Algeria. I militari non vogliono più Bouteflika

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Potrebbe essere l’inizio di una nuova indipendenza per l’Algeria. Abdulaziz Bouteflika aveva deciso, sotto l’enorme pressione della società civile che da diverse settimane scendeva inondando le piazze come non era mai successo, di non ricandidarsi per la quinta volta ma poi aveva spostato, a tempo indeterminato, le elezioni per allungare il suo quarto mandato ed evidentemente gestire con il suo blocco di potere la transizione.

Non è bastato perché dopo è stata accettata la richiesta del Capo di Stato Maggiore e vice ministro della Difesa e nominato nel 2004 dallo stesso pressidente, Ahmed Gaid Salah, di applicare l’articolo 102 della Costituzione e quindi dichiarare inadatto alla carica per le sue condizioni di salute. Il nuovo capo dello Stato ad interim sarà Abdelkader Bensalah, Presidente del Consiglio della Nazione (Senato) che sarà in carica al massimo per novanta giorni. Nel frattempo si avvia la procedura per rimuovere il presidente con la constatazione da parte del Consiglio costituzionale dell’impossibilità di adempiere alle sue funzioni per malattia e il Parlamento in seduta comune ne dichiara l’infermità a maggioranza dei due terzi e affida appunto la carica al Presidente del Senato.

Il generale Salah nel chiarire il senso della sua richiesta ha detto:«dobbiamo adottare una soluzione che garantisca la soddisfazione di tutte le legittime richieste del popolo algerino e il rispetto delle disposizioni della Costituzione, nonché la continuità della sovranità dello Stato». Dietro questa decisione ci sono anche ragioni di sicurezza, come lui stesso ha sempre dichiarato al momento dell’annuncio della sua richiesta di applicare l’articolo 102, perché le proteste «possono essere strumentalizzate da forze nemiche interne o esterne» [1]

Non sarà facile e automatica la decisione delle Camere, ma di fatto questa è una decisione dei militari, un gruppo di potere ingombrante in Algeria che detiene il controllo anche di molte attività economiche del paese e che potrebbe decidere di come andranno le prossime elezioni.

Intanto però l’obbiettivo della caduta di Bouteflika è stato centrato. Dal 22 febbraio scorso che ogni venerdì gli algerini scendevano in piazza sempre più numerosi per contestare il quinto mandato voluto dall’anziano e malato presidente. Resta un regime corrotto e incapace di migliorare le condizioni sociali ed economiche del suo popolo, nonostante enormi risorse, a cominciare dal gas e dal petrolio, presenti nel paese. “Le pouvoir”, il potere, quell’insieme di politici e militari, innanzitutto, burocrati e imprenditori non riescono da tempo a soddisfare molte delle necessità della maggioranza dei cittadini.

Forse gli algerini si sono messi alle spalle le paure delle conseguenze della guerra civile che ha devastato il paese dal 1991 e per una decina di anni. Un paese dove l’opposizione politica, in nome della sicurezza, è emarginata e alla quale sono pochi gli algerini, vista l’inutilità della competizione elettorale e magari la connivenza con il potere di alcuni partiti di opposizione, sono interessati.

Non si deve dimenticare che l’Algeria è un paese determinante negli equilibri dell’Africa e del Mediterraneo per le sue ricchezze, per la lotta senza quartiere al terrorismo, grande acquirente di armi. Le capitali di diverse parti del mondo, Roma compresa, non possono non fare attenzione a quanto accadrà.

Vedremo se e quando gli algerini si inventeranno nuovamente il loro paese, come accaduto al momento della guerra di liberazione.
Pasquale Esposito

[1] Amir Akef, “Algérie : le chef de l’armée suggère que soit déclaré « l’état d’empêchement » d’Abdelaziz Bouteflika »“, https://www.lemonde.fr/afrique/article/2019/03/26/algerie-le-chef-d-etat-major-de-l-armee-demande-de-declarer-abdelaziz-bouteflika-inapte_5441529_3212.html, 26 marzo 2019

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