alt-J, Relaxer.

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L’errore di fondo è sempre quello di fare continuamente paragoni che, nel caso della musica, è particolarmente fastidioso. Con gli alt-J il passato è il loro esordio, An Awesome Wave un vero e proprio capolavoro. Relaxer, il loro terzo disco in studio, uscito lo scorso giugno è un’opera importante e lo è per la capacità che ha di far parlare la passione e la ragione. E mi sembrano perfette le parole di Primi quando scrive che «la cosa migliore con questo terzo album [gli alt-J] dimostrano di essere nell’elenco dei migliori autori della colonna sonora di questo nostro tempo così in bilico tra ricordo del passato e immaginazione del futuro» [1].

Non amo le cover e difficilmente ne trovo qualcuna adatta, ma a proposito di passato è interessante l’operazione fatta con House of the Rising Sun per la quale Gus Unger-Hamilton spiega nell’intervista di Giulia Echites, «Abbiamo preso la versione di Woody Guthrie come punto di partenza ma poi abbiamo cambiato il centro della narrazione: non è più qualcuno che racconta di sé, ma è la storia del padre di qualcuno. I temi sono quelli di House of the Rising Sun: c’è il peccato, la disperazione, una vita sbagliata, ma poi abbiamo voluto inserire il nostro ritornello e abbiamo scritto la seconda strofa» [2].

Joe Newman, Gus Unger-Hamilton e Thom Green non hanno ottenuto consensi unanimi, la critica anglosassone ha assegnato un giudizio mediamente benevole (65/100 sul sito di Metacritic), niente di particolare.
In Italia una delle peggiori stroncature arriva da Senatore che scrive: «Trentanove minuti di disco che finiscono per essere un viaggio attraverso cliché di generi musicali, mondi di un videogame che simula la realtà tramite semplificazioni e segni riconoscibili anche per un ragazzino». Leggendo la recensione non mi sembra ci sia nulla da salvare (fatta a pezzi la cover di cui sopra) di quest’album, ad eccezione per qualche positivo commento su Deadcrush, per «un crossover di ritornello hip-hop e cori bollywoodiani su di un affresco di sospiri e percussioni quasi industriali » e su In Cold Blood dove «si salva per potenza espressiva il ritornello cantato in codice binario (forse il primo della storia) che risveglia gli Alt-J degli esordi» [3].
Nell’articolo di Rennis, come in quasi tutti per la verità, si parla spesso dei Radiohead ai quali vengono spesso accostati e dai quali gli stessi alt-J hanno cercato di stare alla larga (nel senso dei paragoni). L’opinione è senz’altro positiva perché Relaxer «testimonia la capacità che gli Alt-j hanno dimostrato sin dagli inizi: saper scrivere album da ascoltare per intero. È vero, per certi versi il loro terzo disco ricorda Amnesiac: un’atmosfera oscura si annida dietro un patto segreto tra l’acustico e l’elettronico, con incursioni in altri generi (per i Radiohead era il jazz di Mingus, per gli Alt-j si tratta di velluto rnb e hip-hop alla Jungle)»; un disco dove si incontra una Hit Me Like That Snare «una cavalcata psicotica, sensuale, schizofrenica che si risolve in un finale quasi grunge in cui i “Fuck You!” si sprecano» e una Deadcrush «meno cruda ma ugualmente affascinante, merito di una ritmica e di una linea vocale ipnotiche» [4].
Altrettanto positiva la valutazione di Sibilla che vede nella band l’unico limite nella ricerca della complessità forse anche quando asciugano i brani come in 3WW che «inizia con una chitarra che ricorda il desert-rock dei Tinariwen, e poi si apre con arpeggi e melodie e archi, ma sempre tutto appena accennato» o con House of the rising sun, o con Adeline nella quale viene incastonato il classico irlandese The auld triangle.
Relaxer è «musica complessa, dove l’aggettivo non è un giudizio di valore, ma una constatazione delle scelte della band, e del pubblico che con esse è in grado di attirare. […]. La magia degli alt-J sta proprio lì, nel conciliare e incastrare con naturalezza suoni, strutture fonti e melodie molto diverse, quando non opposte. Anche quando fanno rock nel senso più classico, come “Hit me like that snare”, giocano con i suoni, quasi a voler mantenere sempre una certa distanza, quasi a voler preservare la propria perfetta immagine di inclassificabili. Musica complessa, appunto» [5].

Dal loro incontro all’Università di Leeds i tre amici continuano a fare musica con talento e ricercatezza.
Non vi curate di noi e ascoltate.
Ciro Ardiglione

genere: alt-folk
alt-J
Relaxer
etichetta: Infectious
dati di uscita:  giugno 2017
brani: 8
durata: 00:40:00
album: singolo

[1] Michele Primi, http://www.rollingstone.it/recensioni/relaxer-e-il-disco-di-una-generazione-di-onnivori/, 2 giugno 2017
[2] Giulia Echites, Alt-J, quando la geometria delle note è sexy: arriva ‘Relaxer’, “l’album della maturità”, http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2017/05/30/news/alt-j-166192179/, 30 maggio 2017
[3] Gabriele Senatore, http://www.ondarock.it/recensioni/2017-altj-relaxer.htm, 4 giugno 2017
[4] Fernando Rennis, https://sentireascoltare.com/recensioni/alt-j-relaxer/, 2 Giugno 2017
[5] Gianni Sibilla, https://web.archive.org/web/20181004014121/https://www.rockol.it/recensioni-musicali/album/7160/alt-j-relaxer, 2 giugno 2017

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