Alfabeto letture alternative: Salvatore Niffoi

La leggenda di Redenta Tiria Salvatore Niffoi
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“Quando lo composero dentro la bara sembrava più vecchio, come se avesse vissuto il doppio degli anni. Il suo viso aveva un ghigno strano, di uno che non aveva amato la vita, che era nato per dovere, e sempre per dovere aveva fatto tutto il resto: amato, figliato, lavorato, camminato.”

La leggenda di Redenta Tiria Salvatore NiffoiSalvatore Niffoi nasce a Orani, un piccolo comune della Barbagia in provincia di Nuoro, nel 1950. Insegnante in una scuola media, ruolo che ricoprirà fino al 2006, esordisce nella narrativa alla fine degli anni 90 pubblicando i suoi primi lavori presso una casa editrice locale. La sua notorietà supera i confini dell’isola con l’approdo alla casa editrice Adelphi che, nel 2005, dà inizio alla pubblicazione dei suoi libri, oggi conosciuti in tutta Europa grazie alla loro traduzione in numerose lingue.
Il mondo di Niffoi è quello aspro, arido, duro e faticoso della Sardegna rurale, popolata da pastori, contadini e piccoli artigiani. Un mondo arcaico, spesso crudele, che sembra sospeso e incatenato al passato, nel quale il progresso fatica a farsi strada e la realtà si scontra spesso con leggende, tradizioni, miti e storie che la modificano e la condizionano. Un mondo nel quale la magia, gli eventi soprannaturali, i fenomeni paranormali convivono con le faccende quotidiane e vengono percepiti come del tutto normali. Siamo nei pressi del realismo magico di tanta letteratura latinoamericana e le storie di Niffoi sono avvicinabili, per alcuni aspetti, a quelle immaginifiche di Gabriel García Márquez o di Manuel Scorza.
Trai i titoli della sua ampia bibliografia ho scelto La leggenda di Redenta Tiria perché è il primo suo libro pubblicato da Adelphi e perché ben introduce al suo mondo letterario, alla sua scrittura e al suo stile. Gli abitanti di uno sperduto e immaginario paesino sardo, giunti a una certa età, sentono una Voce interiore che li chiama e li spinge al suicidio. Queste morti assurde e immotivate si susseguono da tempo immemorabile e vengono finalmente interrotte solo grazie alla comparsa in paese di una ragazza cieca che si definisce figlia del sole e che riesce a infondere agli abitanti la forza di resistere alla Voce. La storia ci viene narrata da un impiegato comunale che ci descrive dapprima le vicende di alcuni degli abitanti indotti al suicidio e quindi quelle di alcuni degli abitanti salvati dall’intervento della misteriosa ragazza. Tutto ciò con l’utilizzo di una lingua estremamente ricercata, che attinge a piene mani al dialetto sardo ma mai con intenti coloristici o folkloristici bensì rispondendo alla precisa e specifica esigenza di rappresentare con esattezza un fiore, un albero, un oggetto, un’attività, perfino un’immagine o un pensiero.

Se il mondo di Niffoi vi appare troppo fantasioso e irreale eccovi un’alternativa che ci riporta a una più tangibile realtà.

Edoardo Nesi L’estate infinita

Si vergognò a dirlo, ma le parve che quei soldi sapessero di umido, di chiuso, di inchiostro, di plastica, di sudore. E di buio. E di sonno perso. Di fatica: ecco di cosa sapevano. Di ricompensa, di merito. Si disse che doveva essere quello, l’odore del lavoro: il profumo di un mondo enorme e lontanissimo, col quale fino a quel momento non aveva mai osato sperare di poter venire in contatto.

Edoardo Nesi, scrittore e traduttore, oltre che imprenditore e politico, è nato a Prato nel 1964. Con L’estate infinita, pubblicato nel 2015, Nesi dipinge un affresco dell’Italia degli anni Settanta, quelli del boom economico, durante i quali tutto sembrava possibile e il futuro pareva non dover mai finire. Il libro fotografa l’esistenza di tre protagonisti paradigmatici: un giovane imprenditore visionario e megalomane che vuole conquistare il mondo con i suoi tessuti; un impresario edile con un debole per il tennis e per le belle donne travolto da un progetto troppo grande per le sue capacità e da un’inaspettata crisi sentimentale; un onesto e volonteroso imbianchino campano disposto ad ammazzarsi di lavoro pur di assicurare un meritato benessere a moglie e figli. Attorno a questi tre personaggi ruota una serie di comprimari che danno colore e realismo a una storia che, apparentemente legata alla Toscana di trent’anni fa, fornisce in realtà il ritratto di un intero paese che non c’è più. E che ci fa ripensare al nostro passato e ci induce a riflettere con rabbia, sconforto, ma anche tenerezza, nostalgia e rimpianto, sul tramonto delle nostre illusioni e di molte nostre speranze.
GianLuigi Bozzi

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La stesura di questo Alfabeto non ha alcuna particolare pretesa.
Vuole solo essere un gioco, un espediente per ricordare e segnalare autori e titoli che ritengo validi.

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