Ahi serva Italia. La politica, gli italiani e Dante

Quirinale Italia
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Ma come ha fatto Dante otto secoli fa a descrivere la nostra italia di oggi.
Gli si possono muovere mille critiche: era si un guelfo ma contro il papa, era libero nei suoi pensieri e non subiva il fascino del potenti tanto da essere condannato all’esilio.
Ma questa terzina è davvero sorprendente perché fa una fotografia dell‘Italia di oggi come se stesse in mezzo a noi. Ma a questo punto mi vene un dubbio: vuoi vedere che l’Italia è sempre stata, ed è, così fortemente legata alla sue tradizioni.

Dante usa un aggettivo che, ieri e forse oggi, fa indignare i nazionalisti (e non parlo dei salviniani di difficile qualificazione).

Ahi serva Italia.
Ma forse ce l’aveva con i sudditi del papato, dei borboni, degli spagnoli, dei granduchi e dei savoiardi che hanno una storica tradizione di stare accoccolati ai poteri ai quali, al più, si può chiedere una qualche elemosina.
Ed il servire era, eri come oggi, un atteggiamento largamente praticato dagli italiani ignoranti dei principi rivoluzionari predicati dagli illuministi (oltre due secoli e mezzo fa), trasformati dalla costituzione in diritti, come Libertà, Eguaglianza di fronte alla legge di tutti gli uomini (maschi o femmine) indipendentemente dal colore della pelle, Fratellanza; ma deliberatamente ignorati e violati dal potere.
Ma forse Dante già preconizzava che gli italiani invece dì battersi per i loro diritti (lavoro, scuola, assistenza sanitaria, servizi social) si sarebbero accontentati di elargizioni dallo stato e sostanzialmente di essere servi dei potenti tanto da introitare anche il principio che il colore della pelle è un titolo di merito.

Di dolore ostello.
E che ne sapeva Dante di come ci saremmo ridotti.
È vero che a suo tempo l’Italia, che esisteva solo come zona geografica distesa nel mediterraneo, era un grande campo di battaglia in cui duchi, conti , principi, arcivescovi e papi (italiani e stranieri) stavano con armi in mano a spararsi addosso per conquistare territori e ricchezze (ma non per i sudditi, ma sempre per se, e si costruivano palazzi e ville che ancora oggi stupiscono il mondo) e cagionavano dolore ai poveri cristi in attesa del nuovo signore da servire ed ossequiare.
Ma oggi siamo in democrazia, con una costituzione che riconosce il diritto al lavoro, all’occupazione ed ai servizi sociali. E che ne sapeva Dante che, cionostante, oggi in italia vi sarebbero stati cinque milioni di poveri che non riescono a mangiare, dormire in una casa e curarsi la salute.

Nave senza nocchiero in gran tempesta.
Qui vi è una licenza poetica di Dante: l’Italia non è un nave.
È vero che l’Italia sta in mezzo al mare, ma è ancorata alla terraferma. Non si muove in acque tempestose e non ha bisogno di un nocchiere che la guidi. Ma forse il suo era un linguaggio figurato e voleva riferirsi alla procellosità del tempo ed alla mancanza di una guida politica capace di affrontare le tempeste.
E qui la formidabile premonizione della attuale italia. Un paese in enormi difficoltà economiche, culturali e politiche e privo di nocchiere. Per la verità non abbiamo un nocchiero alla guida del paese ma tanti cocchieri, e neppure di cavalli, perché questi possono imbizzarrirsi e creare problemi, ma di asini che notoriamente si fanno stracaricare, prendere bastonate, tirare il carretto con la testa in giù, senza mai guardare su e giù, avanti e indietro.
Ed i cocchieri di asini (attuali) non debbono spiegare perché pochi italici sono diventati strastrastraricchi, gestiscono i soldi, guadagnati con il sudore degli asini, a loro piacimento portandoli all’estero, comprando titoli di stato (debiti che gli attuali asini ed i loro nipoti dovranno pagare con altro sudore) facendo una vita di agi e ricchezze ancora più goduriosa e lussuosa dei conti e duchi dell’epoca di Dante. Ed il dolore dell’ostello italiano si aumenta con giovani disoccupati costretti a seguire le orme dei loro progenitori sbattuti in tutto il mondo, territorio disastrato (che quando piove scivola a mare con tutti gli abitanti), ponti e scuole che se ne cadono, diventando palcoscenico di cocchieri lacrimosi davanti ai morti e promittenti subito risoluzioni, per poi dar luogo a sceneggiate di rimbalzo di responsabilità di fronte ad un parlamento (infoltito di manutengoli) e a telegiornali di tutte le dimensioni e provenienza.
Si l’Italia è un ostello di dolore per milioni e di goduria per pochi.

Non donna di provincia, ma bordello.
E qui un po’ balla la mia lettura di questo verso; né ho voglia di sfogliare libri in proposito. E mi chiedo: quando Dante parla di bordello si riferisce proprio a quel luogo di goduria riservato ai maschi in cui le donne fittano il loro corpo per campare. Se si riferisce ad un luogo in cui la donna da in fitto la propria soggettività e personalità prendiamo atto che l’Italia, in uno dei rari momenti di civiltà, ha abolito i bordelli ma non ha saputo difendere migliaia di donne (soprattutto straniere negli ultimi tempi) dall’obbligo di fittare il proprio corpo imposto dalla violenza di sfruttatori (italiani o stranieri).
E forse per una antica consuetudine di risolvere i problemi mettendo la spazzatura sotto il tappeto, alcuni politici, moderni e rivoluzionari (dicono), propongono di riaprire i bordelli (che per mera pulizia di linguaggio chiamano case di tolleranza – di che?) con il duplice dichiarato obbiettivo di pulire le strade (nascondendo la sporcizia sotto il tappeto) e fare concorrenza agli sfruttatori incamerando i soldi che i bisognosi versano perché non altrimenti capaci di soddisfarsi.
Se passa la proposta avremo uno stato magnaccia che farà cassa sulle donne oggetto; come la fa, e con grande profitto, agevolando, se non creando, l’illusione di risolvere i problemi con una vincita al gioco in una delle numerosissime case da gioco che stanno proliferando in tutti i paesi, grandi o piccoli.
E così avremo bordelli accanto alla case da gioco sotto l’occhio gaudente dello stato bisognoso di incassi per alimentare l’arricchimento di pochi privilegiati con corruzione ed evasione fiscale.
Per non dire aver ridotto il Parlamento, titolare del potere legislativo, ad un ratificatore delle decisioni del governo con ricattatori voti di fiducia. Forse perché è ridotto ad un ammasso di nominati dai capipartito con la ratifica di elettori rincoglioniti da una informazione strumentale, pilotata e finalizzata a non far comprendere perchè aumenta la povertà di milioni e la ricchezza di pochi, perché cadono ponti e intonaci nelle scuole, perché ogni pioggia provoca disastri e morti, perché i giovani non trovano lavoro, perché costringiamo ad andare all’estero il miglior prodotto della nostra scuola buttando a mare i soldi spesi per l’istruzione….

Si. Purtroppo Dante aveva lungimiranza a qualificare l’italia un bordello.

Angelo Cutolo

Divina Commedia, Purgatorio, Canto VI
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!.

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