Amos Oz, Michael mio. Un sottile inganno

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È affascinante leggere libri in cui l’autore è la voce narrante opposta a quella che racconta come nel caso di Josephine Hart ne “Il danno” che scrive pensando da uomo e il risultato è straordinario.
È altrettanto affascinante capire le differenze di prospettive quando, oltre questa inversione di ruoli, l’autore è anche molto giovane.

Amos Oz michael mioAmos Oz aveva solo ventisei anni quando scrisse il romanzo “Michael mio” e lo fece interamente dal punto di vista di una donna, in prima persona. Lo scrittore non è solo la voce della donna, ma è la donna stessa. Un uomo giovane che sa raccontare così bene un altro punto di vista molto diverso dal proprio, ma che racchiude tutta la capacità di saper osservare e trascrivere quanto visto nel profondo.

Hannah, questo il nome della protagonista, racconta la sua vita e il suo matrimonio. Il modo in cui Oz decide di raccontare è molto originale perché sembra quasi che Hannah parli di se stessa vista da fuori, quasi come fosse sollevata dal proprio corpo e guardasse dall’alto quello che le succede.
Una vita che sembra come quella di molti altri, convenzioni che racchiudono tempi e modi comuni a molti, il tempo scandito da tappe che sono nella cosiddetta normalità. Sì, perché è normale che a un certo punto della tua vita tu debba decidere di sposarti e fare un figlio e abbandonare le tue passioni e i tuoi interessi. È normale che se studi debba essere proprio tu a decidere di smettere e permettere a tuo marito di continuare la sua carriera per poter vedere realizzati i suoi sogni. Poi arriva un figlio e la tua vita sarà ulteriormente sconvolta nei piani e nei sogni.

Amos Oz, con mirabile maestria, sa entrare nell’intimo di questa donna per raccontarne tutte le insoddisfazioni e sofferenze che mai risultano visibili agli altri e che la protagonista stessa ha difficoltà a mostrare. Un uomo e una donna profondamente diversi, incapaci di comunicare, racchiusi in ruoli che loro stessi sembrano quasi subire.

Michael esageratamente pacato, non ha mai alcuna reazione a qualsiasi evento e anche quando muore il padre non riesce a reagire se non chiudendosi nel suo solito mutismo. Un marito che sa sempre cosa dire al figlio, che sa come parlargli per spiegargli anche i concetti più difficili, ma che non si accorge e non capisce cosa è costretta a sopportare la moglie.

Hannah, tormentata dalle frustrazioni che la vita le riserva, vive di rancori e incubi notturni che molto svelano delle sue paure.
Michael esegue, come fosse un copione, tutto quello che sa gli altri si aspettano da lui soddisfacendo le aspettative della sua famiglia d’origine e non si accorge di quanta distanza ci sia tra lui e la moglie. Pensa che non arrabbiandosi mai o semplicemente non lasciandosi mai andare ad alcuna reazione possa garantire ad Hannah la felicità.
Di contro, Hannah sente di volergli bene, ma di detestarlo profondamente per la sua calma che lo rende irraggiungibile. In molti momenti della narrazione si sente quasi la voglia di dare uno scossone a Michael per costringerlo a incrociare lo sguardo supplichevole della moglie e, a volte, è la stessa Hannah che lo scuote per cercare di fargli capire cosa la tiene così lontana da lui.
Il risultato è che nulla cambia in questa relazione e le distanze diventano abissali: Michael con le sue tappe scandite e precise, Hannah con i suoi incubi e la sua vita sospesa.

La protagonista comincia la narrazione con:
Scrivo questa storia perché le persone che ho amato sono morte. Scrivo questa storia perché quando ero giovane avevo una grande capacità di amare, e ora questa capacità di amare sta morendo. Ma io non voglio morire”.
Una forza prorompente spinge questa donna a resistere all’apatia costringendola a non arrendersi. Il suo malessere, sebbene profondo, non riesce a toglierle la voglia di non morire, ma la costringe a guardare come si può essere estranei pur condividendo spazi e affetti. Hannah ha la capacità di ricordare tutto nei minimi particolari, non dimentica nulla perché tutto quello che l’attraversa la segna nel profondo come un dolore.

Un libro profondo che non tradisce la giovane età dello scrittore, anzi delinea e anticipa la grandezza e la potenza della scrittura di Amos Oz.
Hannah ad un certo punto dirà: “Nelle cose c’è una specie di alchimia che rappresenta la profonda armonia della mia vita”, chissà forse la vita altro non è che un sottile inganno.
Nicla Pirro

Amos Oz
Michael mio
titolo originale: מיכאל שלי
1ª ed. originale: 1968
FELTRINELLI, 2001
pagine: 256
prezzo: 8,50€

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