Alfonso Campisi, la scommessa della cultura sulla coabitazione della diversità

Tunisia La Marsa
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Se la cultura è capacità critica, indipendenza di giudizio, prima che accumulo di notizie, erudizione, istruzione accademica, la diversità non può essere che ricchezza e l’umiltà unità alla curiosità il più valido alleato. Il viaggio che faremo con il professor Alfonso Campisi, nato a Trapani, ma ormai cittadino tunisino, ci condurrà nella cultura tunisina, mettendo in luce quanto il Mediterraneo e i movimenti di popoli e di idee oltre che di merci, rappresentino il nutrimento fondamentale di una comunità che varca i confini nazionali, a cominciare dalla lingua. Proprio la caratteristica del Mediterraneo come un mare chiuso mette in luce la dialettica circolare della lingua, ma anche del gusto a tavola ad esempio o nel modo di vivere.

Alfonso Campisi
Alfonso Campisi

Alfonso Campisi vive a La Marsa, banlieue nord di Tunisi dov’è Professore ordinario di Filologia italiana e romanza alla Facoltà di lettere dell’Università de la Manouba di Tunisi; professore della prima cattedra al mondo di Lingua e Cultura Siciliana; Membro della commissione nazionale di dottorato in Tunisia; Presidente- regione Africa- dell’Associazione Internazionale per gli Studi di Lingua e Letteratura Italiana – per la diffusione della lingua e cultura italiana nel continente africano, collabora con l’Università della Pennsylvania, Philadelphia (USA) e con l’Università Paul Valéry di Montpellier 3 (France).

Il primo romanzo di Alfonso Campisi Terres Promises, pubblicato dalle edizioni Arabesques nel 2020, che ha ottenuto il premio Ennio Flaiano nel 2021, ripercorre – attraverso le vicende di Ilaria, una giovane siciliana dell’Isola di Favignana, una pagina di storia italiana relativa all’emigrazione in Tunisia avvenuta tra il XIX e il XX secolo. Furono molti infatti i siciliani a lasciare alla fine dell’Ottocento la loro terra per emigrare non solo in America, in Argentina, in Europa ma anche in Tunisia, diventata per molti di loro appunto la “Terra promessa”.Alfondo Campisi, Terres promises

Dal punto di vista storico, lavorando da molto tempo in questo settore, qual è stato l’apporto linguistico, culturale e in generale nel modo di vivere dei siciliani in Tunisia?
La collettività italiana di Tunisia, prima componente cristiana tra l’800 e il ‘900, era formata al 90% da siciliani. Questo può far capire quanto e quale tipo di contributo questa comunità abbia potuto apportare alla Tunisia, allora sotto il Protettorato francese. Dal punto di vista quantitativo, l’apporto culturale, linguistico, architetturale è stato talmente importante, se consideriamo che à metà Ottocento, i siciliani rappresentavano oltre il 10% della popolazione tunisina. In effetti, oggi resta tantissimo della presenza siciliana nel paese nord africano; gli innumerevoli prestiti e calchi linguistici entrati ormai nella lingua tunisina (ben diversa dall’arabo classico), nella cucina – ricordiamo che la Tunisia rappresenta, per consumo pro-capite il secondo consumatore di pasta al mondo – nell’architettura, nella lavorazione delle maioliche per citare solo alcuni aspetti, senza dimenticare i rapporti umani, l’accoglienza, il modo di gesticolare e la filosofia di vita, molto legata alla Sicilia e a tutto il Mediterraneo. Basti dire inoltre che i nostri siciliani, una volta sbarcati in Tunisia, non ebbero mai la sensazione di essere in un paese diverso dal loro, “dove anche le rovine romane erano le stesse”. Tutto questo e altro ancora, fanno parte dell’eredità siciliana in Tunisia.

Migranti siciliani in Tunisia
Migranti siciliani in Tunisia

Rispetto alla lingua che si parla a Tunisi in particolare, più in generale in Tunisia, quali sono le componenti più importanti, anche in termini letterari, che caratterizzano il Paese?
La componente principale e in maniera indiscussa è quella francese e francofona, segue la componente italiana che però ha ormai perso forza a causa dell’inesistente politica linguistica italiana all’estero. Un paese come la Tunisia, che continua a studiare se pur non come prima la lingua di Dante, a nutrire grande simpatia per l’Italia e gli italiani, avrebbe dovuto attirare l’attenzione della classe politica italiana, per niente attenta invece a questo tipo di politica. L’Italia ne esce vinta.

Oggi qual è, in sintesi l’affresco culturale?
Dopo la rivolta del 2011, visto che non è stata una rivoluzione come spesso viene definita, abbiamo assistito in Tunisia a un grande risveglio culturale, letterario, artistico che devo dire non è mai stato lineare, nel senso che nel corso di questi anni, abbiamo assistito ad alti e bassi nella produzione culturale in senso lato, anche perché le aspettative legate a questa rivolta sono risultate molto deludenti, soprattutto nel momento in cui, la Tunisia venne consegnata nelle mani degli islamisti, beniamini dell’Europa, dell’America e dell’Italia più in particolare. Movimenti di estrema destra di stampo fascista hanno cercato d’imporre un’ideologia retrograda e medievale che non è mai appartenuta alla Tunisia. E così dall’oggi all’indomani, il paese nord africano, conosciuto nel mondo per le sue leggi avanguardiste in particolare nei confronti delle donne e della famiglia, legiferate all’indomani dell’indipendenza ottenuta il 20 marzo 1956, si è ritrovato prigioniero dei partiti islamisti. In effetti il primo presidente della Repubblica Tunisina, Habib Bourghiba, con l’arrivo al potere nel 1956 aveva promulgato il Codice dello Statuto Personale, garantendo uguali diritti e doveri alla donna tunisina, abolendo il ripudio e la poligamia, legalizzando l’aborto e il divorzio e questo molti anni prima dell’Italia. Possiamo quindi immaginare la reazione della società civile e più in particolare delle donne tunisine, quando l’estrema destra islamista arriva al potere con elezioni che sarebbero dovute essere “libere e indipendenti”. Ho voluto sottolineare tutto questo per far capire che la tradizione di parità uomo donna è ben ancorata nella cultura tunisina e questa parità si manifesta anche nella libertà artistica e culturale delle donne in Tunisia, schieratesi per prime contro l’oscurantismo religioso. Gli innumerevoli eventi in riferimento ai cambiamenti politici, alla libertà di parola e di stampa, hanno portato ad una produzione artistica e intellettuale ricca, importante e di altissima qualità. Credo che l’unica acquisizione post-rivolta, sia proprio la libertà di pensiero, di parola e di stampa.

In particolar modo cos’è cambiato dopo la “rivoluzione” e cosa sta succedendo rispetto alla crisi sociale ed economica che il paese sta vivendo?
Per quanto riguarda la crisi economica e di conseguenza sociale, bisogna dire che la Tunisia sta soffrendo molto dal 2011 di una cattiva immagine veicolata dai mass media europei e occidentali più in generale. Gli attacchi terroristici, in particolare quello al museo del Bardo, gli omicidi politici ad opera di partiti estremisti, l’epidemia legata alla Covid-19, hanno fatto della Tunisia il nemico numero uno degli europei Il turismo, una delle fonti economiche principali, é diminuito vertiginosamente come anche gli investimenti stranieri, settori, capaci di assorbire una manodopera specializzata che piazza la Tunisia ai primissimi posti in Africa e nel Medio oriente. Oggi c’è molta rabbia tra i giovani tunisini, ricordo che la Tunisia come gli altri paesi della Maghreb, sono paesi giovanissimi, per niente paragonabili alla vecchia Europa e questo porta certamente a una crisi occupazionale, legata anche in larga parte allo sgretolamento della vicina Libia, partner economico importantissimo per la Tunisia. In breve, direi che é stato fatto di tutto per distruggere un paese che é sempre stato il fiore all’occhiello tra i paesi del sud del mediterraneo e non solo…e di questa situazione l’Europa è la prima ad esserne responsabile.

Spesso è forte il rimpianto per il passato. C’è stata un’epoca d’oro in termini culturali della Tunisia nel Novecento?
C’è un’espressione che i nostalgici tunisini, soprattutto fra coloro che conobbero la Tunisia d’antan, di un tempo, ricorre spessissimo ed è ya hassra, termine che racchiude in se stesso tutta la nostalgia dei tempi passati. Ma dico, mi sapreste dire in quale paese non si rimpiangono i tempi migliori? È vero che la Tunisia sia cambiata, e l’Italia, il paese della dolce vita? La Francia? Tutto cambia, occorre solo avere la capacità di saper vivere con la propria epoca. E ovvio che ad una diversità sociale, corrisponde una ricchezza culturale, linguistica e artistica, come é stato il caso della Tunisia durante il protettorato francese, dove italiani, maltesi, francesi, greci, russi… coabitavano e contribuivano alla ricchezza di questo paese, ecco perché mi risulta difficile capire espressioni terribili e populiste come “l’Italia agli italiani”, che non farebbero altro che rendere un paese con un sempre più forte impoverimento culturale.

Molti sostengono che la Tunisia non abbia una grande personalità, forse sarebbe utile spiegare che proprio il mosaico che la caratterizza è il suo tratto distintivo. La coabitazione invece dell’integrazione ne è la chiave. Ci puoi spiegare quale sia la sua importanza e quali i suoi frutti?
Mi risulta davvero strano, poter solo sentire che la “Tunisia non abbia una grande personalità”. La Tunisia, pur essendo un paese geograficamente piccolo ha una peculiarità molto importante, quella di essere il centro del Mediterraneo, questo da solo dovrebbe già bastare a dare una grande centralità al paese. A questo, si aggiunge anche il carrefour di popoli, di lingue e di comunità che l’hanno abitata e continuano ad abitarla. Forse in Europa pochi sanno che la Tunisia si sta trasformando, malgrado la crisi economica che attraversa, da paese di emigrazione a paese di immigrazione, ospitando sul suo territorio centinaia di migliaia di rifugiati e popolazioni provenienti dall’area sub sahariana di prevalenza francofona; manodopera non specializzata, piccoli imprenditori, tantissimi studenti che frequentano università tunisine o franco-tunisine che rilasciano sia il diploma tunisino che francese o anche americano, ricordo l’Uuniversité Paris-Dauphine, l’Université Méditerranéenne, University of Harvard insieme a tantissime altre. Tutte queste popolazioni coabitano spesso in quartieri popolari con la popolazione autoctona, apportando non solo ricchezza culturale ma anche economica. Per ritornare quindi alla personalità della Tunisia, rispondo che questo paese ha una forte personalità grazie alla ricchezza cultura e di popolazioni che la abitano, compreso le popolazioni storicamente presenti come l’italiana, la francese….

Cosa manca maggiormente dal punto di vista culturale alla Tunisia in questo momento e quali sono invece i suoi punti di forza?
Alla Tunisia manca un vero supporto da parte della vicina Europa e non mi riferisco ad un supporto economico, quanto a politiche ad hoc di prossimità che in parte esistono ma che restano insufficienti. Ma come possiamo noi parlare di dialogo nord/sud tra le due rive del Mediterraneo, quando a ricercatori universitari, a dottorandi e professori di liceo, si rifiuta il visto europeo, negando così tutti i principi legati alla mobilità degli individui? Mi risulta difficile capire perché l’Italia possa accettare i barconi provenienti dalla Libia e rifiuta invece la manodopera specializzata tra l’altro per brevi periodi di ricerca e di studio? La Tunisia conta 12 milioni di abitanti, la metà di una città come Il Cairo. Ma cosa teme l’Europa? Un’invasione intellettuale? Cinque milioni di ucraini si stanno spingendo verso l’Europa, perché due pesi e due misure? Per concludere direi che quello che manca oggi alla Tunisia è il riconoscimento strategico (ricordiamoci che il gasdotto algerino passa sul suolo tunisino prima di arrivare in Italia), geo-politico e culturale.
Ilaria Guidantoni

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