Amor Fou. I Moralisti. Storie d’Italia su generi incrociati

Amor Fou I Moralisti
history 5 minuti di lettura

Alessandro Raina, leader degli Amor Fou, aveva lamentato la mancanza di critiche, discussioni, <<reazioni>> generate dalle canzoni. Soprattutto quando si tratta di esporsi su pensieri forti.
Ci ha pensato il sindaco di Roma Alemanno a colmare il buco [1]. Ovviamente non era proprio questo che si intendeva ma questi sono i rappresentanti del nostro paese.
Le proteste riguardano una presunta mitizzazione romantica di uno dei componenti della banda della Magliana nella canzone De Pedis. La risposta cortese ma ferma, nel difendere il proprio operato di artista, la si può leggere nella lettera aperta di Raina al sindaco. Posso solo aggiungere che, come per il caso Draquila, mi auguro ci siano riverberi commerciali sull’album.
Si tratta del secondo dopo La stagione del cannibale datato 2007. Era stato annunciato da la Tempesta/Venus ma poi pubblicato dalla EMI che assicurerà una maggiore visibilità al progetto.
La band rispetto al primo disco ha perso Cesare Malfatti e Luca Saporiti sostituiti, già da tempo, da Giuliano Dottori alle chitarre e da poco da Paolo Perego al basso. I cambi ed in particolare l’esperienza folk-rock di Dottori hanno aiutato a ridurre significativamente la componente elettronica a favore della maggiore corposità dell’analogico.

Amor Fou I MoralistiI Moralisti nasce come idea fin dal tour del primo album quando pensarono ad una <<riflessione radicale sull’Italia di oggi partendo dalla nostra generazione>>, con storie di personaggi reali tra gli anni Cinquanta e Ottanta. Storie sostenute da sonorità anche lontane da quelle della tradizione cantautoriale italiana, come potrebbe essere quella dei Pulp, <<rivestita con arrangiamenti più trasversali>> [2].
Petruzziello li incanale in un filone, per quanto differenziato, dove fanno bella mostra i Baustelle e i Perturbazione. Se è vero che non tutto è sullo stesso piano è anche vero che spesso si può gioire nell’ascoltare queste storie dove il <<tocco è quasi sempre delicato, quasi fosse impossibile il distacco dalla materia trattata>>. Da segnalare il <<piccolo capolavoro>> De Pedis, Anita, Il Mondo Non Esiste e Un Ragazzo Come Tanti che <<sfrutta una linea melodica che sarebbe piaciuta a Modugno>> [3].
Testi e musica hanno qualche parentela con i Baustelle anche per Venegoni. Dieci personaggi reali con le loro storie per capire cosa sia il moralismo. Un opera <<ambiziosissima, e assai piacevole>> da lasciarla basita e aperta ad una scommessa su uno scarso successo commerciale [4].
Raffinato, delicato, leggero, ben suonato ed ottimamente scritto, ma con il difetto di non avere ritornelli che restano impressi. Sembra questo in sintesi il giudizio di Bordone per questa seconda fatica dei milanesi Amor Fou che <<suona quasi come una sintesi programmatica di un sacco di cose che sono uscite nel pop italiano più intimista degli ultimi anni>> e che fa pensare a al primo Francesco De Gregori. Le Promesse e Il Mondo Non Esiste i brani consigliati [5].
Chiappelli li colloca nel mondo del <<raffinato cantautoriato pop>> dei Baustelle e di Paolo Benvegnù con un grande risultato nelle liriche ma con forti limiti per l’<<esaltazione delle linee melodiche che finisce per indebolire la trama di queste 13 tracce e a lungo andare crea un senso di distacco sia dal flusso narrativo della strabordante penna di Raina, che da quello sonoro appesantito dall’onnipresenza delle tastiere e da arrangiamenti non sempre azzeccati>>. Suscitano attenzione Filemone e Bauci e per il finale i  I Moralisti [6].
Ferraro lo descrive come un capolavoro perché colma quel vuoto che aiuta a trovare la strada da percorrere. E’ un’opera d’arte perché racconta di personaggi ma parla di noi, perché <<riesce a staccarsi dal solito arrangiamento rincoglionito rubato agli anni ’60, perché parla col linguaggio diluito e diafano del post-rock, …perché la voce di Raina commuove ed avvolge sicura come una nebbia improvvisa, quasi quanto l’eleganza della chitarra di Giuliano Dottori, capace di stordirti pennellando acquarelli>> [7].
Anche Barachetti parla di capolavoro per l’essere riusciti a raccontare questi anni trovando quelle storie che scoprono il nostro Paese sempre più <<privo di stimoli>>. Sono riusciti a farlo innestando il nuovo sulla nobile tradizione <<i Blonde Redhead dentro De Gregori, gli Wilco infiltrati in Guccini, i National tra le costole di Venditti>>. E con uno stile narrativo incisivo come può esserlo quello di certo linguaggio cinematografico.
Tra le segnalazioni Le Promesse e <<il megalite sonico>> Dolmen [8].
Come dire, secondo Nunziata, questo album è un buon viatico per il futuro in quanto introduce <<ipotesi stilistiche>> tra la tradizione e l’innovazione. E’ il caso di Peccatori in Blue Jeans, Cocaina di Domenica, Un Ragazzo Come Tanti che <<sfodera un ritornello rigoglioso nella sua malinconica sincerità>>.
Miglioata la scrittura in generale. Tra i titoli che non convincono a.t.t.e.n.u.r.B. Dolmen e Il Sesso Degli Angeli [9].
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: pop-rock
AMOR FOU
I Moralisti
etichetta: EMI
data di pubblicazione: 4 maggio 2010
brani: 13

[1] Le proteste sono arrivate anche da Carlo Pileri, presidente dell’associazione dei consumatori Adoc e dal presidente della commissione Sicurezza del Comune di Roma, Fabrizio Santori (Pdl).
[2] Sono le parole di Alessandro Raina nell’intervista di Ambrosia J. S. Imbornone, www.mescalina.it, 31 maggio2010
[3] Mauro Petruzziello, www.frequency.it, 6 maggio 2010
[4] Marinella Venegoni, www.lastampa.it, 29 aprile 2010
[5] Matteo Bordone, www.rollingstonemagazine.it, 10 maggio 2010
[6] Alessio Chiappelli, www.indie-eye.it, 8 giugno, 2010
[7] Giuseppe “Joses” Ferraro, www.indieforbunnies.com, 17 maggio 2010
[8] Luca Barachetti, www.sentireascoltare.com, 28 Aprile 2010
[9] Francesco Nunziata, www.ondarock.it, 1 maggio 2010

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article