Amazon e il quartier generale: il dominio del tecno-capitalismo

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Qualche giorno fa in uno scambio di battute tra Lelio Demichelis e Andrea Fumagalli sul sito di Alfabeta2, presentando i loro due saggi e discutendo di alienazione e tecno-capitalismo, il primo scrive: «Il tecno-capitalismo ha iniziato a estrarre valore dalla socialità delle persone (era la parte della vita umana che ancora non era stata messa a profitto), dal comune – come scrivi giustamente nel tuo libro – e ha riscritto questa socialità innata facendola diventare materia prima per sé, ha fatto credere che la rete fosse libera e democratica in sé e ha creato una neo-lingua fatta di sharing, smart, social, eccetera (alienandoci anche dal linguaggio e dal senso delle parole). Il tecno-capitalismo è divenuto la forma di vita totalitaria del mondo e di un nuovo uomo a una dimensione. Che crede di essere libero ma in realtà è legato alle catene virtuali del nuovo ordine non solo capitalistico ma, per me soprattutto tecnico (e la tecnica è molto più affascinante del capitalismo). Come scriveva Günther Anders, quanto più è assicurata la nostra illusione di libertà, tanto più totale è il potere e meno vediamo l’ordine – o la weberiana gabbia d’acciaio o la caverna platonica – in cui siamo rinchiusi.» [1].

Questo dominio totale lo si vede anche e in tutta la sua esplosiva chiarezza nella storia della nuova sede del quartier generale di Amazon. Jeff Bezos, il fondatore e capo della piattaforma di e-commerce, alla fine dello scorso anno aveva avviato una gara per la nuova sede della sua società che, come sappiano non è più solo commercio on line, ma anche servizi per le aziende, produzione e distribuzione di serie TV e film e molto altro. Pensate che la sua Amazon Web Services «fornisce il 34% della capacità mondiale di cloud computing, gestendo i dati di una lunga lista di clienti, da Netflix a Nordstrom, da Comcast a Condé Nast fino alla CIA. Ora, in una sfida a UPS e FedEx, Amazon sta costruendo una vasta operazione di spedizione e consegna con l’obiettivo di gestire sia i propri pacchetti che quelli di altre società» [2].

Amazon aveva identificato i criteri come «la vicinanza a un aeroporto internazionale e la capacità di attrarre talenti, ma anche un’area urbana o suburbana con più di 1 milione di persone» e per la quale «sono arrivate 238 candidature, che coprono 54 stati, province, distretti e territori in tutto il Nord America» [3]. È stata una rincorsa ad accaparrarsi i favori del re del capitalismo delle piattaforme, a dimostrazione di quanto le multinazionali siano potenti e di come possano decidere dei destini di comunità. C’è chi come il «sindaco di Stonecrest, Jason Lary, nello stato della Georgia, aveva offerto 139 ettari di spazio. “Bezos potrà essere sindaco, Ceo, re, quel che preferisce” aveva detto pur di ottenere gli investimenti» [4].

Alla fine i quartier generali saranno due, oltre quello di Seattle, e non uno e saranno più o meno a trecento miglia di distanza l’uno dall’altro: a Long Island City nel Queens a New York e nella zona intorno a Crystal City ad Arlington in Virginia nei pressi di Washington (funzionerà meglio la lobby dell’azienda?).
Gli investimenti previsti sono enormi: circa 5 miliardi di dollari e 50 mila posti di lavoro tra le due sedi. Nel caso di New York, Amazon ha previsto anche nuove infrastrutture e spazi verdi,una nuova scuola, programmi di formazione e tirocinio nell’area di edilizia popolare di Queensbridge Houses e un incubatore di start-up. Il tutto però in cambio, sempre per New York, ha ottenuto almeno 1,5 miliardi di dollari di incentivi e per permettere al capo e ai top manager di muoversi velocemente tra le due sedi e verso l’aeroporto è stato autorizzato la costruzione di un eliporto, un privilegio assoluto per New York.

Alla soddisfazione espressa anche dal sindaco di New York e dal Governatore fanno da contraltare le critiche per l’eccessivo esborso per le finanze pubbliche in questa asta al rialzo che c’è stata per accaparrarsi i favori del multimiliardario Bezos, comprese quelle della “democratico-socialista“ e più giovane eletta nel Congresso degli Stati Uniti, Alexandria Ocasio-Cortez, che «ha detto di ritenere la cosa un oltraggio, perché «Amazon è una società multi-miliardaria» [5].
Tante aziende, comprese quelle della Silin Valley, ricevono lauti incentivi nonostante conti floridi e proprietarie e top manager ricchissimi. Questa è anche una manovra che altera fortemente il mercato, troppo spesso chiamato a giustificare interventi ignominiosi ma mai in questi casi, avvantaggiando queste aziende rispetto a quelle tradizionali. Diventa più facile comprare catene di supermercati, librerie o far fallire la concorrenza.

A New York e specialmente nelle aree più vicine ci saranno altri problemi come spiega un’analisi del NY Times riportata dal Il Sole 24 ore: «I 26 edifici che faranno da cornice al nuovo headquarter newyorkese di Amazon ospitano una popolazione prevalentemente nera e ispanica con un reddito familiare medio di 15.843 dollari, ben al di sotto della soglia di povertà federale per una famiglia di quattro persone. Qui il 60% delle famiglie fa affidamento sui buoni alimentari. E fa specie sapere che il nuovo vicino di casa sarà una delle aziende high-tech più redditizie del mondo, che porterà con sé la richiesta di 25mila nuovi dipendenti con salari che arrivano a 100mila dollari annui. Un bel contrasto, insomma. E anche se fra le strade del Queens si scommette su quante persone che abitano nelle case popolari di Queensbridge verranno assunte (6000?), le preoccupazioni sono crescenti. L’impatto sul valore immobiliare, ad esempio, potrebbe diventare ingestibile nel giro di qualche settimana, e il quartiere cambierebbe pelle troppo in fretta» [6].

Più in generale questo pesante scivolamento verso le necessità e i profitti delle multinazionali, specie quelle del tecno-capitalismo porta ad una sempre maggiore dipedenza di stati o enti territoriali dalle aziende e poi «perché regalare miliardi di dollari in incentivi a una delle aziende più potenti al mondo, gestita dall’uomo più ricco del mondo, in cambio di benefici che riguarderanno una pur cospicua parte di forza lavoro, ma anche nuovi processi di gentrificazione delle città e dei territori? La gara di Amazon ha rafforzato la gerarchia finanziaria e le sperequazioni tra città e Stati che possono e non possono accedere agli stessi capitali per finanziare il proprio sviluppo» [7]
Pasquale Esposito

[1] Andrea Fumagalli e Lelio Demichelis, “Del comune, dell’alienazione e di altre cose del capitalismo”, https://www.alfabeta2.it/2018/11/18/del-comune-dellalienazione-e-di-altre-cose-del-capitalismo/, 18 novembre 2018
I due volumi a cui si fa riferimento nell’articolo sono: Lelio Demichelis, “La grande alienazione. Narciso, Pigmalione, Prometeo e il tecno-capitalismo”, Jaca Book_Collana Dissidenze, Pag. 283, € 25.00 e Andrea Fumagalli, “Economia politica del comune. Sfruttamento e sussunzione nel capitalismo bio-cognitivo”, DeriveApprodi, Pag. 237, € 18.00
[2] Stacy Mitchell, “Amazon Doesn’t Just Want to Dominate the Market—It Wants to Become the Market”, https://web.archive.org/web/20200115004446/https://www.thenation.com/article/amazon-doesnt-just-want-to-dominate-the-market-it-wants-to-become-the-market/, febbraio 2018
[3] Biagio Simonetta, “Amazon «sdoppia» il suo quartier generale: New York e la Virginia del Nord”, https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-11-13/amazon-sdoppia-suo-quartier-generale-new-york-e-virginia-nord–131722.shtml?uuid=AEQFpufG, 13 novembre 2018
[4] Corinna De Cesare, “Amazon, la nuova sede (a sorpresa) è tra New York e Virginia”, https://www.corriere.it/economia/18_novembre_14/amazon-nuova-sede-a-sorpresa-new-york-virginia-c05770f0-e7eb-11e8-b8c4-2c4605eeaada.shtml, 14 novembre 2018
[5] “È giusto che New York faccia uno sconto alle tasse di Amazon, pur di ospitare la sua sede?”, https://www.ilpost.it/2018/11/14/amazon-new-york-sede/, 14 novembre 2018
[6] Biagio Simonetta, ibidem
[7] Roberto Ciccarelli, “Città in vendita per Amazon: da New York e Arlington due miliardi di dollari pubblici per i nuovi QG di Bezos”, https://ilmanifesto.it/citta-in-vendita-per-amazon-da-new-york-e-virginia-due-miliardi-di-dollari-pubblici-per-il-qg-di-bezos/, 14 novembre 2018

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