Alaska. Le immagini di una natura imperiosa che un evaso da Manhattan sta difendendo da una diga

Alaska montagne
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All’inizio dell’estate 2010 sono andata a visitare un caro amico nella sua casa di tronchi sperduta nelle vastità dell’Alaska centrale.

L’Alaska è una regione infinita che da sola è grande quanto la metà di tutti gli Stati Uniti. Occasionalmente torna alla ribalta nella stampa internazionale per qualche glorioso film girato di recente, oppure per qualche evento collegato alle sue basi militari (spuntate come funghi durante la guerra fredda) o anche per l’annosa questione dello sfruttamento dei suoi ricchi giacimenti petroliferi.
Ma le vere ricchezze dell’Alaska, come in molte altre regioni selvagge del mondo, e come ormai dovrebbe essere chiaro alla classe politica del pianeta, svettano ben al di sopra delle pozze di petrolio che per sfortuna ne impregnano il sottosuolo.
L’amico che mi ha ospitato ha dedicato la sua vita a salvaguardare una delle aree più remote della penisola. Dove sorge la sua casa non aveva mai vissuto nessun essere umano: durante l’ultima glaciazione l’area era infatti sepolta sotto due chilometri di ghiaccio e, successivamente, gli insediamenti umani sono potuti sorgere solo lungo le aree costiere dell‘Alaska, dove la pesca permetteva la sopravvivenza durante il lungo inverno boreale.
Il mio amico ha accolto l’unico visitatore fortuito che abbia mai raggiunto la sua abitazione in trent’anni con il fucile spianato. Non è un eremita fanatico, ma è convinto che il turismo sia la morte della natura.  Non me la sento di contraddirlo.
La sua abitazione sorge nell’area limitrofa al Parco del Denali. L’ha eretta sulla sommità di una collina, in una radura delle foresta. Dalla finestra della grande stanza in cui si entra si vede il profilo dell’Alaska Range. All’alba e al tramonto la linea dell’orizzonte è ricamata dalle vette perennemente innevate che dominano il paesaggio circostante per miglia e miglia. Il titolo di questa mostra virtuale è un tributo alla sacralità di questi monti, e alla cortesia infinita del mio ospite che gli amici li accoglie a braccia aperte.
Spesso lui va a zonzo per la foresta con la sua muta di cani, e a volte va a fare la spesa in paese con la slitta. Se lo doveste mai incontrare, non dubito che lo riconoscerete.  Vive un’esistenza realmente ecosostenibile, riscaldandosi con profumato legno di cedro, portando l’acqua in casa tutte le mattine dalla fonte, lavandosi nella sauna più graziosa che possiate immaginare.
L’energia per caricare la batteria del computer arriva dai pannelli solari, ed è riuscito perfino ad avere una connessione internet stabile da cui sta conducendo l’ennesima battaglia contro un piano criminale del Governo Americano. Questa volta l’uomo bianco ha deciso di imbrigliare un fiume costruendo una diga mastodontica che (sulla carta) dovrà fornire energia a metà della popolazione statunitense. Il costo esorbitante di questa operazione, oltre ai poco interessanti miliardi di dollari, è di molti milioni di metri quadri di foresta, e un possibile cambiamento climatico che riguarda anche voi che state leggendo.

Immaginate che, se il progetto verrà portato a termine, tanta della bellezza che troverete nelle foto a seguire finirà per scomparire.

Per sapere di più sul progetto e sul coraggioso gruppo di persone che lo sta ostacolando con fiumi di parole e molto buonsenso visitate:  http://susitnadamalternatives.org

Per sapere di più sull’uomo che conduce questa missione leggetevi il libro della sua vita.
Richard Leo, Fuga da Manhattan, EDT, Torino, 1998. Titolo dell’edizione originale: Edges of the Earth,

Buon viaggio.

‘tina (Margherita Pallottino), Tozeur, Tunisia, Settembre 2011.

 

Alaska Range, Maggio 2010.
Anche se a valle non tira un filo d‘aria, a più di 6000 m le vette sono perennemente sferzate da venti che sollevano nubi di ghiaccio. Foto Margherita Pallottino

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Alaska. Nella Tundra. Aprile 2010.
Nelle prime fasi dello scioglimento della neve la terra sembra ammantata di diamanti. I cristalli sono spessi come grani di sale grosso e riflettono la limpidezza del cielo. Foto Margherita Pallottino

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Alaska. Spiritello Felice. Aprile 2010.
Koschei adora rotolarsi nella neve. E’ un piccolo cane femmina, “convinta di essere un gatto, o una tigre felice”. E’ senza paura e prende il suo nome da un personaggio del folklore russo. Foto Margherita Pallottino

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Alaska. Sospeso tra acqua e aria. Maggio 2010.
Gli innumerevoli passaggi della slitta durante l’inverno hanno compattato una striscia di ghiaccio del lago rendendolo resistente ai raggi del sole. Questo ponte ha sostenuto passeggiate quotidiane fino a metà maggio, per poi capitolare sotto i miei piedi. Foto Margherita Pallottino

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Alaska. Faust e il suo demone. Maggio 2010.
Faust è il più vigoroso tra i cani della muta, il più sconsiderato e si prepara a diventare il maschio dominante del gruppo. Foto Margherita Pallottino

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Alaska. Risveglio. Maggio 2010.
Il ciclo della natura è inarrestabile. Le prime gemme delle piante semiacquatiche che crescono sulla riva del lago spuntano quando la pianta è ancora profondamente intrappolata nel ghiaccio. Foto Margherita Pallottino

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Alaska. Rabarbaro. Giugno 2010.
Vita tra le steppe ingiallite, bruciate da metri di neve invernali. All’inizio è un uovo, poi si schiude in foglie grinzose e grasse, colorate come fuochi artificiali. Foto Margherita Pallottino

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Alaska. Teschi di Alce. Giugno 2010.
Quando un animale non supera l’inverno torna a far parte del grande ciclo della materia. Lupi, insetti e batteri puliscono i teschi e li restituiscono all’immortalità. Foto Margherita Pallottino

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Alaska. Van Gogh il visionario. Giugno 2010.
L’acqua plumbea di un torrente ingrossato dallo scioglimento delle nevi riflette le nuvole e gli alberi sulla riva. Le gocce di pioggia e i mulinelli deformano l’immagine creando un paesaggio inesistente. Foto Margherita Pallottino

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Alaska. Hunter, Denali e Sultana. Giugno 2010.
Le vette più eleganti della catena montuosa viste dalle Dutch Hills. Una pioggerella estiva ha nascosto il sole delle nove di sera in una lunga giornata estiva.. Foto Margherita Pallottino

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Alaska. Frontiere. Maggio 2010.
Molte delle vette minori dell’Alaska Range non hanno un nome. Sono vette inesplorate dove nessuno ha messo mai piede. Il Nuovo Continente nasconde angoli remoti di verginità. Foto Margherita Pallottino

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Alaska. Eden a 4.500 metri. Maggio 2010.
I campi base da cui partono le spedizioni ormai si raggiungono solo in aereo. Le conche in cui scorrono i ghiacciai sono piste d’atterraggio perfette per i piccoli aerei attrezzati con pattini da neve.
Ringrazio Sandra per avermi regalato un’ora di paradiso. Foto Margherita Pallottino

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