Alcuni appunti su onestà, libertà e democrazia

Roma Terme di Caracalla
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Sono rimasto sconcertato, quasi impaurito, dalla scena osservata in televisione del funerale di Gianroberto Casaleggio, cofondatore del Movimento 5 Stelle. Mi ha sconcertato l’urlo ascoltato all’uscita dalla funzione, gridato con forza e con rabbia dagli amici e sodali del Movimento. Tutti urlavano a gran forza “onestà”.

Come si fa a rimanere sconcertati da un valore così sacrosanto e così condivisibile. Sono diventato favorevole ai ladri?
No, semplicemente non mettevo a fuoco. Allora ho raccontato tutto questo mio sentimento ad un mio amico, notoriamente attivista del M5S. La sua risposta mi ha fatto comprendere cosa mi sconcertava. Mi ha scritto: “ma come non ricordi che al funerale di Berlinguer si urlava libertà e democrazia, qui invece si invocava un altro principio sacrosanto l’onestà, cosa c’è di strano?” Ha poi aggiunto: in fondo quello è l’unico consesso che può davvero utilizzare correttamente e coerentemente la parola onestà. Allora ho capito cosa mi sconcertava.
Ho capito che avevo subito pensato che l’implicito era che quella piazza dolente si era, impropriamente, appropriata di un valore come l’onestà. Ancora più impropriamente l’aveva erto a valore politico, al pari di democrazia e libertà, due concetti fondativi del vivere civile ed in generale del vivere sociale della civiltà umana.
L’onestà, viceversa, è un valore persone, prepolitico e relativo. L’onestà attiene alle regole di comportamento che si imparano nel proprio microcosmo, ciascun soggetto ha un proprio concetto di onestà e probabilmente pensa di rispettarlo. Chi ruba avendo prole e non avendo nulla da mangiare è un disonesto? Io non lo so, non so fornire risposte così nette ed assolute. La libertà di espressione e le regole della convivenza democratica sui due elementi, ancorché variabili, assolutamente connesse alle regole di funzionamento di un sistema democratico. La stessa cosa vale non già per l’onestà ma per la giustizia. Questo si è un valore sociale che attiene al corretto funzionamento della vita di un sistema democratico. Probabilmente la diagnosi più puntuale è che se in questo paese il sistema giustizia funzionasse in maniera più adeguata ed equa si risolverebbero anche una serie di questioni, scorrettamente denominate questione morale.

Si è aggiunta a questa riflessione un ulteriore pensiero. Andando indietro con il tempo, mi è tornato in mente un tema che avevo svolto nell’anno del terzo liceo scientifico. La nuova professoressa di lettere, al fine probabilmente di scoprirci nei nostri anfratti, o comunque di far emergere tratti salienti di personalità e creatività, ci diede un primo compito scritto di italiano davvero originale, almeno per quell’epoca. Poteva essere il 28 settembre dell’anno 1985. La traccia aveva un titolo semplice: 28 settembre 2025. Era davvero un invito a nozze per ciascuno di noi ragazzi di terzo liceo, abituati a dover svolgere tracce di letteratura, di storia, di attualità politica. E ci sbizzarrimmo. Il mio compagno di banco scrisse un tema divertentissimo su cosa immaginava che ciascuno di noi avrebbe fatto di lì a 40 anni. Ho vissuto di rendita con quel tema, che mi andò veramente bene. Era appunto il 1985; l’anno prima ci avevano distrutto con un libro, un film, un lp (come si diceva all’epoca): 1984 di George Orwell. Scrissi una trasposizione del libro, venne particolarmente bene per non so quale botta di fortuna. C’era un tocco di malinconia nel descrivere una società autoritaria, con spazi di libertà particolarmente ristretti, controllata da un sistema informatico superiore: il Grande Fratello. Oggi, grazie ad un reality show, tutti sanno cos’è questa idea, cosa significa questa espressione. La malinconia consisteva nel raccontare in un regime di stampo dittatoriale come era bello vivere in un mondo di libertà.

I regimi dittatoriali danno le patenti di onestà e disonestà, stabiliscono chi sono gli amici del popolo e chi i nemici, strutturano i complotti pluto/giudaici/massonici. In una parola si autodefiniscono onesti, virtù assolutamente prepolitica e relativa, quindi in grado di definire che sia come loro e chi non lo sia. Hanno sempre ragione, soprattutto nei momenti di crisi e di iniqua distribuzione delle richhezze. L’esempio è quanto avvenuto in una Europa affamata e distrutta dai riverberi della grande crisi del ’29 negli  States. È stato facilissimo per i populisti trovare brodo di coltura per avere il pieno consenso del popolo di fronte a democrazie imbelli. È famosissima l’immagine della massaia tedesca costretta ad andare a fare la spesa con la carriola. Gli USA fornirono, invece, una grande risposta sistemica con il New Deal e con l’economia keynesiana, che consentì a quella democrazia di salvarsi, evitando l’avversarsi di quanto Roth racconta in “Complotto contro l’America”.
L’Europa, finora, non è stato in grado di fare altrettanto, soggiogata da una visione burocratica ed assolutamente centrata sulle esigenze delle economie floride del Nord. Mai visione fu più miope, i gradi di interdipendenza tra le economie europee sono elevatissimi e senza una visione politica comune e direi sociale non se ne esce. Le pulsioni populiste che attraversano il vecchio continente, da Est ad Ovest, sono fortissime. Quando si parla di muri vuol dire che il dibattito ha travalicato tutti i limiti della ragionevolezza, i muri sono inutili oltreché sbagliati!
Per tutto questo mi ha inquietato che qualcuno, peraltro proprietario di un blog assolutamente poco trasparente e trasferito nella gestione su base dinastica, parlasse in termini dii possesso della virtù di onestà.
Vittorio Fresa

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