Niente affatto! Perché possiamo sentirci appagati solo in parte. Prima perché come ha anche dimostrato una recente inchiesta «neppure le coltivazioni biologiche sono esenti dall’utilizzo di prodotti chimici per difendere le piante da insetti e malattie. Sono principalmente a base di zolfo e rame, e nel lungo periodo possono essere dannosi per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Inoltre i controlli necessari per ottenere la certificazione vengono svolti una volta all’anno in base a fatture e documenti, molto raramente “sul campo”» [1]
Il secondo e più importante motivo è il nostro primato biologico, va a contrapporsi ad un altro primato europeo, però “in negativo”. Tra l’altro, per nulla rassicurante.

L’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente asserisce infatti che l’Italia è anche tra i maggiori utilizzatori di pesticidi in Europa. I dati dicono che, mentre il consumo nell’Unione Europea è mediamente di 3,8 kg di pesticidi per ettaro, in Italia si arrivano ad utilizzare 5,7 kg per ettaro. Un 70% di pesticidi in più rispetto alla media europea che ci colloca al terzo posto in Europa per consumo di pesticidi (dati Istat). Un dato, tra l’altro, tutto in ascesa, e destinato ad aumentare, se consideriamo anche l’andamento dell’ultimo decennio: dal 2006 al 2016, in soli dieci anni, la spesa in pesticidi è aumentata del 50% mentre quella dei concimi chimici è cresciuta del 35%.
Tutto ciò, purtroppo, ci fa sentire sgomenti e suscita anche più di qualche preoccupazione.
Ormai sono numerosissimi gli studi e le ricerche scientifiche che dimostrano in maniera incontrovertibile l’associazione, statisticamente significativa, tra l’esposizione cronica ai pesticidi e il rischio di sviluppare patologie cronico-degenerative come le patologie respiratorie, il diabete, le malattie neurodegenerative (Parkinson, sla, Alzheimer), i tumori, le patologie autoimmuni e quelle a carico del sistema renale, metabolico ed ormonale. Quindi un’infinità di malattie.
Inoltre, ai residui di pesticidi, presenti pressoché in tutte le verdure e gli ortaggi (ma anche nei cereali, carne, uova e latte) provenienti dall’agricoltura convenzionale e dagli allevamenti intensivi, come se non bastasse, vanno a sommarsi, e a combinarsi, alle altre piccole dosi di anticrittogamici, insetticidi ed erbicidi (ma anche di antibiotici e farmaci veterinari).
Tutto questo “combinato” di sostanze chimiche forma dei veri e propri cocktail tossici che arrivano ad essere serviti pressoché quotidianamente sulle nostre tavole.
Ed anche se, attualmente, gli effetti tossicologici, di alcune di queste sostanze chimiche, sulla nostra salute, sono ancora scarsamente conosciuti, studi recenti hanno dimostrato che alcune di queste sostanze agiscono in maniera sinergica tra di loro. Vale a dire che l’effetto “combinato” di queste sostanze spesso si amplifica, e la somma dei singoli componenti è spesso molto maggiore rispetto a quello delle singole sostanze.
A mio modo di vedere le cose c’è ancora troppa agricoltura convenzionale ed una eccessiva “chimica aggiunta” negli alimenti. Possiamo dirci, purtroppo, per niente soddisfatti.

Gaetano Paparesta

[1] Chiara Piotto, “Un piatto di salute: rischi e bugie delle mode alimentari. L’inchiesta di Sky Tg24”,
https://tg24.sky.it/cronaca/approfondimenti/piatto-salute-mode-alimentari-rischi.html, 4 dicembre 2018

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