Algeria. I militari faranno mai un passo indietro?

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In Algeria si continua a protestare contro il potere e il suo lato oscuro che lo accompagna da decenni, ma la forza propulsiva delle manifestazioni, dopo quarantotto settimane, è scemata.

Lo scorso dicembre le elezioni post- Bouteflika non hanno portato uomini nuovi perché il vincitore è l’ex-premier Abdelmadjid Tebboune (58% delle preferenze), uomo vicino ai militari che sono il vero centro di potere nel paese. Come spiega Alessia De Luca, grazie alle al suo Capo di Stato Maggiore Ahmed Ghaid Salah [morto a fine dicembre, ndr] l’esercito è stato riposizionato «nell’immaginario collettivo, nonostante i militari siano stati essenziali a mantenere le pouvoir saldo al comando per 20 anni. Dopo aver sollecitato le dimissioni di Bouteflika e neutralizzato i vertici dei potenti servizi di intelligence sull’onda delle manifestazioni di piazza, il generale ha dichiarato che l’esercito si era “allineato” alle legittime aspirazioni del popolo algerino. Un’acrobazia da politico consumato, valsa ai militari uno degli slogan più diffusi nelle piazze algerine degli ultimi mesi: “l’esercito e il popolo sono fratelli”» [1].

Non che non sia accaduto nulla perché si sono regolati i conti con parte della vecchia leadership, sia privato-affaristica che pubblico-istituzionale. A due giorni dalle elezioni presidenziali c’è stato «l’epilogo del primo importante processo post-Bouteflika che ha visto due ex primi ministri, Ahmed Ouyahia e Abdelmalek Sellal, condannati rispettivamente a quindici e dodici anni di carcere per favoritismi nel settore automobilistico. […] Sul fronte datori di lavoro, Ahmed Mazouz, a capo dell’omonimo gruppo, Hassen Arbaoui, proprietario di Kia Motors, e l’ex vicepresidente del Forum dei dirigenti d’azienda Mohamed Bairi sono stati rispettivamente colpiti da sette, sei e tre anni di carcere» [2].

Comunque gli algerini, sia i residenti che quelli all’estero, hanno disertato le urne avendo votato solo il 39,83% degli aventi diritto, dimostrando la lontananza da questa soluzione politica e che Mouloud Boumghar, professore algerino di diritto internazionale ha visto come un tentativo del regime “di rigenerarsi senza cambiare la formula“.

Il nuovo premier è Abdelaziz Djerad, è stato nominato lo scorso 28 dicembre, mentre i primi di gennaio ha presentato la nuova compagine di governo che vede 39 ministri, cinque donne e i ministeri dell’Interno, degli Esteri e dell’Energia vedono confermati quelli che già li guidavano, mentre all’Economia arriva chi quella poltrona l’aveva occupata già nel 2017 durante la breve esperienza di capo del Governo di Tebboune. Forse la novità è la mancata nomina di un militare a capo del ministero della Difesa.

Le sfide dell’Algeria sono tante a cominciare da quella economica a quella sociale, passando per la trasparenza del potere. Molto dipenderà da quanto l’impegno del nuovo presidente Abdelmadjid Tebboune a cambiare la Costituzione verrà portato a termine. Un passo formale è stato fatto con la nomina di Ahmed Laraba, professore universitario e membro della Commissione di diritto internazionale delle Nazioni Unite, che ha il mandato di formare una commissione di esperti per individuare, entro sei mesi dalla nascita della commissione stessa, i cambiamenti da apportare alla costituzione in vigore. I contenuti di queste modifiche riguarderanno «sette assi principali relativi a diritti e doveri dei cittadini, etica della vita pubblica, lotta contro la corruzione, rafforzamento della separazione e dell’equilibrio dei poteri, maggiore controllo parlamentare, aumento dell’indipendenza della magistratura, promozione della parità tra cittadini di fronte alla legge, consacrazione costituzionale dei meccanismi di organizzazione delle elezioni. L’obiettivo della nuova costituzione, ha altresì affermato Tebboune, sarà la salvaguardia del Paese da tutte le forme di autorità unilaterale, oltre ad una separazione dei poteri e la promozione dei diritti e delle libertà dei cittadini» [3].

E se mai dovessero andare in porto, bisognerà che venga applicata, ma questo dipenderà da quanti passi indietro faranno i militari.
Pasquale Esposito

[1] Alessia De Luca, “L’altro voto”, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/laltro-voto-24610, 12 dicembre 2019
[2] Djamila Ould Khettab, “Algérie : après les purges, les patrons dans l’expectative face au nouvel exécutif »”, https://www.jeuneafrique.com/mag/871492/societe/algerie-apres-les-purges-les-patrons-dans-lexpectative-face-au-nouvel-executif/, 8 gennaio 2020
[3] Piera Laurenza, “L’Algeria pronta a modificare la costituzione, pietra miliare di una nuova Repubblica”, https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2020/01/09/lalgeria-pronta-modificare-la-costituzione-pietra-miliare-nuova-repubblica/, 8 gennaio 2019

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