Alfabeto letture alternative: Antonella Zucchini

Antonella Zucchini la forma imperfetta delle nuvole
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“L’amore, che gran disgrazia! Lo puoi ricacciare dentro, pigiare e stipare nell’angolo più recondito del cuore, nasconderlo tra fastelli di ragioni e cumuli di certezze. Lo puoi ignorare, buttandoti a capofitto in mille incombenze e faccende, defraudandolo della sua importanza, relegandolo nella cantina buia e umida dei desideri inappagati o seppellendolo nella soffitta polverosa dei ricordi. Ma quello, l’amore – accident’a lui – ti sobbolle dentro, cova subdolo come un’esigua fiammella sotto la cenere, si fa spazio tra le pareti indolenzite del cuore e poi esplode di nuovo, improvviso e inaspettato, come il fragore di un tuono in un giorno d’estate.”

La forma imperfetta delle nuvole Antonella ZucchiniAntonella Zucchini, nata a Molino del Piano nel 1961, autrice di numerose commedie in lingua fiorentina, esordisce nella narrativa nel 2013 con il romanzo Fiore di cappero. Seguono, nel 2016, il romanzo storico Tutto il resto vien da sé e, nel 2018, La forma imperfetta delle nuvole. In questo suo terzo romanzo la Zucchini ci presenta alcuni ospiti di una casa di riposo per anziani con i loro malanni, i loro capricci, le loro piccole manie, i loro teneri e faticosi tentativi di non arrendersi all’inevitabile tramonto delle loro vite.

Il racconto si concentra in particolare su due di loro, due anziane apparentemente diversissime: una, Zelmira, altera, sprezzante, algida, stravagante, insofferente a tutto e a tutti; l’altra, Santuzza, semplice, umile, tranquilla, empatica e spontaneamente materna nei confronti del prossimo. Grazie alla sapiente alternanza di passato e presente nella narrazione scopriamo che un profondo legame unisce le due protagoniste fin dai tempi della loro infanzia. E attraverso le vicende e i ricordi di Zelmira e Santuzza riviviamo una fetta di storia italiana del secolo scorso: il contrasto tra la ricca nobiltà, fondata su privilegi e pregiudizi, e la povertà contadina destinata a fame e privazioni e soggetta a ingiustizie e umiliazioni; il fascismo, la guerra e il dopoguerra; la faticosa ricostruzione, le lotte per un futuro migliore e più giusto, per un’emancipazione sempre contrastata e quasi impossibile da raggiungere. Tutto ciò attraverso una carrellata di personaggi nei quali è facile identificarsi perché ci si riconosce nei loro ricordi, nei loro pensieri, nel loro travagliato percorso di vita, o di fronte ai quali non possiamo evitare di indignarci per il comportamento egoista e prevaricatore, per le sofferenze ingiustamente inflitte, per l’intollerabile e superficiale conformismo.

La scrittura della Zucchini è raffinata e ricercata, accattivante e divertente nelle sue concessioni al vernacolo fiorentino, commovente nelle malinconiche descrizioni dell’infanzia, dei suoi giochi innocenti, delle speranze e dei sogni infranti, emozionante nell’illustrazione della feroce potenza dei ricordi e della loro dolorosa costante presenza nella nostra vita.

Ed ecco, come sempre, una proposta in alternativa.

Giovanna Zucca    Mani calde

“Allora ho capito che quelli che lavorano tanto, tipo dove sono io, oppure dove vanno quelli con le ossa rotte, ce l’hanno con quelli che lavorano poco, tipo quelli degli occhi o quelli della pelle. Infatti una volta ho sentito dire a Lia che voleva andare in dermatologia, così si riposava. Che tanto là più di spalmare unguenti e creme non c’era da fare, mica come in terapia intensiva, dove devono prendere la gente che cade nei buchi per un capello…”

Giovanna Zucca nasce a Chivasso nel 1964, si trasferisce a Treviso, si laurea nel 2009 in Filosofia e Teoria delle Scienze all’Università Ca’ Foscari di Venezia, lavora come strumentista e aiuto anestesista in sala operatoria ed esordisce nella narrativa nel 2011 con Mani calde, un racconto corale con al centro della vicenda un bambino in coma e un geniale quanto scorbutico e anaffettivo neurochirurgo che riesce a salvarlo. Tra i due si instaura un misterioso e silenzioso legame che riuscirà a sciogliere la corazza di indifferenza nei confronti del prossimo con la quale il medico ha deciso di mascherare la propria solitudine e di difendersi da ricordi e rimorsi.

I pensieri disarmanti e commoventi del bambino e la sua ingenua e innocente percezione del mondo esterno; il dramma e la sofferenza dei genitori, in equilibrio instabile tra sensi di colpa, sconforto e speranza; le piccole vicende quotidiane di medici e infermieri e i loro sforzi per sdrammatizzare la dolorosa realtà nella quale si trovano ad agire sono narrati dalla Zucca con grande realismo e partecipazione. La conoscenza in prima persona dell’ambiente nel quale si svolge la vicenda narrata nel libro consente all’autrice di risultare sempre credibile nella descrizione di sentimenti e stati d’animo, grazie anche a una scrittura semplice, fluida e diretta. Mani calde è un libro ricco di buoni sentimenti, tenero e poetico, a volte perfino divertente, al quale possiamo forse imputare una visione eccessivamente ottimista della vita e dei rapporti umani ma non possiamo negare un’emozionante intensità e un’ammirevole capacità di coinvolgimento.

GianLuigi Bozzi

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La stesura di questo Alfabeto non ha alcuna particolare pretesa.
Vuole solo essere un gioco, un espediente per ricordare e segnalare autori e titoli che ritengo validi.

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