Algeria in crisi e il potere non ha vie d’uscita

algeria bandiera
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Il potere in Algeria resta una scatola nera. E questo è un grave handicap, il principale problema per lo sviluppo del paese e per l’emancipazione dei suoi cittadini.
L’attuale presidente della Repubblica Abdelaziz Bouteflika è in sella al potere dal 1999 e nonostante i suoi gravi problemi di salute dal 2013 non abbandona il campo e continua a governare con il supporto dei suoi uomini più fedeli, di un partito il Fronte di liberazione nazionale (FLN) nato nel 1954 e tuttora al potere e del controllo dell’economia cioè degli introiti di gas e petrolio.
Due eventi recenti chiariscono il senso dell’oscurantismo. Il primo è stata l’approvazione il 7 febbraio scorso della nuova Costituzione [1] voluta dal presidente e votata quasi all’unanimità dalle camere riunite, consentendo al presidente di evitare una consultazione popolare con un referendum costituzionale che avrebbe potuto creare non pochi imbarazzi vista la situazione di crisi in cui versa il Paese che, peraltro, soffre da tempo di legittimità nei confronti delle istituzioni.
L’altro evento è il ritorno, con accoglienza nella sala d’onore dell’aeroporto d’Oran, il 17 marzo dall’esilio di Chakib Khelil, ex ministro dell’Energia e delle Miniere accusato di corruzione e malversazioni nello scandalo Sonatrach, l’azienda energetica di Stato. Molti algerini la vedono come una provocazione e forse di una svolta verso l’impunità e verso l’insabbiamento [2].

Questo sistema di potere non è stato di far crescere il paese soprattutto dandogli una minore dipendenza dagli introiti da idrocarburi e non ripartendo i vantaggi di queste risorse tra la popolazione. Ora la situazione si è fatta grave tanto che qualche settimana fa Le Figaro in un suo report scriveva che «se il governo non punterà su politiche alternative alla produzione di idrocarburi il rischio è che il Paese retroceda entro i prossimi tre anni nella graduatoria poco lusinghiera degli “Stati falliti”» [3].
In effetti il calo dei prezzi del petrolio e del gas ha falcidiato le entrate su cui vive l’economia algerina e ha dissanguato le riserve monetarie (-33% in un anno) della Banca centrale. Non si vede al momento una strategia di crescita che non sia quella delle grandi opere pubbliche come negli anni passati che in mancanza di trasparenza e di un progetto globale rischiano di finire per alimentare solo il sistema di sempre per i soliti noti e pochi altri fortunati nel giro delle clientele.
Nel 2016 dovrebbero iniziare i lavori, grazie a finanziamenti cinesi per 3 miliardi di dollari, per il porto commerciale nei pressi di Cherchell; dovrebbe proseguire la costruzione dell’asse autostradale est-ovest; iniziare i lavori per un altro tratto di metropolitana di Algeri e proseguire quelli di alcune vie ferroviarie; continua la costruzione del Museo d’Africa e di una delle più grandi moschee al mondo [4]. Una mano gliela potrebbe dare la Russia visti gli andirivieni di rappresentanti dei due paesi: Mosca è interessata alla costruzione di una centrale nucleare (!?) oltre al fatto che l’Algeria è  una nazione strategica nell’area.
Ma come dicevo la popolazione non ottiene vantaggi e gli episodi, anche violenti, continuano e quando questi si verificano in aree come quella del capoluogo Boumerdes che gli stessi servizi di sicurezza considerano uno dei principali centri strategici dello Stato Islamico in Algeria nel Paese, i rischi sono enormi per la stabilità del gigante africano.
Pasquale Esposito

[1] Sulla carta le modifiche costituzionali rappresenterebbero passi in avanti nella democratizzazione del paese. Infatti tra le altre cose viene limitato a due il numero di mandati presidenziali, la nomina del primo ministro da parte del presidente della Repubblica dovrà avvenire previa consultazione con la maggioranza parlamentare, aumentano i diritti dell’opposizione. Inoltre viene garantita la parità di genere nel mondo del lavoro, il diritto di culto e la lingua berbera (tamazight) diventa ufficiale in tutte le istituzioni pubbliche comprese scuole e università.
[2] Rebecca Chaouch, ”Algérie: le retour en grande pompe de Chakib Khelil suscité un tollé”, www.jeuneafrique.com, 18 marzo 2016
[3] “L’Algeria riuscirà a superare la crisi del petrolio?”,www.lookoutnews.it, 27 febbraio 2016
[4] Marta Pranzetti, “Il futuro dell’Algeria, tra grandi opere e stallo politico”, 9 febbraio 2016

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