Alessandro Vanoli: Quando guidavano le stelle

Alessandro Vanoli quando guidavano le stelle
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Un “viaggio sentimentale nel Mediterraneo” seguendo le rotte di una storia secolare. Città, personaggi, leggende e tragedie che hanno costruito la nostra memoria e la nostra identità.

Piccola premessa

Il testo di Alessandro Vanoli accompagna il lettore in un viaggio avvolgente con la sua capacità di unire competenza e passione, come, del resto, ogni navigazione richiede.
Le coste del Mediterraneo rapiscono e si fanno narrazione: nel senso autobiografico, condensando le esperienze e gli incontri dell’autore; nel senso della ricostruzione storica, descrivendo città, luoghi e personaggi.
Vanoli ci espone quattro navigazioni con direzioni diverse, quasi assecondando la rosa dei venti, dall’Oriente all’Occidente, dal vicino al lontano, dal noto all’ignoto, dal passato al presente.
E non appaia questo un semplice gioco di parole: il Mediterraneo, entro la cornice che l’autore fornisce, è, anche e soprattutto, il luogo in cui il rapporto fra identità e alterità si propone come decisivo per elaborare un modello di civiltà.

Difficile l’impresa di racchiudere la ricchezza di un testo che sa “navigare” fra la memoria delle persone incrociate e la descrizione dei luoghi che videro all’opera personaggi sospesi fra il mito e la storia.
Ovunque si succedono i suoni e le parole di una moltitudine che ha trasformato i luoghi, lasciando segni di un incedere senza sosta: voci amiche e voci barbare si alternano, nel tracciare i confini d’imperi, regni e nazioni.
Tutti si affrettano intorno ad un mare che porta la vita o condanna a morte, che regala la fortuna o punisce con il naufragio di ogni sogno.
Capitano esperto, con carte secolari e l’intuizione racchiusa nel vento, Vanoli ci guida in un viaggio affascinante e pieno di suggestioni.

Citazione 1
Per secoli chi viaggiava lungo questo piccolo mare ha raccontato di storie e di prodigi, di animali mostruosi e di miracoli. Per secoli ogni costa del Mediterraneo è stata il luogo di una scoperta, di un’avventura e di una sfida con se stessi. I barbari che ognuno ha visto nella costa altrui sono stati parte del gioco, perché erano loro, i diversi di ogni etnia e di ogni religione che obbligavano gli altri a fare i conti con se stessi e con lo spazio che abitavano.

Intermezzo

Il verbo navigare, con l’immensa rete dei suoi rimandi, potrebbe aiutarci a narrare tante e intense storie.
A ogni svolta della nostra storia e ogni volta che siamo stati chiamati ad affrontare un nuovo viaggio alla ricerca di “terre incognite”, abbiamo ripreso questo verbo e lo abbiamo adattato alle circostanze.
In origine potremmo tutti immaginare Ulisse e la sua personale “Odissea” verso casa nel chiuso del Mediterraneo; lo sguardo si dovrebbe allargare poi agli oceani e alle terre lontane; ancora alzeremo lo sguardo al cielo a inseguire i cosmonauti e un’Odissea nello spazio.
Oggi noi, nell’epoca digitale, navighiamo ancora nelle reti e negli spazi virtuali. E tanti e ancora tanti potrebbero essere gli esempi.

Citazione 2
Su questa storia gli ateniesi hanno costruito il loro potere e il loro mito: Atene, vanno dicendo, è stata ed è la soglia e il baluardo contro il caos che giunge da Oriente. E’ questo che ripetono ovunque, nei discorsi politici, nelle opere di teatro, persino negli altorilievi del Partenone: i greci contro le amazzoni, i greci contro i troiani, gli dei dell’Olimpo contro i giganti e i greci lapiti contro i centauri.

Lo spazio geografico, in realtà limitato e quasi chiuso, può apparire immenso nel racconto mitico o epico, esaltando le distanze e moltiplicando le presenze. Anche il tempo è dilatato per l’enorme numero di vicende, storie, parole e idee che s’inseguono lungo le sponde del Mediterraneo che, anche in questo caso, appare uno e molteplice: esso è quello di Ulisse, quello di Alessandro, quello dei romani, quello degli arabi, quello della costa adriatica, quello della costa turca, quello della costa africana e così via.

Citazione 3
Nei bellissimi anni che passai in Spagna imparai una buona lezione di storia, che lì si mostrava con forza ma che vale ovunque. Il passato è malleabile: gli uomini del presente lo prendono, lo impastano un po’ e lo usano per costruirci le loro personalissime fondamenta. Lo usano tutti: politici e uomini di fede, letterati e ignoranti. Anche gli storici ovviamente, specie quelli che si richiamano alla verità con buon metodo e ottima filologia.

Grandi città con il loro crescere si protendono verso il mare e lo incontrano, modificandolo: Genova, Napoli, Istanbul, Palermo e tante altre.
Ogni uomo che passa per questo mare racconta qualcosa di sé e qualcosa porta via: incontri, guerre, disperazione, legami perduti, incontri inattesi, pacifiche relazioni. Lungo le sue coste, gli uomini hanno interagito in tanti modi, sperimentando miscele disastrose e convivenze incredibilmente proficue.
Tutto, si direbbe, è già accaduto lungo queste rotte; tutto è stato scoperto e tutto è stato già visto.
Eppure, ancora oggi, in questo mare s’incrociano destini fra loro diversi, fatti di ricchezza o di disperazione.
Eppure ancora una volta, intorno a questo mare, gli uomini sono chiamati a scegliere fra la pace e la guerra, fra la convivenza e lo scontro.
Antonio Fresa

AlessandroVanoli
Quando guidavano le stelle
Viaggio sentimentale nel Mediterraneo
Il Mulino, 2015
Pagine 248; € 16,00

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