Alfabeto letture alternative: Virginia Virilli

copertina Virginia Virilli Le ossa del Gabibbo
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“Quell’anno, anche se era estate, con le magliette a maniche corte che scoprivano due scacciamosche non mi piacevo più. Con i calzoncini che mostravano le mie ossa del deserto, non mi sentivo per niente a mio agio. Quindi verso giugno, in concomitanza del cambio estivo, ebbi l’illuminazione: la mia divisa ideale, quella che mi dava veramente l’aria di essere una tipa sveglia e superconsapevole dei propri mezzi, erano i pigiami di flanella.”

Virginia Virilli, nata a Spoleto nel 1983, attrice e autrice teatrale, esordisce nella narrativa con Le ossa del Gabibbo nel 2012. Il libro è suddiviso in tre parti corrispondenti a tre distinte fasi della vita della protagonista. Nella prima parte seguiamo le avventure e disavventure di Virginia bambina, buffa, curiosa e irrequieta, in disaccordo con il proprio corpo troppo magro e ossuto, alle prese con una madre bellissima e ingombrante che la mette in continuo imbarazzo per il carattere fumantino e per il suo modo aggressivo di rapportarsi con il prossimo a causa della devastante malattia che l’ha colpita, la sclerosi multipla, e contro la quale reagisce negandola, combattendola, respingendola con tutte le forze e con tutti i mezzi, dalle sedute di agopuntura alle visite presso improbabili guaritori. Nella seconda parte ritroviamo Virginia in piena adolescenza e nel pieno delle crisi esistenziali tipiche di quell’età, in contrasto con le istituzioni della scuola e della famiglia, alla ricerca di una propria identità affettiva e sessuale, in fuga dalla malattia della madre, sempre più grave e invalidante e sempre più difficile da accettare, fonte di dolore, sofferenza e rimorsi per la propria incapacità di affrontarla e di comprenderla. Infine ci troviamo a seguire le peripezie di una Virginia ormai cresciuta e suo malgrado matura mentre cerca di affermarsi come autrice teatrale nell’anticonformistico panorama artistico della New York off-off-Broadway.

Le ossa del Gabibbo Viriginia VirilliLa malattia della madre, la sua costante e irriducibile lotta per contrastarla, il suo disperato tentativo di minimizzarne i sintomi negandone l’origine a se stessa e agli altri in una continua e faticosa recita, la sua disperata volontà di sottrarsi al pietismo e all’atteggiamento consolatorio, spesso solo di facciata, del prossimo, la feroce volontà di non cedere e non arrendersi a questo mostro sconosciuto che la divora lentamente, fanno da sfondo a tutte le vicende di Virginia. Ne influenzano, condizionano, a volte determinano la vita, ne forgiano inevitabilmente e inconsapevolmente il carattere, la costringono sempre a fare i conti con una realtà dolorosa alla quale non si può sfuggire.

La scrittura di Virginia Virilli, ricca di dialoghi sempre brillanti ed estremamente realistici, frutto evidentemente della sua esperienza teatrale, risulta straordinariamente aderente alle tre fasi temporali nelle quali la protagonista agisce. Con Le ossa del Gabibbo l’autrice riesce, senza mai indulgere a un facile vittimismo o alla scontata retorica del dolore ma, al contrario, con leggerezza, sarcasmo, a volte divertimento, sempre con serena e commossa partecipazione, a porci di fronte al dramma di una malattia terribile e ai turbamenti e sconvolgimenti che la stessa provoca non solo al malato ma anche a tutti coloro che lo circondano.

In alternativa un libro leggero e rasserenante.

Filippo Venturi,  Il tortellino muore nel brodo

“In trattoria lui ha a che fare quotidianamente con gente così e sa riconoscerla al volo. Del resto è talmente facile inquadrare i clienti al primo sguardo che Lombroso non doveva diventare un antropologo-criminologo: doveva fare l’oste. Si sarebbe divertito molto di più.”

Filippo Venturi, nato a Bologna nel 1972, gestisce una trattoria in centro città e, nei ritagli di tempo, si dedica alla scrittura con ottimi risultati. Con Il tortellino muore nel brodo, pubblicato nel 2018, Venturi dà vita a un nuovo singolare personaggio: il ristoratore-investigatore. Il quale, in questa rocambolesca avventura, si ritrova invischiato in una rapina finita male e nel successivo rapimento della figlia di uno sfortunato amico. Tra coincidenze, casuali intuizioni e inevitabili incomprensioni con le forze dell’ordine, alternando malinconici ricordi a coraggiose quanto sgangherate iniziative, gli improbabili protagonisti del libro ci regalano una simpatica avventura lungo le vie di Bologna.

Con una scrittura lineare, accattivante e ironica, particolarmente efficace nei divertenti dialoghi, Venturi ci intrattiene con garbo con una trama che alla fine appare solo un pretesto per trasmetterci tutto il suo amore per la città e per le sue tradizioni gastronomiche.

GianLuigi Bozzi

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La stesura di questo Alfabeto non ha alcuna particolare pretesa.
Vuole solo essere un gioco, un espediente per ricordare e segnalare autori e titoli che ritengo validi.

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