Amen di Massimo Recalcati

Federica Fracassi, Marco Foschi e Danilo Nigrelli in Amen
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Amen è la prima drammaturgia teatrale di Massimo Recalcati ed è stata da lui scritta quando l’epidemia pesava ancor più  drammaticamente sulle nostre vite. È un’opera che ha l’intenzione di essere un inno alla vita che aumenta la consapevolezza del proprio valore proprio durante le difficoltà.

Non facciamo fatica a individuare Amen come mezzo di autoterapia utilizzato dallo psicoanalista prestato alla drammaturgia per dare forma e controllare le sue paure, le sue angosce di quei difficili mesi. Massimo Recalcati ci fa dono di sé senza filtri attingendo a piene mani nella storia della sua vita a partire dalla difficile nascita come bambino prematuro.

Ci troviamo di fronte ad una scenografia cupa, ad un palco occupato da tre attori in abiti neri e due musicisti, anche loro in nero, che accompagnano le parole con una musica che ricorda molto da vicino i rumori dei macchinari della terapia intensiva: il battito cardiaco e l’ispirazione ed espirazione del respiratore artificiale. Quante volte quei suoni hanno abitato i nostri incubi in questi ultimi due anni. Attraversando luci basse i tre personaggi si avvicendano con le loro voci: la madre, il figlio, il soldato. Una Trinità della lotta per la vita; passo dopo passo respiro dopo respiro.

Amen di Massimo Recalcati
Amen di Massimo Recalcati. Foto Noemi Ardesi

Un linguaggio forte, intenso, che trascina il pubblico al cospetto di queste anime nude. Meravigliosa l’interpretazione della madre di Federica Fracassi che riesce a trasmettere tutti gli intimi moti dell’anima di una donna che non ammette l’opzione di arrendersi e accettare la morte del figlio, mentre tutti intorno a lei attendono rassegnati che ciò che ritengono inevitabile si compia. Come un animale totemico il soldato segue la lotta del bambino con la sua lotta personale nella neve passo dopo passo, un piede dietro l’altro e la storia del soldato attraversa la storia del bambino egli lo precede perché il suo destino si è compiuto prima e lo segue perché il bambino sopravvissuto lo ritroverà e riconoscerà da tredicenne nei libri “Sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern e “Uomini e no” di Elio Vittorini. Il bambino e il soldato hanno la stessa tempra.

Amen ci parla di vita, di lotta, e di resistenza, ci conduce fuori dal tunnel per celebrare il nostro esserci. È ancora vita tutto ciò che si trova a precedere anche di un passo solo la morte . Ci sembra di vederlo quel bambino nell’incubatrice che resiste, un respiro dopo l’altro e adesso ci sembra di comprenderlo avendo vissuto una esperienza simile: essere stati chiusi nelle nostre case un giorno dopo l’altro con l’unico scopo di resistere fino a vedere la luce in fondo al tunnel. Luce è stata al Teatro Parenti di Milano per il mondo del teatro, finalmente il cento per cento dei posti occupati da spettatori piacevolmente stupiti da un eclettico Recalcati che getta il cuore oltre l’ostacolo e noi gettiamo i nostri cuori con lui. Sopravvissuto lui contro ogni previsione, sopravvissuti tutti noi, sopravvissuto il teatro.
“Il teatro resiste come un divino anacronismo” Orson Welles.
Adelaide Cacace

Teatro Franco Parenti -Milano
12 Ottobre 2021
Amen
di Massimo Recalcati
regia Valter Malosti

con Marco Foschi, Federica Fracassi, Danilo Nigrelli
progetto sonoro e live electronics Gup Alcaro
chitarra elettrica Paolo Spaccamonti
luci Umberto Camponeschi
assistente alla regia Thea Dellavalle

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