Al pranzo di Pasqua un gradito ospite: il Pinot Nero.

vigneto
history 9 minuti di lettura

Questa volta verremo meno alla tradizione, o meglio ad una parte di essa, e con il pranzo di Pasqua stapperemo ironia della sorte un “Rosso del Diavolo Allegro” dell’azienda La Fioca di Nigoline di Corte Franca (BS).
La decisione è presa, arrivata per caso durante un tentativo di riordinare la dispensa in questa Pasqua bisestile 2020… da prigionia domiciliare diffusa, come si direbbe in linea con i tempi.
Due le considerazioni. La prima è legata al contrasto tra sentimenti pasquali di pace ed il nome della bottiglia che abbiamo deciso di stappare. L’altra per esorcizzare questo senso di angustia che ci accompagna con le tristi considerazioni sui numeri della pandemia.

Abbiamo allora chiesto aiuto ad uno dei prodotti di cui il nostro Paese può vantarsi nel mondo per un immaginario viaggio enoico narrato che supplisca a quelli abituali del periodo pasquale. Sarà dura distrarsi tra misticismo indotto dalle uniche e storiche immagini dei riti pasquali e del Pontefice mai così assistito nella sua solitudine dei riti a San Pietro.

Noi ci proviamo, senza nessuna mancanza di rispetto verso chi preferisce rigore, con l’intento unico di voler spezzare la catena che ci lega alla virulenza di questa bestia. Pare giunta da noi per indurci a riflessioni scansate con troppa superficiale supponenza e che invece meritavano l’attenzione che si deve al nemico più subdolo. Ci proviamo anche con qualche fatica perché, comunque, i riti pasquali hanno rappresentato per chiunque un cordone con la propria terra di appartenenza e dover prendere atto che nel 2020 accade che si fermeranno celebrazioni, I Talami, che neanche la guerra mondiale ha fermato, produce angustia che si cerca di contrastare.

Dunque il viaggio immaginario partito dalla dispensa di casa ci proietta nella Franciacorta, una delle zone a miglior vocazione vitivinicola dello stivale, come pure però ne potresti scegliere a decine diversamente. Ma qui siamo in provincia di Brescia, tra Brescia e Bergamo, nelle zone scelte dalla bestia per procurare, con la collaborazione ignorante degli umani, i peggiori guasti nei depositari della memoria storica del paese, gli anziani ai quali tutto dobbiamo, vini compresi. Zona nella quale, appena vi entri, ti accolgono distese di curatissime vigne al centro delle quali, generalmente, trovano accogliente ed utile collocazione le strutture dove vivono e lavorano i vignaioli proprietari di quegli appezzamenti.

La raggiungiamo, insieme alla nostra famiglia, grazie ad una dritta avuta da Alberto e Martina amici storici, all’epoca aspiranti ma validi sommelier, ingegneri nella professione, che nel frattempo hanno terminato favorevolmente gli studi per le loro passioni e per le professioni. La annusi subito, nell’aria, nel mentre attraversi tante vigne, pur non essendo ancora in cantina, la fragranza dei profumi che madre natura ha dato a queste terre. Allora rifletti che colline così regolari e armoniche con il paesaggio, le Alpi in lontananza ma non tanto, il lago di Iseo che non si vede ma c’è e ne avverti la presenza, ed immagini che, insieme al resto, conferiscono quelle escursioni termiche di cui le pregiate bacche di Chardonnay Pinot si nutrono per restituirle tutte in sontuosità dei prodotti da loro ottenuti. Ecco abbiamo svelato i vitigni che hanno fatto grande questa docg ( denominazione di origine controllata e garantita -produzione da disciplinari rigorosi), tra le prime in Italia ad essere dichiarate.

I vigneti della Società Agricola la Fioca. Foto Massimiliano Gatti

L’azienda che abbiamo visitato è La Fioca, dal nome di una falce la cui forma ricorda quella dei vigneti di questa azienda, produttore alla continua ricerca e sperimentazione dei suoi Chardonnay e Pinot con metodi biologici, che come tanti in questa docg, può vantare uso sapiente del metodo classico nella spumantizzazione in Italia. Riesce ad ottenere: Brut, Extra Brut, Dosaggio zero, Saten, Rosè che hanno reso queste “bollicine” famose e diffuse nel mondo.

Il proprietario Massimiliano Gatti, l’anima ed anche il motore dell’azienda, figlio di Sergio e nipote di quell’Orazio Gatti che nel 1956 fondò l’azienda come tanti altri analoghi esempi di eccellenti produttori ci attende, secondo la migliore accoglienza.

Appena dopo le presentazioni, illustrazione e visita in attesa della degustazione che ci intriga non senza gli assaggini di rito per abbinare ma anche per conoscere il territorio. Appuriamo che i metodi in uso e la produzione si sono spostati verso il biologico, e che i tentativi di spumantizzazione delle loro uve ormai hanno raggiunto livelli che stupiscono. Generano prodotti che ci consegnano, in quella degustazione, una serie di calici ognuno dei quali meriterebbe maggior concentrazione e diluizione nel tempo, per potergli dedicare tutta l’attenzione necessaria ad assaporarli. Complice anche l’ambiente e l’ospitalità del proprietario, vorresti memorizzarli, invece che sublimarne le caratteristiche in un coacervo finale di sensazioni, per carità tutte piacevoli, ma che qualche confusione pure la generano.

Rosso del Diavolo Allegro2017 Bio Foto Massimiliano Gatti Soc Agricola La Fioca

Nel nostro viaggio immaginario, che si districa nei ricordi di una realtà vissuta mesi prima, oltre che nella qualità scontata delle eccellenze della spumantizzazione, vorremmo trasferire l’interesse che suscitò in noi, il ”Rosso del Diavolo Allegro”. Un Pinot Nero Sebino del 2012, vinificato in rosso in questo caso, IGP ( indicazione geografica protetta che in quanto Sebino vuol dire peculiare di Franciacorta) che solo perché è un vitigno dal quale trae eccellenza sia la spumantizzazione che il vino fermo, sia il bianco più elegante che il rosso non austero ma sicuramente intrigante, deve essergli riconosciuto un ruolo a parte nell’enologia. E così è di fatto.

Universalmente noto come vitigno complesso, originario della Borgogna, dai grappoli a “pigna” da questo il nome, lega la sua fama alla variabilità. Lo si coltiva nel mondo, ma si ottengono prodotti molto diversi in annate diverse anche se negli stessi terroir, dai quali il prodotto finale sembra dipendere per caratteristiche come nessun altro. Per questo la vinificazione del Pinot Nero costituisce una sfida costante che ogni enologo o produttore che si rispetti accetta volentieri nel tentativo di domare un prodotto che, se non è un purosangue, almeno è un selvatico variabile che se lo si conosce a fondo regala soddisfazione. Sì, regala soddisfazione da goderne, ma che alcune volte possono essere delusioni profonde. Lo si saprà alla fine, alla degustazione alla quale abituali consumatori e professionisti possono doversi confrontare con un prodotto che a volte può manifestare “ nervosismo” gustativo oppure più semplicemente una complessità che ne caratterizza da sempre la qualità.

A La Fioca, recita la scheda tecnica per il Diavolo Allegro, le bacche di Pinot nero vengono macerate a bassa temperatura con successiva vinificazione in rosso in vasche d’acciaio a temperatura controllata. Si attivano frequenti delicati mescolamenti delle bucce sottili dalle quali avremo scarsa sostanza estrattiva nel prodotto finale ma colore adeguato. L’affinamento arriva in botti di acciaio e solo una piccola parte in contenitori di legno per almeno 12 mesi. Poi il ruolo passa alla bottiglia dove viene terminato l’affinamento ed infine la vendita.

Alla degustazione il prodotto si presenterà nel ballon di un colore rosso rubino non molto intenso, dotato di una trasparenza tipica, come pure di una gradevolezza cromatica che l’occhio apprezza e che invoglia ad andare avanti senza altro indugio. Il profumo è come lo aspetti: frutta rossa, prugna, mora, ma anche ricordi di amarena, note lontane di cuoio, mandorle e spezie ma anche come di caffè non tostato. Al gusto gradevole subito ma anche complesso, avvolgente il palato di sensazioni che aderiscono in una persistenza che scomparirà dopo parecchio tempo e che ripropongono, in modalità elevata, quanto già avevi intuito al naso.

Si sarà questo il vino per il pranzo di Pasqua.

Le ragioni della qualità del prodotto sono anche rafforzate dall’idea di omaggiare le popolazioni che lo hanno generato ed anche il Motepulciano d’Abruzzo sarà felice di aver fatto un passo indietro in questa circostanza. A noi sarà perdonato per aver dovuto fare a meno dell’agnello voluto con il quale abbinarlo. Quest’anno non godremo della provenienza dell’ovino pasquale dai pascoli di Rocca Pia, quindi da zone note per dare un prodotto di eccellenza. Non avremo neanche quello di Goriano, come l’amico di sempre Luigi, depositario di gran competenze in merito, ci ha confidato di aver già preparato. Anche quest’ultima zona di elezione per una pastorizia che vale molto su pascoli pregiati ma anche belvedere nei pressi della galleria di Olmo di Bobbi. L’isolamento imposto non ci ha consentito di rifornircene. Ci accontenteremo di arricchire quello di cui disponiamo in una ricetta cacio e uovo in umido oppure uovo e limone che sarà sicuramente facilmente apprezzabile con il Diavolo Allegro in abbinamento, oppure in costatine fritte in olio d’oliva bollente dopo passaggio in uovo sbattuto e pan grattato non troppo sottile.

Questo rosso che costituisce sicura novità per le ricette della Pasqua abruzzese, sarà adeguatissimo anche per il resto delle pietanze a partire dagli affettati con le pizze di pasqua che è … sospesa tra dolce e salato, la coratella, i fiadoni una sorta di rustico al formaggio, il timballo di scrippelle e pallottine di carne e poi come già detto agnello in umido ma soprattutto in ricche teglie al forno con patate, oppure fritto con contorno di carciofi ugualmente cucinati. Il Diavolo Allegro, a parte qualche leggera sofferenza con alcuni affettati troppo delicati per questo abbinamento, accompagnerà benissimo tutto il pasto e reggerà l’urto dell’attacco lipidico dell’ovino in tavola. Mostrerà una versatilità dalla quale emergeranno le note fruttate con gli affettati e la delicatezza dei timballi di scrippelle e pallottine, e la sua discreta potenza con le coratelle o gli agnelli ma servirà anche ad esaltare le note solo apparentemente leggere del formaggio dei fiadoni. In ogni caso lascerà ben nettato il palato e con una persistenza di sentori come descritto in precedenza.

Per le pupe e i cavalli, dolci secchi pasquali, rispettivamente per maschietti e femminucce, chi potrà, troverà sicuramente intrigante un piccolo calice a tulipano di Gatò, un rosato da uve appassite per rescissione del tralcio di Chardonnay e Pinot a vendemmia tardiva, prodotto sempre dalla stessa azienda La Fioca. Prodotto di elegante dolcezza che ben affianca quella di questi dolci.

Prosit a tutti e per chi crede molta Buona Pasqua di pace e sanità futura.

Emidio Maria Di Loreto

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article