Algeria. Le manifestazioni sbloccheranno la politica e il potere?

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Alla fine si deve registrare la morte di un ragazzo. Le manifestazioni in Algeria sono iniziate all’annuncio  della quinta candidatura del presidente Abdelaziz Bouteflika. Secondo la stampa algerina sarebbe Hocine Benkhedda, figlio di Benyoucef Benkhedda, uno dei leader della rivoluzione anti-coloniale, e sarebbe morto a causa delle ferite riportate dopo la pesante carica della polizia che avrebbe avuto, tra le sue fila 56 feriti.

In Algeria non si manifestava da anni ma ora si arrivate anche davanti al palazzo presidenziale di El Mouradia. Quella della scorsa settimana era inattesa e non era stata una mano politica ad organizzarla e, grazie a concentramenti diffusi ad Algeri, la polizia non ha potuto impedire la sua riuscita [1]. Una riuscita dovuta anche ad un atteggiamento più morbido delle forze dell’ordine. Quello che ieri sembra esser cambiato.

Il bersaglio principale è il quinto mandato dell’immarcescibile presidente Abdelaziz Bouteflika che il 3 marzo presenterà la sua candidatura per le elezioni del 18 aprile. Il sottotesto del quinto mandato è il potere opaco frutto di una corruzione estesa. L’opacità la si capisce già dal fatto che pur non apparendo in pubblico, il suo clan e la struttura del potere collegata ai militari che controllano molti settori economici, gli consente, a 81 anni e malato da tempo, di continuare ad essere il presidente grazie anche ad meccanismi elettorali a lui favorevoli.

In un editoriale Le Monde spiega che le strade sono due: la prima sarebbe quella di provare a reprimere e andare avanti (magari ci riesce visto che la “gioventù è più motivata dal desiderio di lasciare il paese che da quello votare”) con un quinto mandato che inizierebbe sotto “cattivi auspici; la seconda è quella di ascoltare la voce dei manifestanti per una transizione pacifica e per la quale va pensato il post- Bouteflika [2].

Una transizione che deve tener conto necessariamente della sanguinosa guerra civile degli anni novanta, con 200.000 morti e devastazioni diffuse in tutto il paese. La storia recente algerina con i suoi ricordi, insieme alla violenza della guerra di liberazione nazionale sono anche una spiegazione del perché non si riesce a cambiare la leadership come spiega Bernard Guetta, «dopo vent’anni di potere la situazione è cambiata ma nell’inconscio nazionale e nonostante la sua età e le sue condizioni fisiche, Bouteflika continua a rimanere l’outsider che ha saputo mettere fine alla guerra civile e soprattutto denunciare con un’incredibile libertà tutti i mali del paese, compresa la corruzione, quando l’esercito si è deciso a fare ricorso a lui in mancanza di altri nomi. […] rimane l’unico elemento in comune tra l’esercito e il popolo, tra i clan di uno stato maggiore che detiene il vero potere e un paese disperato per la sua stagnazione ma che teme di dividersi di nuovo o di assistere al ritorno in forza degli islamisti per quanto divisi, invecchiati e più o meno pacifici» [3].

È lo stesso motivo che spiega l’assenza di una sinistra radicale in questo paese come scrive Arezki Metref: «a causa della situazione politica, l’attività e la riflessione dei circoli di sinistra consiste essenzialmente nel sostenerla lotta contro il terrorismo e, più in generale, contro l’integralismo, […] In ogni caso, il sorgere di un fronte sociale che metta insieme gli scioperi degli operai, le manifestazioni dei disoccupati […] e le lotte ambientaliste contro il gas da argille sembra essere una prospettiva distante» [4].

Forse l’arrivo della generazione di giovani che non ha una diretta esperienza dei periodi violenti e che rappresenta in buona misura il popolo delle manifestazioni può aprire uno spiraglio alla rassegnazione e sulla paura. E questo anche se si pensa che quasi il 50% della popolazione ha meno di 25 anni. Un popolazione giovanile che, soprattutto nel sud, è in preda ad una disoccupazione di massa e che per il suo futuro vede solo l’emigrazione.
L’Algeria è il più esteso paese africano con immense risorse di gas e petrolio (quasi il 40% del Pil), ma che continua a crescere poco (1,3% nel 2018), soprattutto in questi ultimi quattro anni per il calo dei prezzi degli idrocarburi. Queste ricchezze non sono state utilizzate quasi mai per una redistribuzione di ricchezze. E questo è un male di tutto il mondo.
Pasquale Esposito

[1] Giuliana Sgrena, “Sorpresa Algeria: in piazza per pensionare Bouteflika”, https://ilmanifesto.it/sorpresa-algeria-in-piazza-per-pensionare-bouteflika-2/, 23 febbraio 2019
[2] “Le choix historique du pouvoir algérien“, https://www.lemonde.fr/idees/article/2019/02/25/le-choix-historique-du-pouvoir-algerien_5427981_3232.html, 25 febbraio 2019
[3] Bernard Guetta, “Perché l’Algeria non riesce a rimpiazzare Bouteflika”, Challenges, Francia, https://www.internazionale.it/opinione/bernard-guetta/2019/02/15/algeria-elezioni-bouteflika, 15 febbraio 2019; traduzione di Andrea De Ritis
[4] Arezki Metref, “La sinistra algerina in stato confusionale”, Le Monde diplomatique / il manifesto, febbraio 2019, pag. 5

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