Al Brancaleone, Minervini e il suo What You Gonna Do When the World’s on Fire?

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“Welcome to the dark side, Benvenuto nel buio. Queste le parole con cui fui accolto dal capo delle Black Panters di New Orleans. Presto capii sulla mia pelle cosa significasse far parte del sottosuolo. Nei pochi mesi che ho passato con i protagonisti mi sono buttato a terra tre volte per evitare le pallottole, ho assistito a tre omicidi e ad oggi sono già morti due personaggi del film”.

Parla così il regista Roberto Minervini al Brancaleone, lo storico centro sociale che ha da poco riaperto le porte alla collettività romana con l’intento di rendere la cultura fruibile a tutti. Ospite insieme all’attrice protagonista Judy Hill per presentare What You Gonna Do When the World’s on Fire? il docufilm, in competizione per il Leone d’oro al festival di Venezia e vincitore del London Film Festival come miglior documentario nel 2018, in uscita oggi nelle sale italiane.
Un film di relazioni che racconta e descrive il sottosuolo di Tremé, quartiere nero di New Orleans distrutto dall’uragano Kathrina nel 2015 e minacciato dalla violenza razzista, dal furto delle tradizioni e dalla gentrification, ossia la “riqualificazione” dei quartieri popolari svuotati, sanati e ristrutturati per ospitare la più ricca classe media.

Perché la Louisiana, venduta da Napoleone per 15 milioni di dollari, non è solo lo stereotipo della patria festosa del jazz e della buona cucina, ma anche la terra di minoranze dove convivono, non sempre pacificamente, antiche culture e forti tradizioni.

Attraverso 4 storie intrecciate ci giungono le immagini in bianco e nero di una comunità che cerca di sopravvivere alla paura, alla violenza ed al razzismo istituzionalizzato dall’iniquità dell’apparato giudiziario americano e dalla cultura della “superiorità” bianca. Perché se la schiavitù è stata abolita, il razzismo si è evoluto. E quello istituzionale è il razzismo peggiore.

Judy, donna forte dal passato pesante che cerca di portare avanti la sua famiglia allargata dopo che, vittima della gentrification, è stata costretta a cedere il suo locale. Quando glielo hanno portato via era tra i 4 più quotati della città e culla della musica black.

Ronaldo, che tra giochi al pallone e fughe nella periferia insegna al fratellino Titus a fare a pugni. Non lo sta allenando a darle, ma a prenderle. Perché nel loro mondo bisogna imparare a convivere con il fuoco e a non bruciarsi.

Kevin, Big Chief delle Frecce Ardenti, una delle oltre cinquanta tribù indiane che ci sono a New Orleans, che lotta per mantenere vivo il patrimonio culturale della sua gente attraverso i rituali del Mardi Gras, dove il mondo dei nativi e quello degli afroamericani si incontrano e reagiscono ad una stessa emarginazione.

Le New Black Panthers Party For Self Defense, gruppo rivoluzionario che indaga sul linciaggio di due ragazzi nel Mississippi e protesta contro la brutalità della polizia. Cerca di risvegliare le coscienze del popolo nero verso l’emancipazione.

Cosa fare quando il mondo è in fiamme? – What You Gonna Do When the World’s on Fire? – che da titolo al film è un gospel di un’autrice sconosciuta di qualche secolo fa, eretto a simbolo di protesta per riportare in primo piano il problema dell’ingiustizia raziale. L’intento è quello di suscitare un dibattito sulla disuguaglianza sociale e sull’irrisolta questione raziale che sta diventando cronica anche nel nostro paese.
Sbagliato dire che, con queste iniziative, diamo voce a chi non ce l’ha. Loro una voce ce l’hanno, dobbiamo solo ascoltarla” sottolinea l’americanista Alessandro Portelli, presente al Brancaleone insieme al musicista e produttore Luca Sapio. E quella di Judy Hill è una gran bella voce.

Judy Hill e Roberto Minervini al Brancaleone foto Mentinfuga 2019

In Louisiana si nasce con la consapevolezza di essere negri”, spiega. “Mia madre, nata nel 1929, ce lo ha scritto sulla carta d’identità come indicazione del genere”. In America non dicono al nero “torna a casa tua”, chiamano la polizia che lo uccide sulla base di un vago sospetto. Suspicious unarmed blacks, neri disarmati, come il 37enne Alton Sterling che vendeva CD davanti a un piccolo negozio di alimentari a Baton Rouge e freddato con 6 colpi di pistola. In quelle zone circa il 32% delle vittime delle forze dell’ordine è di colore e la rabbia reazionaria che ne deriva ha purtroppo avuto il suo apice proprio durante le elezioni presidenziali, spianando la strada alla vittoria di Trump…perché la paura del diverso è peggio di uno tsunami. E lo tsunami ha cavalcato gli oceani ed è approdato anche da noi.

Io ho capito di essere negra quando sono arrivata in Italia”, dice Bridget, nel nostro paese da 11 anni. “Prima pensavo solo di essere donna”. Ha studiato, ha un lavoro, si veste sobriamente seppur con i colori della sua terra d’origine. Nel tragitto per raggiungere il centro sociale di Montesacro per la presentazione del film, un uomo ha provato ad adescarla dicendole che era carina e che si poteva fare. Poco prima aveva ricevuto una telefonata che la avvisava che il centro di accoglienza di Viterbo chiudeva le porte per mancanza di fondi e che le giovani donne vittime di tratta che vi erano ospitate, se non si trovava un rifugio, avrebbero passato la notte all’addiaccio.
Federica Crociani

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