Algeria: dai problemi interni e internazionali al ruolo della donna

Algeria
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La situazione interna al paese continua ad essere molto precaria sia da un punto di vista politico che socio-economico. Il Presidente Abdelaziz Bouteflika, in carica dal 1999 e nonostante le sue condizioni di salute, esercita il suo potere sempre tra clientelismo e corruzione, mentre il contesto economico interno e internazionale ai suoi confini è decisamente peggiorato negli ultimi tempi.

Il disfacimento della Libia e l’ampliarsi delle forze dell’Isis sono un grave problema per l’Algeria che condivide un lungo tratto di confine. Il terrore e la guerra combattuta ferocemente su tutto il territorio nazionale è uno spettro ancora vivo per non pensare a processi destabilizzanti in caso di aumento della crisi e di problemi per la successione del Presidente.

Secondo World Oil and Gas Review 2014 l’Algeria è il decimo Paese al mondo per risorse di gas e con il gas di scisto nel bacino di Ghadames, città libica al confine con l’Algeria e nei pressi di quello tunisino, il futuro energetico sembrerebbe roseo. Non manca nemmeno il petrolio. Ma da quando il prezzo del petrolio è in caduta libera le entrate sono fortemente diminuite tanto da mettere a rischio i programmi di sviluppo visto che, dati del 2013, il settore idrocarburi rappresenta il 35% sul totale del Pil in termini reali.
Non basta al paese del Maghreb la crescita del Pil di circa il 4% nel 2014 e non basterà una crescita del 3,3% nel 2015 e di un 3,5% per il periodo 2016-2017 previste dalla Banca Mondiale nel rapporto semestrale sulle prospettive economiche mondiali pubblicate un paio di mesi addietro.
Se si escludono gli idrocarburi l’economia registra una diminuzione per il calo soprattutto del settore pubblico e per il primario e nonostante buone performance dell’edilizia.
Secondo Paletta le aziende del settore alimentare, della meccanica, dei materiali da costruzione, della lavorazione dei metalli, della petrolchimica e del tessile «in alcuni casi [sono] vere e proprie eccellenze, ma la diffusa presenza dello Stato, unita ai problemi di ordine pubblico legati al terrorismo, hanno frenato la crescita del settore privato. In altre parole, l’Algeria, oggi, è poco competitiva e poco “business-oriented”. Una legge del 2009 limita, persino, la presenza del capitale straniero nelle società al 49%» [1].
Secondo il Fondo Monetario Internazionale, nel 2014, il deficit pubblico ha raggiunto il 7,5% del Pil che può essere finanziato anche grazie a quanto accantonato nel fondo di stabilizzazione petrolifera. Shanta Devarajan responsabile della regione Mena per la Banca mondiale «ha invocato una decisa e sollecita riduzione delle spese, ricordando che i piani di investimento interno sono stati redatti quando il prezzo di un barile di greggio era di 80/85 dollari, mentre oggi è piombato sotto quota 60 dollari [la frase riportata è di due mesi fa, ndr]» [2].
Sul tema della politica industriale il ministro dell’Industria, Abdeslam Bouchouareb, ha affermato che verrà presentato un piano per razionalizzare le partecipate dando maggiore autonomia gestionale da una parte e dall’altra sono state varate leggi per agevolare l’arrivo di aziende straniere in partenariato con aziende nazionali e incentivi come l’esenzione per i primi anni di attività dalle imposte dirette ed indirette sugli utili o come l’assunzione da parte dello Stato delle spese necessarie allo sviluppo dell’investimento. Ma bisognerà sempre vedere come si applicheranno nel contesto delle procedure di un regime retto da clan famigliari che dominano certi meccanismi.

Il governo sembrerebbe intenzionato, come in quasi tutti i paesi europei, ad affrontare deficit e crisi delle entrate con l’austerità: proseguendo sul controllo degli investimenti in opere pubbliche, provando a congelare il turn over nel settore pubblico, ad un aumento dell’età pensionabile, ad un taglio dei fondi a sostegno delle attività imprenditoriali giovanili. Quest’ultima potrebbe essere un altro duro colpo per i giovani algerini (alcune stime parlano di circa il 50% di disoccupati) che continuano a non avere un reddito a non potersi creare «una famiglia propria e, quindi, affrancarsi da quella d’origine, in cui spesso non si riconoscono più per le enormi differenze culturali» [3]. E il terrorismo islamico può fare proseliti in queste marginalità sociali.

In questa realtà i partiti all’opposizione si sono riuniti sotto il cartello del Fronte delle forze sociali e nonostante l’insuccesso della manifestazione del 23 febbraio scorso tengono sotto pressione il governo per la mancanza di democraticità per l’assenza di indipendenza dei poteri dello stato in particolare della Magistratura e per l’incapacità di affrontare con successo una crisi che peggiora le disuguaglianze tra il popolo e i gruppi al potere.

A proposito di disuguaglianze va detto che in questi ultimi tempi il Presidente Abdelaziz Bouteflika è impegnato a far approvare alcune leggi che hanno l’obbiettivo dichiarato – dal Presidente stesso – di «rafforzare e preservare i diritti della donna algerina e il suo ruolo nella società» [4]. Nella sostanza dovrà essere un aggiornamento del Codice della famiglia approvato nel 2005 ed in particolare il tema dell’affidamento dei figli che ora, se la madre dovesse risposarsi, prevede il ritorno automatico dei minori al padre. Interventi che dovranno far seguito a quello già approvato in questo mese e che aggiorna il codice penale prevedendo pene da uno a venti anni in base alla gravità delle lesioni subite e in caso di morte della vittima anche la pena di morte. Una legge che ha visto diversi oppositori all’interno e fuori del Parlamento.
Pasquale Esposito

[1] Achille Paletta, “Algeria: serve un cambio di marcia”, www.firstonline.info, 16 marzo 2015
[2] Diego Minuti, “Algeria: caduta prezzi petrolio impone politica rigore”, www.ansamed.info, 9 febbraio 2015
[3] Diego Minuti, “Algeria: crisi petrolio fa scattare misure austerità”, www.ansamed.info, 4 marzo 2015
[4] Samir Hamma, “Algérie – Abdelaziz Bouteflika : «Il faut sortir la femme algérienne de son statut de mineur», www.jeuneafrique.com, 9 marzo 2015

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